Il più grande Pesce d’Aprile nella storia del calcio

La porta del Bernabeu dopo il Pesce d'Aprile dei tifosi
La porta del “Bernabeu” dopo il crollo, provocato da un Pesce d’Aprile dei tifosi di casa (fonte: mundodeportivo.com)

Palpitazione a tremila, Real Madrid e Borussia Dortmund entrano in campo per la semifinale di Champions. Solo che, all’improvviso, una delle due porte collassa su sé stessa, cadendo per terra. Un “Pesce d’Aprile” che per poco non costò la finale ai madrileni, rischiando di stravolgere la storia del calcio europeo…

La tradizione del Primo di Aprile

Il primo di Aprile. Tradizionalmente, è il giorno in cui ci concediamo qualche scherzo (poco) simpatico, tipo mettere la colla nella serratura dell’armadietto. Un’occasione nella quale chiunque, sia da carnefice, sia da vittima, si è ritrovato coinvolto, almeno una volta nella vita.

Il primo di Aprile. Il giorno preferito dai giornalisti (o dagli editori) più burloni, che mandano in tilt tutto il mondo tramite l’invenzione di notizie fuori da ogni realistica dimensione. L’universo calcistico, in questo ambito, non è mai stato da meno rispetto alla cronaca generalista.

Ricordiamo un articolo giornalistico di qualche anno fa, quando il quotidiano inglese The Indipendent annunciò che Cristiano Ronaldo venne acquistato dalla Federazione Spagnola per 160 milioni di euro, ceduto dal Portogallo per risollevare le casse federali. Fu una delle notizie più cliccate dell’anno, qualcuno ci credette pure. Ma come ben saprete, o almeno immagino, le norme FIFA non consentono più di militare per due nazionali maggiori differenti, in partite ufficiali.

Vi confesso che in Redazione si è parlato molto di questo Primo Aprile, e le notizie in ballo per il Pesce d’Aprile erano molteplici. Un Buffon redento e devoto alla Madonna di Medjugorie, il Pigna Montero che chiede perdono per le sue espulsioni, Adriano Leite Ribeiro che torna a pesare meno di 120 kg, i giornalisti mondiali che citano le fonti prima di dare le notizie… Ma non volevamo urtare la sensibilità di nessuno, anche perchè con Montero non si scherza.

 

Real Madrid – Borussia Dortmund, la semifinale di Champions

Quindi, come nostro solito, abbiamo deciso di attenerci alla realtà e tornare indietro nel tempo, come nostro solito. Viaggiamo fino al 1998, in direzione Santiago Bernabeu. È un mercoledì sera, ed è il giorno della semifinale di andata di Champions League, tra i padroni di casa del Real Madrid ed i campioni in carica del Borussia Dortmund. Una partita che vale una stagione.

Non ci dilunghiamo sull’astruso formato della Champions alla fine degli anni ’90, radicalmente diverso da quello attuale. Dopo i gironi, nell’edizione 97/98, ci fu la fase ad eliminazione diretta a partire dai quarti di finale, con tutte le partite giocate al mercoledì sera (altro che frammentazione…). Negli anni successivi, si passò ad una fase a gironi simile a quella dell’Europeo 2016, con 24 squadre e la qualificazione delle quattro migliori terze, poi vennero introdotti i doppi gironi eliminatori fino all’attuale formato con 32 squadre e gli scontri diretti dagli ottavi. Torniamo, dunque, al Bernabeu, alle 20:40 dell’1 Aprile 1998.

In contemporanea con Monaco – Juventus, le due squadre sono nel tunnel, pronte ad entrare sul terreno di gioco. I ragazzi delle giovanili si mettono sul cerchio di centrocampo e srotolano il telone che raffigura il logo della competizione. Suona l’inno della Champions League, il cuore galoppa a 200 bpm, come minimo. La Spagna e la Germania sono incollate ai televisori, sta per avere inizio una partita che si preannuncia bellissima ed entusiasmante.

Però, davanti agli occhi degli 85.000 del Bernabeu, e dei milioni di telespettatori, succede quello che nessuno si sarebbe mai aspettato.

 

Il Pesce d’Aprile della curva madrilena

La porta dal lato della curva dei tifosi locali collassa, cadendo all’indietro e cedendo di schianto. Il Bernabeu si ferma, l’Europa sportiva è incredula. Un episodio senza precedenti. Una faccenda che lascia sbigottita l’intera platea, tranne una ventina di tifosi del Fondo Sur, storico gruppo di supporters della curva madridista. I quali, alla passione per il calcio, hanno legato la tradizione del Pesce d’Aprile.

Gli spagnoli, quando ci si mettono, sanno regalare emozioni uniche. Cosa hanno pensato per l’occorrenza? Semplice, tagliare i pali della porta nei minuti immediatamente precedenti l’ingresso in campo delle squadre. Poi, con l’ausilio di alcune corde, l’hanno tenuta in piedi fino al momento dell’apice della tensione, finendo per mollare la presa e lasciar cadere la porta.

Silenzio e stupore. L’arbitro olandese Van der Ende ordina ai dirigenti madridisti di ripristinare le condizioni del campo di gioco, sostituendo la porta con quella di riserva che, per obbligo, deve essere presente negli stadi che ospitano la Champions League. I dirigenti dei blancos, però, sono colti alla sprovvista, perchè la porta di riserva, al Bernabeu, non c’è. Il rischio di perdere la partita a tavolino per 0-3 si concretizza sempre di più ad ogni minuto che passa, ma qualcuno, a quella partita, ci tiene più di chiunque altro.

 

La paura, l’impresa dell’impiegato, la vittoria

La leggenda narra di un certo Augustin Herrerin, impiegato del Real, che prese la moto e si catapultò presso la Ciudad Deportiva, allora centro di allenamento delle Merengues, situato appena fuori dalla capitale spagnola. Le cancellate dei campi erano chiuse, ma lui scavalcò e, avvalendosi del prezioso e qualificato aiuto di un camionista che era lì per caso solleva una porta da allenamento mobile e la trascina fino allo stadio.

Dopo una lunga attesa, la porta, che peraltro si scoprirà non essere esattamente delle dimensioni regolari, viene montata e, alle 22:01, l’arbitro fischia il calcio d’inizio. Finirà 2-0 per i padroni di casa, con le reti di Morientes e Karembeu e le accese e vibranti proteste del Borussia Dortmund. Il ritorno al Westfalenstadion avrà come risultato un pareggio a reti bianche, contribuendo a spedire il Real Madrid in finale, ad Amsterdam, contro la Juventus. Ma questa, è un’altra storia.

Il Real Madrid se la cavò con circa 115.000 pesetas di multa (al cambio attuale, più o meno 700.000 euro) e la successiva partita di Champions in campo neutro. Non la finale, certo, ma la prima partita dell’edizione successiva. Tutto ciò per un innocente e goliardico Pesce d’Aprile, simpatico per gli spettatori, terrificante per la dirigenza dei Blancos. Un gesto che, probabilmente, condizionò non solo la partita, ma anche la storia (e l’albo d’oro) del calcio europeo.

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