Perché il beach soccer è molto più di un gioco

La prima impressione che lascia il beach soccer, agli occhi dei meno esperti, è che non sia niente di più che un normale passatempo, tipicamente estivo. Niente di più sbagliato.

 

In realtà il calcio sulla sabbia non è soltanto un gioco per vacanzieri, che si radunano nelle spiagge delle località marittime per tirare due calci ad un pallone, ma può essere considerato, come peraltro fa, in Italia, la FIGC, un vero e proprio sport, del quale esistono regole precise nonché campionati, sia a livello nazionale che mondiale.

Le origini di questa disciplina non possono essere collocate altrove se non in Brasile, paese in cui il calcio è una religione e dove le spiagge, di certo, non mancano. Dal Sudamerica, poi, è stato rapidamente esportato in tutti i continenti, e adesso si pratica in più di 100 nazioni.

 

Il primo regolamento risale al 1992 (poco più di una ventina di anni fa, a conferma della rapidità di espansione dello sport), scritto per mano della Beach Soccer Worldwide, l’organo di governo del beach soccer, che dal 2005 collabora con la FIFA. Riassumendo brevemente il regolamento, le squadre sono composte da 5 giocatori in campo e altrettanti in panchina, che possono subentrare senza limitazioni. Il terreno ha dimensioni simili a quelle di un campo del calcio a 5, ma le porte sono più grandi (5,50 x 2,20 m). Per scoprire le restanti regole il consiglio è quello di seguire una partita di questo sport, anche perché molto probabilmente non vi annoierete. Il gioco è generalmente molto rapido e le azioni pericolose si susseguono una dopo l’altra. Le piccole dune sulla sabbia, inoltre, impediscono alla palla di seguire una traiettoria precisa, per questo viene privilegiato il gioco al volo: lanci lunghi, palleggi, rovesciate (o comunque giocate acrobatiche) sono molto frequenti.

 

La competizione più importante a livello internazionale sono i campionati mondiali, che si disputano dal 1995. Inizialmente si tenevano tutti gli anni nella spiaggia di Copacabana a Rio de Janeiro. Nel 2008 si è svolta la prima edizione fuori dal Brasile, a Marsiglia e dal 2009 si giocano solo negli anni dispari. Nel 2011 la competizione ha fatto tappa in Italia, sulla spiaggia di Marina di Ravenna. La nazionale di casa si fermò nell’occasione ai quarti di finale, e la vittoria andò alla Russia guidata dalla stella Leonov. La nostra nazionale, nella quale hanno militato, tra gli altri, Massimo Condor Agostini, ex Cesena, Roma e Milan, e Diego Armando Maradona jr, famoso per l’esperienza al Cervia all’epoca di Campioni, ha raggiunto la finale in un’unica occasione, nel 2008, quando si arrese al Brasile.

Bisogna comunque sottolineare come il beach soccer sia uno sport in cui l’esito è tutt’altro che scontato: se è raro vedere la Seleçao fuori dal podio (è capitato solo nel 2001, con il quarto posto finale, e nel 2015, quando i verdeoro sono usciti di scena addirittura ai quarti), le altre posizioni di vetta sono state occupate, negli anni, da numerose nazionali: ne sono esempio la Svizzera seconda nel 2009, guidata da Dejan Stankovic (solo omonimo del serbo ex interista), così come El Salvador nel mondiale italiano (quarto posto finale) o Tahiti, ad un passo dal podio dall’edizione casalinga del 2013 e finalista due anni dopo.

 

Per quanto riguarda il nostro movimento nazionale, il beach soccer rientra tra le discipline controllate dalla FIGC, e il suo sviluppo è affidato alla Lega Nazionale Dilettanti. La specificità dello sport, che, per ovvi motivi, si gioca solo nei mesi estivi, permette ai calciatori un doppio tesseramento, sia con il club di Beach Soccer che con una qualsiasi squadra di calcio ad 11 o a 5, le altre due discipline che rientrano nell’universo federale. Conditio sine qua non, comunque, è che il suddetto giocatore sia un dilettante, e che dunque non militi in campionati che vanno dalla Lega Pro in su.

 

Il campionato italiano, che si disputa dal 2003, prevede, oltre alla Serie A, anche la presenza della Serie B, a carattere regionale, e, negli ultimi anni, il campionato femminile.

Le squadre partecipanti al massimo campionato, che per questa stagione sono 19 (negli ultimi anni sono oscillate tra 16 e 21), sono suddivise in due gironi e si affrontano tutte una volta. Il campionato si disputa tra giugno e luglio e consiste in tre tappe ospitate da diverse località per ogni girone, durante le quali ogni squadra gioca tre partite. Le migliori 4 dei gironi, quest’anno, si contenderanno il titolo di Campioni d’Italia nelle Finali Scudetto dal 3 al 7 agosto a Riccione.

La stagione del beach soccer, comunque, si apre con la Coppa Italia, in cui le 16 migliori squadre vengono inserite in un tabellone a eliminazione diretta. E proprio come nel calcio esiste la sfida per la Supercoppa tra le vincitrici dei due trofei.

 

Nel 2015 si è laureato campione d’Italia per la terza volta il Terracina Beach Soccer, dopo aver conquistato anche la Coppa Italia. Proprio la cittadina laziale è una delle piazze storiche del beach soccer in Italia. È considerata la prima società ad essere stata fondata con lo scopo esclusivo di diffondere il beach soccer, e ospiterà anche quest’anno una tappa del campionato. Ai tre campionati si aggiungono altrettante Coppe Italia e Supercoppe, portando a 9 il conto dei titoli: solamente il Milano Beach Soccer può vantare un numero così elevato di trofei.

I successi della squadra terracinese sono iniziati nel 2011, anno trionfale per loro in quanto conquistarono uno storico triplete, vincendo tutti e tre i trofei in palio. L’anno successivo si confermarono primi in campionato e riconquistarono la Supercoppa, vinta anche nel 2013 per la terza volta di fila, mentre nel 2014 ritrovarono la vittoria in Coppa Italia.

Nel Terracina, oggi, militano due pilastri della nazionale: il portiere Stefano Spada (che personalmente ricordo per il suo passato all’Imolese nel calcio ad 11) e il goleador Paolo Palmacci. Per questa stagione, si è aggiunto ai tigrotti l’ex Inter e Lazio Aparecido Cesar, brasiliano oramai trapiantato nella capitale.

La passata stagione, la squadra si è imposta in finale sul Viareggio, grazie anche al contributo di un altro azzurro, Francesco Corosiniti, passato al Catania per la stagione in corso. Il cammino, quest’anno, è iniziato con il settimo posto raggiunto in Coppa Italia, mentre in campionato l’inizio è stato ottimale, ottenendo tre vittorie nelle tre partite disputate nella prima tappa di Viareggio.

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