Malouda e i suoi fratelli: le nazionali senza… FIFA

Malouda Guyana, non riconosciuta da FIFA
Florent Malouda, vicecampione del mondo con la Francia, gioca con la maglia della Guyana (fonte: telemetro.com)

La FIFA, come noto, è il maggior organo del calcio mondiale, presieduto, da qualche mese, dall’italo-svizzero Gianni Infantino.

Ad essa sono affiliati, al momento, 209 membri, i quali, come prevede lo Statuto, hanno il diritto di iscrivere le proprie squadre nazionali alle competizioni organizzate dalla stessa federazione internazionale. L’ultima nazionale a fare il proprio ingresso nell’organismo è stata quella del Sudan del Sud, in seguito al referendum del 2011 che ha provocato la scissione del paese dal resto del Sudan.

La FIFA inoltre riconosce e collabora con le confederazioni continentali, come ad esempio la UEFA, che riunisce le federazioni europee.

Ma se facessimo un elenco di tutte le federazioni facenti parte delle varie confederazioni, la lista finale non coinciderebbe con quella delle nazionali affiliate alla FIFA. Lo scopo delle righe che seguono è quello di approfondire queste differenze, cercando di entrare nei meccanismi di questi organi ed evidenziando le curiosità.

La prima cosa da dire è che per diventare membro della FIFA una federazione deve essere affiliata alla propria confederazione continentale, quindi i casi che esamineremo sono quelli in cui una nazionale fa parte della propria organizzazione continentale ma non della FIFA. Non tratteremo, in questo caso, dello sconfinato universo delle nazionali non riconosciute, che parte dalle rappresentative di stati indipendenti, come quella del principato di Monaco, che non appartiene alla UEFA, passa attraverso gli stati in ricerca di autonomia, ad esempio la Crimea, e arriva fino agli stati non riconosciuti, con numerose e variegate situazioni.

Partiamo quindi dal vecchio continente. Alle qualificazioni degli ultimi europei ha preso parte per la prima volta la nazionale di Gibilterra, che ha ottenuto nel 2013 l’affiliazione alla UEFA. Il suo inserimento come 54° membro della confederazione europea è stato a lungo osteggiato, per ragioni politiche, dalla Spagna, unico paese confinante e che reclama la sovranità sul territorio, appartenente alla corona inglese. Tale opposizione, pur vana ai fini dell’ammissione o meno, si è tradotta in un rifiuto della Federcalcio spagnola a concedere gli impianti sportivi a Gibilterra per giocare le gare ufficiali, in quanto l’impianto nazionale, il Victoria Stadium, non è omologato. Così, la nazionale biancorossa disputa le partite casalinghe a Faro, in Portogallo.

È storia degli ultimi giorni, invece, l’accoglimento del ricorso effettuato da Gibilterra al TAS contro la respinta della richiesta di entrare a far parte della FIFA. Lo statuto della Federazione Internazionale infatti prevede che per ogni nazione indipendente possa iscriversi alla FIFA un solo organo rappresentante del calcio in quel paese (anche se in realtà esistono numerose eccezioni, vedi Danimarca/Far Oer oppure le quattro rappresentative del Regno Unito). Ma il Tribunale Arbitrale dello Sport ha dato ragione a Gibilterra, e secondo questa sentenza la FIFA dovrà accoglierla al più presto come membro numero 2010. Si attendono novità a tal proposito già dal prossimo congresso FIFA del 13 Maggio, a Città del Messico.

Lo stesso sentiero percorso da Gibilterra è stato intrapreso dal Kosovo, accolto dall’UEFA lo scorso 3 Maggio con 28 voti favorevoli e 24 contrari. Sin dalla prossima stagione i club nazionali parteciperanno alle competizioni internazionali, mentre per l’accesso alla FIFA bisognerà attendere qualche anno.

Spostandoci in Africa, troviamo il caso dell’isola della Reunion, appartenente alla Francia, situata a Est del Madagascar. La sua nazionale di calcio è solamente membro associato della confederazione africana (CAF), e quindi a differenza delle federazioni aderenti non può partecipare alle qualificazioni alla Coppa d’Africa, e ovviamente nemmeno a quelle dei mondiali non facendo parte della FIFA. Da segnalare il caso di Zanzibar, la cui federazione calcistica è stato per un solo anno, tra il 2004 e il 2005, membro associato alla CAF, per poi uscirne.

Una situazione simile riguarda le Isole Marianne Settentrionali, membro associato alla confederazione dell’Asia (AFC). Situate a Nord della Papua Guinea e a Est delle Filippine, sono dipendenti dagli Stati Uniti e fino al 2009 erano associate alla confederazione Oceanica. Proprio in Oceania sono presenti altri tre casi di nazioni membri associati alla OFC ma non alla FIFA: Kiribati, Niue e Tuvalu.

Nel continente americano sono presenti due confederazioni: la CONMEBOL per il Sud e la CONCACAF per il Nord e il Centro. Se in America Latina le 10 nazionali affiliate alla CONMEBOL fanno parte anche della FIFA, la situazione è diversa per il Centro e il Nord. Alcuni territori caraibici non sono stati indipendenti e non possono far parte della FIFA, ma sono membri a tutti gli effetti della CONCACAF e possono partecipare alle competizioni continentali. Questo è il caso che riguarda Bonaire, Guadalupa e Martinica, mentre ancor più singolare è il caso di Saint-Martin e Sint Marteen, due nazionali provenienti dalla stessa isola, una dalla parte francese e una da quella olandese. È la più piccola isola abitata a essere divisa tra due stati. Un’altra nazione facente parte della CONCACAF ma non della FIFA è la Guyana Francese, sebbene si trovi geograficamente in America Meridionale. Anche il confinante Suriname, ex territorio Olandese, e la vicina Guyana fanno parte della stessa confederazione della Guyana Francese, ma essendo questi stati indipendenti aderiscono anche della FIFA. Guyana Francese e Suriname spesso hanno ceduto giocatori di alto livello alle nazioni colonizzatrici.

È quindi possibile per una squadra far parte di una confederazione continentale diversa da quella che la geografia indicherebbe. Ciò accade per Israele, che è affiliata definitivamente all’UEFA dal 1994 per motivi geopolitici, dopo essere stata estromessa dalla AFC nel 1974 ed aver partecipato alle qualificazioni alternativamente tra Europa ed Oceania negli anni successivi, e all’Australia, che fa parte della confederazione Asiatica. Lo Statuto prevede che ciò sia possibile in circostanze eccezionali. Essendo l’Australia un gradino, se non di più, sopra tutte le altre squadre dell’Oceania, chiese e ottenne dal 2006 di passare all’Asia per potersi confrontare più spesso con degli avversari al suo livello e avere maggiori possibilità di qualificarsi ai Mondiali (le selezioni oceaniche, per qualificarsi, devono incontrare la quinta classificata del girone sudamericano, mentre in Asia accedono direttamente 4 nazionali).

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