Liechtestein, lo stato europeo senza Champions… e senza inno

Il periodo dell’anno in cui siamo sembrerebbe di stagnazione per il mondo del pallone: le squadre hanno appena iniziato i ritiri per la prossima stagione, e scendono in campo spesso solo per affrontare squadre di bassa lega nelle prime amichevoli. L’interesse dei tifosi è rivolto alle bombe (vere o presunte tali) di calciomercato. In realtà in giro per l’Europa c’è già chi scende in campo per giocarsi una buona fetta dell’anno che sta per cominciare. E chi invece lo fa per sperare in un miracolo.

 

Il 28 giugno ha preso il via il primo turno preliminare di Champions League, mentre due giorni dopo è scattato lo stesso per l’Europa League. Ovviamente in queste prime fasi sono presenti solo le squadre delle nazioni di più basso prestigio calcistico, ma comunque ognuna di queste può ambire a qualificarsi alla fase a gironi delle due competizioni. Tutte le squadre vincitrici di un campionato nazionale europeo prendono parte alla Champions League. Ad esempio i campioni sammarinesi del Tre Penne hanno partecipato al primo turno preliminare della competizione più prestigiosa d’Europa (perdendo contro i primi classificati in Galles, i New Saints). Man mano che si va avanti entrano in gioco le squadre dei campionati più importanti, che possono iscrivere a seconda della propria posizione nel ranking determinato dal coefficiente UEFA anche le seconde, terze e quarte classificate.

 

Ma quindi proprio tutte le nazioni europee sono rappresentate nella Champions League? Delle 56 federazioni iscritte alla UEFA, dobbiamo escludere il Kosovo, entrata poco più di due mesi fa nella confederazione, le cui squadre non dispongono ancora delle licenze necessarie. Ma a parte questo caso, si registra un’altra eccezione. A differenza del Kosovo, questo paese è membro UEFA da più di 40 anni, ma non ha mai mandato una squadra in Champions, nemmeno nei turni preliminari. Stiamo parlando del Liechtenstein, e il motivo per cui il campione nazionale non partecipa alla Champions è molto semplice: non esiste il campione nazionale. Il Liechtenstein infatti è l’unica nazione Europea in cui non è presente un campionato nazionale. Le squadre del piccolo paese tra Austria e Svizzera sono tutte iscritte nel campionato elvetico, distribuite nelle varie categorie. Una di queste, l’FC Vaduz, squadra della capitale, milita attualmente nella Super League svizzera, il primo livello nel calcio elvetico, mentre le altre si trovano dal quarto livello in giù.

 

In una partita di calcio tra squadre nazionali, la cerimonia dell’esecuzione degli inni nazionali è un momento che rasenta la sacralità, durante il quale tutti i tifosi si raccolgono in una sola voce con i giocatori, uniti per caricarsi vicendevolmente poco prima del fischio d’inizio del match.

In tutto le squadre del Liechtenstein sono solo sette, poche per organizzare un campionato. Ma queste, assieme alle loro squadre riserve, disputano comunque un torneo riservato a loro: la Coppa del Liechtenstein. Come succede anche in Italia, la vincente della Coppa accede di diritto all’Europa League. E, come è possibile immaginare, l’FC Vaduz parte sempre come la grande favorita ad aggiudicarsi il torneo. Delle 22 ultime edizioni della coppa, il Vaduz se ne è portate a casa 20. Di conseguenza sono loro a difendere spesso e volentieri l’onore del Liechtenstein nelle coppe europee. Il loro miglior risultato è il raggiungimento del terzo turno preliminare, ottenuto in 3 occasioni, tra cui la scorsa stagione, in cui, dopo essersi fatti strada nei primi due turni, hanno dovuto cedere nel “derby “contro gli svizzeri del Thun, condannati solo dalla regola dei gol fuori casa (2-2 a Vaduz e 0-0 al ritorno).  Quest’anno per loro sarà difficile ripetersi: lo scorso 14 luglio hanno giocato l’andata del secondo turno preliminare, perdendo 3-0 coi danesi del Midtjylland. Ma è probabile che in un futuro non molto lontano avranno l’occasione per rifarsi.

 

Un’ultima cosa: in teoria una squadra del Liechtenstein potrebbe giocare in Champions. Pur non essendo in programma la costituzione di un campionato nazionale, rimane comunque una via: vincere l’Europa League, successo che dà diritto al posto in Champions per la stagione successiva. Beh, sognare non costa nulla…

 

Per ogni nazione del mondo, l’Inno nazionale è la canzone più rappresentativa, densa di storia e di significato. Spesso, il testo di questi particolari componimenti racconta di battaglie epiche, oppure descrive i valori di uno Stato e del proprio popolo. Essi hanno sovente delle storie particolari alle spalle, oppure sono stati riviste per ragioni storiche o socio-politiche, come nel caso dell’Inno Nazionale della Germania o di quello della Russia.

Altrettanto spesso, sono le melodie ad avere alle proprie spalle delle radici curiose, ed è il caso dell’inno del Principato del Liechtenstein, Oben am jungen Rhein, che vi invitiamo ad ascoltare di seguito.

Se vi ricorda l’inno nazionale di un’altro Paese, è normale, non siete voi ad essere strani. Infatti, l’inno del Liechtenstein utilizza la melodia di God save the King/Queen.

L’uso di queste note ha origini storiche profonde. Risale infatti al periodo di dominazione tedesca del futuro Principato. La famiglia degli Hannover, che governava anche il Regno ddi Gran Bretagna e Irlanda, decise, nel 1745, di adottare anche per tutta la Confederazione Germanica l’inno inglese. Nel 1850, il Liechtenstein lo dotò di un testo, scritto nel medesimo anno da Jakob Josef Jauch. L’ode al Paese racchiuso tra Svizzera ed Austria venne mantenuto come inno nazionale nel 1870, dopo il distacco del Liechtenstein dall’Impero Tedesco e venne successivamente riconfermato nel 1920.

Tuttavia, Oben am jungen Rhein non ebbe sempre questo titolo e questo testo. Fino al 1963, la prima strofa recitava Oben am deutschen Rhein, “in alto lungo il tedesco Reno”. In quell’anno, il Principato decise di eliminare ogni riferimento alla Germania.

 

Quello che quest’oggi sembrerebbe un plagio fra Stati, in realtà non è altro che la profonda eredità lasciata dalle generazioni che ci hanno preceduto e degli intrighi di potere che furono di moda in Europa dal Seicento in avanti, quando poche potentissime famiglie governavano gran parte del mondo allora conosciuto.

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