Croazia – San Marino: in trasferta con la Brigata Mai 1 Gioia

Foto degli inni nazionali per Croazia San Marino, 2016
Foto degli inni nazionali per Croazia San Marino, 2016
Croazia e San Marino schierate, per gli inni nazionali, davanti la tribuna centrale del Rujevica di Rijeka. Dove c’era anche la Brigata Mai 1 Gioia…

Da Imola a Rijeka via Modena e Padova. Tutto ciò per seguire l’amichevole tra Croazia e San Marino dallo stadio Rujevica insieme ai ragazzi della Brigata Mai 1 Gioia, supporters dei Titani. La storia di un viaggio tra calcio, turismo… e maiali allo spiedo.

 

Da Imola a Modena, prima tappa

L’odissea, questa volta, comincia alle 6 di sabato mattina del 4 giugno 2016. Sveglia, ancora assonnato, e poi si parte in direzione Rijeka. O Fiume, come preferite…

Occorrente necessario: un borsone da palestra sulle spalle, indumenti per sopravvivere due giorni e soprattutto tanto entusiasmo. La prima tappa, partendo in treno da Imola, è Modena. Inizia qui l’avventura insieme supporters della nazionale di San Marino, la Brigata Mai 1 Gioia, alla volta della Croazia. Laddove la selezione allenata da Pierangelo Manzaroli, ex calciatore locale, affronterà in amichevole giocatori del calibro di Modric, Mandzukic e Rakitic, giusto per citarne alcuni

Avevo già conosciuto [IH] e [S] in occasione di San Marino – Svezia Under 21 insieme agli altri Football Pills, come già raccontato un paio di mesi fa. Ed eravamo rimasti a dir poco affascinati dal loro mondo, caratterizzato dal sentirsi tifosi della squadra del Titano pur non detenendo, neanche alla lontana, la nazionalità sammarinese.

Tuttavia, a essere sinceri, non avrei dovuto partecipare alla trasferta a causa dell’impossibilità di comunicare in anticipo la partenza e prenotare il posto letto. Quando però [IH], il mercoledì antecedente la gara, comunica che si è liberato un posto consulto al volo la mia agenda e decido di subentrare. Ed eccomi, quasi dormiente, su un regionale che mi porterà alla prima destinazione prevista.

Da Modena a Rijeka via Padova

Al ritrovo di Modena, dove raggiungo i due fondatori, inizia la seconda tappa. Passo in auto e viaggiamo verso Padova, dove si aggiungono i due milanesi Dario (che in realtà è ferrarese trapiantato in terra meneghina) e Simone. Cinque temerari che a bordo di una Dacia Sandero attraversano il temporale che affligge Venezia e dintorni – che ci costringe alla sosta per qualche minuto – il Friuli-Venezia Giulia per poi giungere, dopo aver costeggiato Trieste, al confine sloveno.

Non so se abbiate mai attraversato la Slovenia lungo la statale che conduce a Fiume. In 30 chilometri attraversiamo solo boschi, intervallati da minuscoli paesini ed edicole, apparentemente di dubbia affidabilità, che consentono di effettuare il cambio euro/kuna. Soltanto un’insistente pioggia e un appuntamento già fissato in Croazia ci fanno desistere dall’unica, vera attrazione. Le porchette che ruotano a bordo strada, di fronte ai ristoranti.

Già, perché grazie ai buoni rapporti con gli ambienti federali [IH] è riuscito ad avere da Manzaroli il programma delle attività dei giocatori. Lo stesso mister ci aspetta per un saluto pregara nel lussuoso ritiro di Opatija (o Abbazia), nell’hotel a 5 stelle prenotato dalla Federazione. Per non farci mancare nulla, però, siamo in ritardo. Il nostro proposito di scroccare il pranzo va a farsi benedire, le speranze di arrivare almeno per il caffè pure.

L’arrivo a Rijeka e l’arrivo al Kantrida

Quando arriviamo nella hall del lussuoso Milenij l’intera squadra è già a riposare, in vista della partita serale. A noi non rimane altro che cercare un discount per comprare la birra al minor costo possibile. Le locali Pivo (letteralmente, birra. Una birra che si chiama birra), Karlovacko e Ozujsko vanno per la maggiore.

Così giungiamo all’ostello prenotato nella vicina Rijeka. Abbiamo giusto il tempo per sistemarci nelle camere e fare il bagno usufruendo della spiaggetta riservata, più simile a un’area di sgambatura cani che a un posto di villeggiatura estiva. Poi una doccia veloce ed è giunta l’ora di dirigerci verso il nuovissimo Rujevica Stadion, sede della gara. Sarebbe stato bello, però, giocare all’incantevole Kantrida

Per raggiungere l’impianto, situato nella parte alta della città, ci affidiamo al Tom Tom. Il non aver aggiornato le mappe ci porta in quello che probabilmente è il quartiere più malfamato della città, caratterizzato da stradine strette e sconnesse. Quando il nostro navigatore dice la parola “arrivo” siamo di fronte a una poco raccomandabile villetta, dalla quale ci dileguiamo velocemente, e dello stadio neanche l’ombra. Un minimo di senso dell’orientamento, favorito dalla visuale dei fari, ci consente comunque di arrivare a destinazione. Nel settore opposto al nostro, quello riservato al tifo croato.

Il pre Croazia – San Marino

Siamo consapevoli delle frange violente tra gli ultras locali, ma non cerchiamo di nasconderci tra la folla. D’altronde, la nazionale di San Marino viene vista con simpatia in tutta Europa: diciamocelo, chi crea una rivalità con i tifosi di una nazionale che ha perso circa il 97% degli incontri giocati? Così camminiamo senza paura, con addosso gli occhi quasi divertiti di chiunque, poliziotti del servizio di sorveglianza inclusi. Qualcuno di noi indossa la divisa azzurra della Nazionale, mentre tutti abbiamo le sciarpe al collo. Qualche tifoso croato ci propone lo scambio, che gentilmente rifiutiamo, se non altro perché le sciarpe della Brigata sono esemplari unici, in attesa di una nuova ristampa, e non ci sono vessilli di riserva.

Le forze dell’ordine, che ci accolgono all’ingresso dello stadio, quasi non credono ai loro occhi. Nessuno li ha informati dell’arrivo di tifosi da San Marino. Parlano tra di loro, sorridono, chissà che cazzo dicono… Comunque, gentilmente, ci accompagnano alla nostra postazione, in piena tribuna centrale e appena alle spalle della panchina croata, grazie ai biglietti che ci ha fatto avere la Federazione sammarinese.

La Brigata appende il suo striscione, compagno di mille battaglie, rispetta con la massima solennità il momento riservato agli inni e poi, ignorantissima, inizia a cantare. E anch’io, come la scorsa volta, mi faccio coinvolgere…

Una partita iniziata bene e finita malissimo (per San Marino)

5 (finti) sammarinesi contro circa 4000 tifosi di casa, in uno stadio da 6000 posti disponibili. Sarà che l’ambiente è tranquillo, sarà che lo stadio è pieno di famiglie, ma soprattutto sarà che per i sostenitori croati, proiettati verso dell’Europeo, questa partita conta zero o quasi. Eppure al Rujevica si sentono soltanto i nostri cori.

Fino al 21′ siamo ancora sullo 0-0. E addirittura ci permettiamo di sbeffeggiare la squadra locale, sottolineando come nessuno avesse segnato. «Din don, din don, din don, din don, din don, in diretta da Rijeka ma nessuno ha fatto gol», cantiamo spassionati. Non l’avessimo mai fatto: tiro di Modric, deviazione di Pjaca, gol. 1-0.

È il preludio ad una pioggia di reti, con i biancorossi a scacchi che non si fermano davanti a nulla. Segnano Mandzukic, Srna, Mandzukic, ancora Mandzukic e addirittura Perisic su punizione. Il primo tempo si chiude sul 6-0, e le nostre ugole non si sono mai riposate. Mai smesso di sostenere la squadra, nonostante il passivo. Nella ripresa la sostanza non cambia. Entrano numerose riserve, più agguerrite che mai: Rakitic apre le danze, poi Kalinic, subentrato, ne fa altri 3. 10-0, il tabellone finale è impietoso.

Inutile dirlo: la squadra ha ricevuto il nostro sostegno, ininterrotto, per 90 minuti. A dispetto delle suddette ugole, che urlavano pietà. Mai, nemmeno nelle più rosee previsioni, ci saremmo aspettati un risultato diverso dalla sconfitta. Il sogno, semmai, sarebbe stato un gol a Subasic, estremo croato. Ma, come da previsioni, la rete rimane un evento remoto.

Il ritorno verso casa

All’uscita dallo stadio, nuovamente scortati da due poliziotti, ci dirigiamo verso la macchina. Passando di fianco a un bar colmo di tifosi croati questi ultimi ci riservano addirittura un coro. Applausi.

Proviamo a fare un salto all’albergo dei giocatori, tutt’altro che inavvicinabili. Sono tutti nella hall, parlano tra di loro. Ci salutano, diversamente dal solito in maniera un po’ fredda, e qualche muso lungo, inutile negarlo, c’è: dal 2011, con 11 reti (a zero) subite dall’Olanda, la squadra non subiva un passivo simile. Manzaroli, in serata, scriverà un messaggio ad [IH], quasi scusandosi per la scarsa accoglienza a noi riservata, così come farà qualche giocatore.

Lasciatemi dire, comunque, che non ce n’era nemmeno bisogno. Puoi anche essere un dilettante, che gioca in una nazionale da sempre nelle ultime posizioni del ranking FIFA, ma un 10-0 rimane sempre una sconfitta pesante. Conosco gente che reagisce peggio quando gioca a briscola…

Tra noi tifosi al seguito, comunque, l’atmosfera rimane gioiosa. Dopo aver dormito, la mattina torniamo verso casa. E questa volta, in Slovenia, lo sfizio della porchetta ce lo togliamo.

 

 

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