Croazia – San Marino: in trasferta con la Brigata Mai 1 Gioia

L’odissea, questa volta, comincia alle 6 di sabato mattina.

Sveglia, ancora assonnato, e poi si parte, con un borsone da palestra sulle spalle, in direzione Rijeka. O Fiume, come preferite…

La prima tappa, partendo in treno da Imola, è Modena. Inizia qui l’avventura dei supporters della nazionale di San Marino, la Brigata Mai 1 Gioia, alla volta della Croazia, dove la selezione allenata da Pierangelo Manzaroli, ex calciatore locale, affronterà giocatori del calibro di Modric, Mandzukic e Rakitic, giusto per citarne alcuni…

Avevamo già conosciuto [IH] e [S] in occasione di San Marino – Svezia Under 21, come già raccontato un paio di mesi fa. Ed eravamo rimasti a dir poco affascinati dal loro mondo, caratterizzato dal sentirsi tifosi della squadra del Titano pur non detenendo, neanche alla lontana, la nazionalità sammarinese.

Tuttavia, ad essere sinceri, noi di Football Pills non avremmo dovuto essere dei loro, in occasione della trasferta croata, a causa dell’impossibilità di comunicare in anticipo la presenza, per prendere i biglietti della gara con congrua tempistica. Però, quando [IH], mercoledì, comunica che si è liberato un posto, dopo aver consultato la mia agenda, decido di subentrare. Ed eccomi, quasi dormiente, su un regionale che mi porterà alla prima destinazione prevista.

 

Al ritrovo di Modena, dove raggiungo i due fondatori, inizia la seconda tappa, in auto, che ci condurrà a Padova, luogo in cui arrivano Dario, ferrarese trapiantato a Milano, e il meneghino Simone. Cinque temerari che, a bordo di una Dacia Sandero, attraversano il temporale che affligge Venezia e dintorni (e che, per qualche minuto, ci costringe alla sosta), il Friuli – Venezia Giulia per poi giungere, dopo aver costeggiato Trieste, al confine sloveno.

Non so se abbiate mai attraversato la Slovenia lungo la statale che conduce a Fiume. In 30 chilometri, attraversiamo solo boschi, intervallati da minuscoli paesini, edicole, apparentemente di dubbia affidabilità, che consentono il cambio euro/kuna. Soltanto un’insistente pioggia e un appuntamento già fissato in Croazia ci fanno desistere dall’unica, vera attrazione: le porchette che ruotano a bordo strada, di fronte ai ristoranti.

Già, perché grazie ai buoni rapporti con gli ambienti federali, [IH] è riuscito ad avere, da Manzaroli, il programma delle attività dei giocatori. Lo stesso mister ci aspetta per un saluto pregara nel lussuoso ritiro di Opatija (o Abbazia), nell’hotel a 5 stelle prenotato dalla Federazione.

Per non farci mancare nulla, però, siamo in ritardo. Il nostro proposito di scroccare il pranzo va a farsi benedire, le speranze di arrivare almeno per il caffè pure. Quando arriviamo nella hall del lussuoso Milenij, l’intera squadra è già a riposare, in vista della partita serale, e a noi non rimane altro che cercare un discount per comprare la birra al minor costo possibile. Le locali Pivo (letteralmente, birra. Una birra che si chiama birra), Karlovacko e Ozujsko vanno per la maggiore.

Così, giungiamo all’ostello prenotato nella vicina Rijeka. Abbiamo giusto il tempo per sistemarci nelle camere, fare il bagno usufruendo della spiaggetta riservata, più simile ad un’area di sgambatura cani che ad un posto di villeggiatura estiva, una doccia veloce ed è giunta l’ora di dirigerci verso il nuovissimo Rujevica Stadion, sede della gara.

Per raggiungere l’impianto, situato nella parte alta della città, ci affidiamo al Tom Tom. Il non aver aggiornato le mappe ci porta in quello che probabilmente è il quartiere più malfamato della città, caratterizzato da stradine strette e sconnesse. Quando il nostro navigatore dice la parola “arrivo”, siamo di fronte ad una poco raccomandabile villetta, dalla quale ci dileguiamo velocemente, e dello stadio neanche l’ombra.

Un minimo di senso dell’orientamento, favorito dalla visuale dei fari, comunque, in qualche modo ci fa arrivare a destinazione. Nel settore opposto al nostro, quello riservato al tifo croato.

Siamo consapevoli delle frange violente tra gli ultras locali, ma non cerchiamo di nasconderci tra la folla. D’altronde, la nazionale di San Marino viene vista con simpatia in tutta Europa: diciamocelo, chi crea una rivalità con i tifosi di una nazionale che ha perso circa il 97% degli incontri giocati? Così, con addosso gli occhi, quasi divertiti, di chiunque, poliziotti del servizio di sorveglianza inclusi, camminiamo senza paura. Qualcuno indossa la divisa azzurra della Nazionale, mentre tutti abbiamo le sciarpe al collo, e qualche tifoso croato ci propone lo scambio, che gentilmente rifiutiamo, se non altro perché le sciarpe della Brigata sono esemplari unici, in attesa di una nuova ristampa, e non ci sono vessilli di riserva.

Le forze dell’ordine, che ci accolgono all’ingresso dello stadio, quasi non credono ai loro occhi. Nessuno li ha informati dell’arrivo di tifosi da San Marino. Parlano tra di loro, sorridono, chissà che cazzo dicono… Fatto sta che, gentilmente, ci accompagnano alla nostra postazione, in piena tribuna centrale ed appena alle spalle della panchina croata, grazie ai biglietti che ci ha fatto avere la Federazione sammarinese.

La Brigata appende il suo striscione, compagno di mille battaglie, rispetta con la massima solennità il momento riservato agli inni e poi, ignorantissima, inizia a cantare. Ed anch’io, come la scorsa volta, mi faccio coinvolgere.

5 (finti) sammarinesi contro circa 4000 tifosi di casa, in uno stadio da 6000 posti disponibili. Sarà che l’ambiente è tranquillo, sarà che lo stadio è pieno di famiglie, ma soprattutto sarà che per i sostenitori croati, proiettati verso dell’Europeo, questa partita conta come il due di spade quando briscola è bastoni. Ma, al Rujevica, si sentono soltanto i nostri cori.

Fino al 21′, siamo ancora sullo 0-0. E addirittura ci permettiamo di sbeffeggiare la squadra locale, sottolineando come nessuno avesse segnato.

Din don, din don, din don, din don, din don, in diretta da Rijeka ma nessuno ha fatto gol”, cantiamo spassionati.

Non l’avessimo mai fatto: tiro di Modric, deviazione di Pjaca, gol. 1-0.

È il preludio ad una pioggia di reti, con i biancorossi a scacchi che non si fermano davanti a nulla: segnano Mandzukic, Srna, Mandzukic, ancora Mandzukic e addirittura Perisic su punizione. Il primo tempo si chiude sul 6-0, e le nostre ugole non si sono mai riposate. Mai smesso di sostenere la squadra, nonostante il passivo.

Nella ripresa, la sostanza non cambia. Entrano numerose riserve, più agguerrite che mai: Rakitic apre le danze, poi Kalinic, subentrato, ne fa altri 3. Il tabellone finale è impietoso.

Inutile dirlo: la squadra ha ricevuto il nostro sostegno, ininterrotto, per 90 minuti, a dispetto delle suddette ugole, che urlavano pietà.

Mai, nemmeno nelle più rosee previsioni, ci saremmo aspettati un risultato diverso dalla sconfitta. Il sogno, semmai, sarebbe stato un gol a Subasic, estremo croato, ma, come da previsioni, la rete rimane un evento remoto.

All’uscita dallo stadio, nuovamente scortati d due poliziotti, ci dirigiamo verso la macchina. E, passando di fianco ad un bar colmo di tifosi croati, questi ultimi ci riservano addirittura un coro. Applausi.

Proviamo a fare un salto all’albergo dei giocatori, tutt’altro che inavvicinabili. Sono tutti nella hall, parlano tra di loro. Ci salutano, diversamente dal solito in maniera un po’ fredda, e qualche muso lungo, inutile negarlo, c’è: dal 2011, con 11 reti (a zero) subite dall’Olanda, la squadra non subiva un passivo simile. Manzaroli, in serata, scriverà un messaggio ad [IH], quasi scusandosi per la scarsa accoglienza a noi riservata, così come farà qualche giocatore.

Lasciatemi dire, comunque, che non ce n’era nemmeno bisogno: puoi anche essere un dilettante, che gioca in una nazionale da sempre nelle ultime posizioni del ranking FIFA, ma un 10-0 rimane sempre una sconfitta pesante. Conosco gente che la prende peggio quando perde a briscola…

Tra noi tifosi al seguito, comunque, l’atmosfera rimane gioiosa. E, dopo aver dormito, la mattina torniamo verso casa.

E, questa volta, in Slovenia, lo sfizio ce lo togliamo.

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