Davide Astori, tanto domani ci odieremo tutti. Di nuovo

Davide Astori Fiorentina morto
Davide Astori, il capitano viola tristemente deceduto il 4 Marzo del 2018 (fonte: teleregionetoscana.tv)

La tragica scomparsa di Davide Astori ha scosso il mondo dello sport nella sua interezza. Tanti, calciatori e non, hanno voluto tributare, nel loro piccolo, un ricordo al difensore della Fiorentina e della Nazionale Italiana. Una temporanea e trasversale unione di intenti che, purtroppo, svanirà già tra poche ore.

 

La tragica notizia della morte di Astori

4 Marzo 2018, ore 12.29. Lo speaker del Genoa Andrea Caretti comunica agli spettatori già presenti sugli spalti la notizia che più o meno tutti si aspettano da qualche minuto. La partita in programma nei minuti immediatamente successivi, contro il Cagliari, è rinviata a data da destinarsi. Applauso unanime della tifoseria di casa, che già aveva iniziato a battere le mani qualche minuto prima. Ossia quando, sullo schermo gigante del Ferraris, era apparso il faccione di Davide Astori

Già intorno alle 11.50 le testate giornalistiche avevano iniziato a battere la triste notizia del decesso del capitano della Fiorentina, con la stessa società che, per prima, comunica sul sito ufficiale la scomparsa del difensore.
Da lì a qualche minuto, in Italia e all’estero la notizia si diffonde a macchia d’olio. Diego Lopez, allenatore del Cagliari e compagno di squadra di Astori proprio in rossoblu, ha un lieve malore. Qualche ora dopo, al termine di Levante – Espanyol, lo staff di quest’ultima società comunica al proprio giocatore Carlos Sanchez, a Firenze fino a Gennaio, quanto accaduto nell’albergo dove la squadra viola pernottava in vista della partita contro l’Udinese. Incredulo, lo stesso Sanchez ha un principio di svenimento sul terreno di gioco, e viene immediatamente soccorso.

 

L’unanime reazione dei social e l’amaro riscontro di Max

In breve tempo, i social esplodono e si moltiplicano i dolci ricordi di quanti hanno avuto modo di conoscere Davide Astori. I compagni di squadra, di Nazionale, ma anche quanti hanno avuto modo di affrontarlo da avversario. Al coro si uniscono numerosi altri calciatori professionisti, anche di campionati stranieri, nonché migliaia di appassionati di calcio, da ogni latitudine. Le tifoserie si uniscono, perché la scomparsa di un ragazzo, che lascia una moglie e una bambina di 2 anni, va oltre ogni rivalità. Ed è giusto, doveroso che sia così.

Nel turbinio di notizie, di testate giornalistiche concentrate sull’accaduto, di social network invasi da frasi di cordoglio, di chat calciofile su WhatsApp che ribollono, a colpirmi più di tutti è un messaggio di un caro amico giornalista, Massimo Sampaolesi. Poche frasi dirette al punto, concise e che fanno riflettere più di mille esternazioni. Che, col consenso dello stesso Max, ho il piacere di riportarvi nella propria, dura interezza.

Davide Astori lascia una moglie e una figlia di due anni. E in questi casi ti rendi conto di quanto possiamo essere stronzi (io prima degli altri) quando si tifa, si bercia, si smadonna considerando gli altri sempre e unicamente come avversari. La morte, ogni tanto, ci dà l’equilibrio delle cose. Ma solo per un attimo: domani torneremo alla consueta violenza verbale contro gli altri, tutti gli altri.

 

Fermiamoci a riflettere, prima che tutto svanisca

Quello che può apparire come un dissacrante pugno nello stomaco, è un’amara verità. Per chi, come me, come voi che state leggendo, il calcio è qualcosa in più di una semplice passione, più di un passatempo domenicale, è un concetto sul quale è necessario soffermarsi.
Solo la morte, come spesso accade, è quel quid che ci dà la lucida capacità di soffermarsi sulle priorità della sua antitesi, la vita. Così, anche l’odio generalizzato, in una visione quasi catulliana, si trasforma in amore, o quantomeno in unione di intenti. Almeno per poche ore.

Accadrà sempre, infatti, qualcosa che ci riporterà alla nostra natura primordiale di esseri rozzi ed incompleti, e torneremo ad accorgerci che il piatto nel quale mangiamo è diverso da quello del nostro vicino. Così, se non l’abbiamo già fatto, da domani torneremo a scornarci, gli uni contro gli altri, per un fuorigioco non dato, per un rigore non assegnato, per un mancato utilizzo del VAR. Torneremo, ed è il giorno adatto in cui parlarne, a dibattere animosamente di visioni politiche contrapposte, e ci ricorderemo di disparità e diversità di trattamento per i cosiddetti morti di Serie A e di Serie B. Da domani, insomma, torneremo a cibarci della solita merda che il solito tritacarne ci propina.

Davide, da domani tutti noi torneremo ad odiarci come prima, come se niente, stanotte, fosse accaduto in un albergo di Udine. E questa fantastica unione, che dovrebbe essere il sale dello sport e del calcio in particolare, si dissolverà davanti ad un caffè, una birra, in ogni singolo bar di paese. Svanirà nelle polemiche, negli aberranti salotti sportivi di biscardiana ispirazione, nella vacuità dell’importanza che diamo ad eventi che nulla importano, di fronte a drammi come il tuo. E forse, Davide, ce lo meritiamo.

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