Maxim Tsigalko e i suoi fratelli: dalla Bielorussia con amore

Mai, nella sua breve storia, la nazionale della Bielorussia ha ottenuto importanti riconoscimenti. Dopo il dissolvimento dell’Unione Sovietica, la selezione rossoverde, pur mettendo in mostra discreti giocatori, su tutti il sopraffino, ma bruciatosi troppo in fretta, Alexander Hleb, ex Arsenal e Barcellona, in nessuna occasione ha superato lo scoglio delle qualificazioni agli Europei o ai Mondiali. Un record negativo enfatizzato dal fatto che la Bielorussia sia il secondo stato per popolazione tra quelli la cui federazione è affiliata all’UEFA, dopo il Kazakistan, a non aver mai ottenuto almeno uno dei due traguardi, considerando, peraltro, che la nazione con capitale Astana partecipa alle qualificazioni europee soltanto dal 2006, in quanto antecedentemente era iscritta presso la confederazione asiatica.

Senz’altro migliore è stato il cammino a livello giovanile: l’Under 21, infatti, ha partecipato ben 3 volte agli europei di categoria, e curiosamente, in tutte le occasioni, la strada dei bielorussi si è incrociata con quella degli Azzurrini.

Nel 2004, Italia – Bielorussia segnò l’esordio della squadra di Gentile alla massima competizione continentale, conclusasi con la quinta e sinora ultima vittoria tricolore. Eppure, quel match si concluse con un risultato difficilmente preventivabile alla vigilia: a ottenere i 3 punti, infatti, furono il già citato Hleb e compagni per 2-1.

Cosa avrà a che fare, vi chiederete, quest’aneddoto con una rubrica dedicata al mondo di Football Manager?

La risposta la troviamo nel tabellino di quella gara. Tra i giocatori non scesi in campo, con il numero 17, figura un certo Maksim Tsyhalka che non dirà nulla a chi ha iniziato a dedicarsi al più famoso gioco manageriale di calcio solo negli ultimi anni, ma potrebbe ricordare qualcosa a chi possedeva una copia dell’antesignano Championship Manager, edizione 2001/02.

Se per questi ultimi la scintilla ancora non si è accesa, europeizziamo il nome: Maxim Tsigalko.

 

Lo spauracchio di tutte le difese mondiali, grazie alla straordinaria finalizzazione che lo portava, in pochissimo tempo, a divenire uno dei maggiori bomber in circolazione, degno del Pallone d’Oro. Ancora oggi, le sue doti sono decantate dai più nostalgici, affezionati oltremisura ad un calciatore che nella vita reale, all’epoca dei fatti, era già titolare nell’attacco della Dinamo Minsk nonostante i suoi 18 anni. Nel prosieguo di carriera, tuttavia, le ampie potenzialità promesse da CM non si sono tradotte nella concretezza del calcio vero, anche a causa di numerosi infortuni che lo hanno costretto ad appendere le scarpette al chiodo ad appena 26 anni dopo aver giocato esclusivamente nel modesto campionato locale, in Kazakistan e in Armenia.

Osiamo dire, comunque, che anche nella sua migliore forma Tsigalko difficilmente avrebbe potuto eguagliare quanto ottenuto in numerose carriere al computer. Sarà appena una la partita giocata in quell’Europeo, nella seconda gara contro la Croazia, nonostante avesse già esordito nella nazionale maggiore, siglando, in una delle due presenze totalizzate, la rete del provvisorio vantaggio contro l’Uzbekistan: su YouTube circola un video in cui il passaggio vincente viene servito da Nikiforenko, altra stella di quell’edizione del gioco, in forza allo Shakthar Soligorsk. Si tratta però di un palese e marchiano montaggio, nel quale assist e conclusione sono totalmente slegati l’uno dall’altro, e le statistiche danno ragione all’evidenza dei fatti: alla casella delle presenze di Nikiforenko in Nazionale, campeggia un laconico zero.

Nella seconda partecipazione all’Europeo Under 21, datata 2009, Italia e Bielorussia, ancora in corsa per la qualificazione, si incontrarono nell’ultima gara del girone che comprendeva anche Svezia e Serbia. Al momentaneo vantaggio di Kislyak, rispose Robert Acquafresca, che con una decisiva doppietta proiettò i suoi compagni alla semifinale contro la Germania, causando la contestuale eliminazione dei rivali.

La vendetta verrà servita, in modo quasi traumatico per i nostri colori, l’anno successivo nello spareggio per l’accesso alla fase finale. Il 2-0 ottenuto nella gara d’andata, giocata a Rieti, lasciava presagire una facile qualificazione tra le migliori 8 rappresentative che si sarebbero contese il titolo in Danimarca, ma quanto accadde nella gara di ritorno, a Borisov, gelò gli azzurri, già sotto per due reti a zero dopo cinque minuti anche a causa di alcune incertezze difensive. Ai tempi supplementari, il gol di Veretilo chiuse definitivamente i conti, relegando l’Italia ad una clamorosa uscita di scena, verificatasi una sola volta in precedenza, e mandando al patibolo il ct Casiraghi.

A gioire, furono l’ex Cagliari e Piacenza Sivakov, celebre più per essere stato la pedina di scambio che portò in Sardegna Radja Nainggolan che per le proprie prestazioni sul campo, e Pavel Nyakhaychyk. Anche in questo caso, vi sarà più utile la fonetica europea: Nekhaychik.

Pochi giocatori, in Football Manager 2011, presentavano duttilità su ambo le fasce di centrocampo e trequarti, capacità di dribbling e velocità pari a quelle dell’esterno bielorusso, adatto per le squadre di medio profilo nell’immediato ma in grado di crescere fino a diventare utile pedina anche nelle compagini più importanti, il tutto ad un costo irrisorio, approssimativamente tra il milione e il milione e mezzo, rispetto al suo potenziale. Insieme al compagno di club del BATE Borisov Bressan, centrocampista brasiliano di passaporto bielorusso, e a quello di nazionale Verkhovtsov, difensore/mediano militante nel Naftan, costituiva un trittico di sicuro affidamento, macchiato però dallo status di extracomunitario che contrassegnava i tre giocatori, difficilmente acquistabili in blocco in alcuni dei campionati maggiori, tra i quali quello italiano.

Diversamente da Tsigalko, Nekhaychik ha avuto una carriera non di spessore, ma comunque onorevole: con la maglia del BATE ha avuto la possibilità di giocare i gironi di Champions League già nel 2008/09, nel girone con Juventus, Real Madrid e Zenit San Pietroburgo, segnando anche una rete in casa dei russi, replicando in Europa League nei due campionati successivi. Proprio nella stagione cui fa riferimento il gioco nel quale, personalmente, lo ho eretto a semidivinità, il suo BATE superò la fase a gironi della minore tra le competizioni europee per club, mettendo i brividi, nei sedicesimi di finale, all’ultimo Paris Saint-Germain pre-sceicchi, che passò il turno con un doppio pareggio e il miglior coefficiente in trasferta.

La carriera di Nekhaychik, esclusa una breve parentesi alla casa madre nel 2013, è proseguita in Russia, tra Dinamo Mosca, Tom Tomsk e il suo attuale club, l’Orenburg, nel quale, in questa stagione, ha segnato 4 reti in 12 presenze, tra cui una tripletta allo stesso Tom Tomsk, mentre con la maglia della Nazionale ha partecipato alla felice spedizione dell’Europeo Under 21 del 2011, chiuso al terzo posto finale, posizione che ha permesso alla squadra di qualificarsi per le Olimpiadi di Londra per le quali, però, il giocatore classe ’88 non fu convocato in quanto nella posizione di fuoriquota gli furono preferiti due compagni di avventura dell’anno precedente e l’esperto Kornilenko. Tra i grandi, dopo l’esordio dell’agosto 2011 contro la Bulgaria, può invece vantare 19 caps e un gol.

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