Championship Manager 01/02, il più amato tra tutti

Se nella vita c’è qualcosa che siamo certi non finirà mai, quello è sicuramente Championship Manager 01/02. O almeno, così pare, stando ai commenti dei più vintage tra gli appassionati della saga manageriale più celebre al mondo.

Ma cos’è, precisamente, CM 01/02?  Trattasi della decima edizione del gioco, sviluppato dall’ormai celeberrima Sports Interactive e pubblicato da Eidos. Un capolavoro che i grandi appassionati di Football Manager conoscono alla perfezione, un gioco che ha resistito a tutte le tentazioni tecnologiche arrivate negli anni successivi. Per prime, quelle del cugino datato 02/03, dove l’implementazione dell’animazione in 2D, poi arricchita dalla tridimensionalità, ha definitivamente permesso di guardare in presa diretta lo svolgimento della partita. Niente, però, ha scalfito il primato (con distacco) del valoroso CM01. Nemmeno le nuove idee poste in essere, né i database più potenti e i miglioramenti grafici hanno potuto scardinare la difesa di questo colosso. Il quale, a dire il vero, non ha opposto chissà quale resistenza. Eppure, rimane ancora oggi il gioco da battere.

Quale tattica, allora, ha permesso a questa ormai decennale edizione di rimanere prima nel ranking degli innamorati?

Prima di tutto, la semplicità. Ci sono molti meno aspetti ai quali dovere tener conto rispetto ad un Football Manager più moderno: ne deriva un gioco decisamente fluido e la possibilità di fare carriere anche centenarie, come ampiamente dimostrato da diversi utenti, non è assolutamente un’utopia. Nessuna intervista pre o post partita, niente social network, ancora lontani dal sorgere, con inutili hashtag, bando ai colloqui con i giocatori, ma solo e semplicemente calciomercato e partite, gli aspetti più piacevoli ed intriganti. Allo stesso tempo, però, il minor spazio di manovra nella tattica rende la vita più difficile agli allenatori, specie qualora si trovino nella necessità di ribaltare il match.

Tutto ciò, allo stesso tempo, fa sì che non serva un computer della NASA per far girare il gioco. Se, ad esempio, FM 2017, a causa delle innovazioni susseguitesi nel tempo, richiede un PC con una certa soglia di requisiti minimi indispensabili, in crescita anno per anno, CM 01/02 permette di caricare più di 10 campionati alla volta e giocarli, anche in questo istante. Già, quest’edizione ha resistito al passare del tempo anche grazie alla stessa Eidos, che sul proprio sito ufficiale ne permette il download del file immagine .iso, giocabile dopo averlo montato con appositi software.

Proprio questo aspetto ha contributo a divulgare e tramandare un affetto mai assopitosi, permettendo anche ai neofiti di appassionarsene e conoscere storie fantastiche come quelle di Tonton Zola Moukoko o Cherno Samba, solo due tra le decine di fenomeni presenti. Se in ogni normale edizione troviamo i 2-3 pupilli che acquistiamo puntualmente all’inizio di ogni nuova carriera, su Championship Manager 01/02 parliamo di decine e decine di grandi giocatori, in gran parte sconosciuti al grande pubblico, con caratteristiche tutte diverse e tutti con leggendarie storie da dover obbligatoriamente tramandare ai nipotini. Nessun Verratti, Sanogo o Fierro possono competere con leggende come Maxim Tsigalko, ritenuto l’attaccante più forte di tutti tempi, o il leggendario To’ Madeira, semplice frutto della fantasia di un ricercatore. O ancora il caro e vecchio Isaak Okoronkwo (no, non quello del Bologna, che poi si chiama Okwonkwo), dal nome impronunciabile ma dai piedi fatati pur essendo un difensore centrale, o l’evergreen Mark Kerr, prodotto del vivaio del Falkirk, cuore della linea mediana di ogni manager che si rispetti.

Ad innalzare alla stregua di un mito quest’edizione del gioco, collabora anche Champman 01/02 , un attivissimo forum inglese sul quale ancora oggi gli utenti si scambiano opinioni e si confrontano per trovare e mettere a punto nuove tattiche e strategie. Sì, dopo 16 anni ci sono ancora appassionati che rimangono ancorati a CM 01/02 e, nonostante il gioco si avvicini, sempre più prossimo, alla maggiore età, alla ricerca della tattica perfetta.

Doesn’t matter, non conta, dicono gli anglofoni: chi ha vissuto l’epoca del gioco, può capire la magia che risiede all’interno di questo piccolo capolavoro videoludico. La quantità di storie che girano attorno al gioco sono centinaia, e la semplicità con cui si presenta e la dipendenza che può creare lo rendono una pietra miliare, quasi una reliquia. Senza infamia e senza lode, per chi ne ha sentito solo parlare, eterno, per chi lo ha giocato ed ancora oggi ne decanta le lodi.

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