Calcio e motori: Bahrein, la Nazionale dei due mari

Reda Issa (Bahrein Football National Team) vs. Qatar
Il terzino del Bahrein Reda Issa (numero 16) contrasta un avversario del Qatar nel “derby” di Dicembre 2017 (fonte: thepeninsulaqatar.com)

Continua il nostro tour mondiale calcistico parallelo ai tre principali campionati motoristici. Si vola in Bahrein, nazione in cui sorge il circuito di Sakhir nel quale, dal 2004, si corre il GP di Formula 1. Quasi parallela è la storia calcistica del paese, con la nazionale vicina ai mondiali nel 2006 e nel 2010 dopo anni di anonimato.

 

Piccoli, ricchi e quasi vincenti

Dopo Melbourne e Aragon, il tour calcistico parallelo ai tre principali campionati motoristici continua nell’arcipelago del Bahrein. Questo piccolo stato del Medio Oriente (750 km2 , superficie di poco superiore a quella del comune di Ravenna), costituito quasi integralmente da deserti, è contraddistinto però dalle grandi sorgenti sottomarine che forniscono acqua dolce a tutto il paese. Proprio per questo, il Bahrein viene soprannominato paese dei due mari, quello appena citato e quello, salmastro, del Golfo Persico, cui si affaccia.

Paese ricco di fonti petrolifere, che di fatto sostengono l’intera economia del Bahrein, è salito agli onori delle cronache del mondo occidentale a partire dal 2004. In quell’anno il Circuito di Sakhir, distante 25 km dalla capitale Manama, fu scelto per ospitare il Campionato Mondiale di Formula 1, diventando la prima sede mediorientale della storia del circus allora comandato da Bernie Ecclestone.

Poco meno di due anni dopo, sul finire dell’anno 2005, anche il mondo calcistico si accorse di questo minuscolo ma ricco staterello. Era il 12 novembre e, dopo aver sconfitto l’Uzbekistan negli spareggi asiatici, la Nazionale di calcio del Bahrein pareggiò in Trinidad & Tobago, per 1-1, contro la selezione calcistica locale. Nella capitale caraibica di Port of Spain, si giocava il match di andata dello spareggio intercontinentale valevole per le qualificazioni alla Coppa del Mondo FIFA che si sarebbe tenuta nel 2006 in Germania.

Una sfida inedita e storica, che per la prima volta avrebbe proiettato una delle due nazionali al Mondiale. Se tutto lasciava propendere ad una semplice qualificazione del Bahrein, la gara di ritorno, disputata quattro giorni dopo a Manama, finì per 0-1 in favore di Trinidad. Risultato che garantì ai senatori Shake Hislop e, soprattutto, Dwight Yorke, la partecipazione da protagonisti in quella, almeno per noi, memorabile estate tedesca.

 

La Nazionale di calcio del Bahrein

La Nazionale del Bahrein nacque nel 1951 e solamente nel 1966 si affiliò alla FIFA. Le prime sortite internazionali risalgono al 1972, con la mancata qualificazione alla Coppa d’Asia dello stesso anno, alla quale è seguita un trentennio nel quale il movimento calcistico locale ha faticato ad ingranare. Una sfilza di ritiri e estromissioni nelle fasi qualificatorie con una sola partecipazione all’Asian Cup del 1988, nella quale i due pareggi contro Kuwait e Cina non permisero alla squadra di passare il primo turno.

Il grande salto di qualità avvenne a partire dal 2002. Grazie ad un nuovo ciclo, la nazionale riscattò i suoi periodi bui: dopo essere arrivata seconda nel 2003 nella Gulf Cup of Nations, competizione per nazioni che include le nazionali del Golfo Persico, ottenne la qualificazione alla Coppa d’Asia del 2004.

In quella occasione, il Bahrein brillò, battendo l’Uzbekistan ai quarti di finale e mettendo in difficoltà il blasonato Giappone, costringendolo ad un successo per 4-3 che andò contro ogni pronostico della vigilia. Nonostante la finalina persa contro l’Iran, l’ottimo quarto posto raggiunto dalla Nazionale fu premiato dalla FIFA, che assegnò alla rappresentativa il premio di “Most improved team in 2004”. Ovvero, la squadra che ha mostrato i miglioramenti più significativi in quell’anno.

 

La doppia mancata qualificazione

Quelle successive furono annate piene di soddisfazioni per la piccola nazionale dell’arcipelago mediorientale. Pur senza grandi talenti e con un esiguo bacino di tesserati, il Bahrein dimostrò di avere sempre più dimestichezza con le competizioni internazionali. Alla già citata mancata qualificazione del 2006, seguì la semifinale in Gulf Cup 2007, con una sconfitta ad opera dell’Oman. Momentaneo passo falso l’uscita al primo turno nella Coppa d’Asia 2008, che diede slancio a nuove, ottime prestazioni nelle qualificazioni Mondiali.

Nel 2009, però, il Bahrein mancò nuovamente di un soffio la qualificazione. Giunta nuovamente allo spareggio intercontinentale, la nazionale pareggiò in casa contro la Nuova Zelanda, ma fu fatale la gara di ritorno a Wellington, persa per 1-0. Col senno di poi, una vittoria asiatica non ci avrebbe consentito di assistere al deprimente pareggio di Nelspruit, quando l’Italia pareggiò 1-1 contro gli All Whites oceanici.

Deludente fu, altresì, la Coppa d’Asia 2011, giocata proprio in Bahrein e chiusasi con una cocente, immediata eliminazione. Nemmeno l’avvento, nel biennio 2015-2016, di un Commissario Tecnico del calibro di Sergio Batista, già selezionatore della Selecciòn argentina, cambiò il trend negativo. Così, dopo il pessimo girone di qualificazione al Mondiale 2014, la strada per Russia 2018 si è conclusa con ancora più deludente quarto posto sulle cinque partecipanti al Gruppo H, dietro alla tutt’altro che irrestibile Nazionale delle Filippine.

 

Le amichevoli-truffa

In mezzo a tutto questo, ci sono due episodi di colore che riteniamo degni di nota: nella fase di preparazione alle qualificazioni sia di Germania ’06 che di Sud Africa ’10, il Bahrein ha disputato amichevoli contro delle nazionali… false.

Nel 2005 infatti, gli asiatici affrontarono la Nazionale del Panama. Dopo aver vinto per 5-0, si scoprì che l’avversaria di turno altro non era che una selezione di giocatori di secondo livello dello stato del centro America. Episodio analogo si verificò nel 2009, quando il Bahrein rifilò 5 ulteriori reti al Togo. Stupita dal livello inaspettatamente basso dalle avversarie, come confessato dal C.T. Hickersberger, la stampa locale indagò sulla selezione togolese. Scoprendo che, dopo la gara delle qualificazioni alla Coppa d’Africa contro il Botswana, l’intera rosa era stata rimandata presso i club di appartenenza, e sostituita da alcuni ragazzi ingaggiati da un sedicente impresario, registrato ufficialmente alla FIFA, che si accollò tutti i costi di organizzazione del match.

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