Calcio e Motori: Aragon, la Nazionale della regione

Gara 1 della Superbike è terminata da poco ed io ho appena finito di snocciolare tutte le divinità pagane di tutti i calendari dal 1945 al’87 a.C., cortesia della scivolata del mio gallese preferito, il buon Chaz Davies.

Siamo al secondo appuntamento di Football Grand Prix e cominciamo a seguire anche il Mondiale delle derivate dalla serie con la nostra rubrica corsaiola giramondo.

Il campionato è giunto in Europa per il Gran Premio d’Aragona, che segue il round qatariota di Losail e quello thailandese disputato in quel di Burinam.

La Ciudad del Motor de Aragòn, è un’impianto molto all’avanguardia situato nel bel mezzo del deserto aragonese, nel territorio della municipalità di Alcaniz, appartenente alla comunità autonoma omonima locale.

Il territorio circostante appare quasi desolante, alla vista sembra non scorgersi quasi nessuna attività umana, men che meno sportiva e calcistica.

Quindi, l’appuntamento di oggi con la nostra rubrica, si chiude qui.

Questo era ieri, il Primo Aprile.

Non è realmente così.

In Spagna il sentimento indipendentista di molte regioni è tuttora ancora forte e lo sport viene utilizzato come cassa di risonanza. Si sa, da che mondo e mondo, che lo sport, in quanto fortemente passionale sa unire le persone con forza ancora più dirompente di quanto le possa dividere. In questo caso, il concetto è un po’ diverso, si tratterebbe di un “uniamoci per dividerci”, ma la geopolitica la voglio lasciare da parte.

Come altri sport, il calcio è fortemente identitario nella penisola iberica e quasi tutte le comunità autonome possiedono la propria selezione locale, più o meno attiva che sia.

La Seleccion Aragonesa de Futbol è la selezione della comunità autonoma d’Aragona,situata nel nord-est della Spagna, confinante con la Francia, avente superficie di 47.719 km², con una popolazione di 1.347.095 abitanti. Il capoluogo è Saragozza, la cui squadra di club più importante, il Real Zaragoza, ha rappresentato una tappa importante per la carriera di giocatori come Luis Helguera, Diego Milito e suo fratello Gabriel, di Josè Luis Chilavert, Kily Gonzales e Cafù, i quali hanno avuto la propria prima opportunità nel calcio europeo proprio grazie a questo club e di Ignacio Camacho, Cani, Fernando Soriano, Alvaro Arbeloa e Alberto Zapater che, tra gli altri, hanno mosso i primi passi verso il professionismo nella capitale aragonese.

Questi ultimi quattro sono stati i calciatori più rappresentativi della selezione calcistica locale, per quanto riguarda la nazionale A, che ha giocato l’ultima partita nel lontano 2006, disputando l’unica partita della sua allora quasi novantennale storia contro una vera squadra nazionale, ovvero il Cile.

Battendolo, per altro, a La Romareda, di fronte a 5.000 spettatori, con il punteggio finale di 1-0, grazie al goal di testa al 91′ di Javi Suarez anch’egli cresciuto nel vivaio biancoblu e che poi ha proseguito la sua carriera in Segunda Divison. C’è anche da dire che, per il suo debutto internazionale, l’avversario non fosse al massimo delle sue potenzialità, ma il tabellino resta invariato e quella serata di fine novembre ha regalato una discreta soddisfazione alla squadra in maglia blu.

L’idea della Seleccion nasce e si concretizza nel 1918, il 18 di giugno, a Valencia, giorno della prima sfida, persa per 5-0, contro la Selezione Valenciana.

Da lì, la nazionale A ha disputato solamente altre 18 partite, compresa quella sopracitata che ha segnato lo storico debutto in campo internazionale, affrontando realtà variegato, compresa la Spagna ‘A’ l’8 dicembre del 1926, con il confronto terminato in parità per 1-1, seguito dal match contro la squadra nazionale spagnola ‘B’ giocata nel ’53, vinta per 4-1 da questi ultimi e lo scontro di Saragozza del 1973 contro il Real Zaragoza, terminato con il risultato di 2-2.

Tutto questo, intervallato dalle due partite del 1958 giocate contro la selezione della regione francese del Bearn, che, se vogliamo mettere i puntini sulle ‘i’, possono essere considerate le prime vere sfide internazionali. Entrambe hanno visto vincitrice la squadra aragonese, con un rocambolesco 5-4 nella prima partita giocata a Pau e un 4-1 ottenuto la settimana successiva, il 22 giugno, in quel di Saragozza.

Prima del 2006, gli ultimi confronti furono contro la Castilla y Leon nel 2002, preceduto nel 1998 da un altro incontro tra le due compagini.

 

Se la nazionale A non svolge un ruolo particolarmente significativo per il movimento calcistico regionale, discorso diverso lo possiamo fare per le categorie giovanili, per le quali la Federacion Aragonesa de Futbol gioca un ruolo rilevate, garantendo un percorso di crescita ai giovani calciatori (e calciatrici) del territorio, con il medesimo ruolo che hanno in Italia le squadre rappresentative regionali e provinciali.

Un percorso di crescita, in tono minore non per qualità, semmai per prestigio, lo garantisce la federazione locale, analogamente a quanto succede nel resto del Regno di Filippo IV, che da modo ai ragazzi che non sono nel giro della nazionale, di confrontarsi comunque contro pari età di regioni diverse, cercando quindi di innalzare l’asticella delle prestazioni.

Le convocazioni per le varie rappresentative, che comprendono anche il calcio femminile ed il calcio a cinque, hanno una cadenza regolare, al fine di cercare di dare continuità negli impegni, incrementando così le prestazioni dei canterani aragonesi e garantendo un percorso di qualità parallelo a quello assicurato dai club.

 

La Seleccion Aragonesa è lì, presente e vigile, pronta a supportare i figli della sua terra in ogni situazione.

Forse è questo il vero significato del concetto di madre patria.

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