Il primo sciopero del calcio italiano: il caso Artico

Isidoro Artico è il terzo accosciato da sinistra: a lui dobbiamo il primo sciopero del calcio
Foto del Catania 1965/66: Isidoro Artico è il terzo da sinistra, nella fila in basso (fonte: Maurizio Maugeri)

Negli ultimi anni è sempre più frequente, nell’universo sportivo in generale, e particolarmente in quello calcistico, il richiamo all’istituto dello sciopero. Quale fu, però, il primo esempio di sciopero del calcio italiano? Dobbiamo tornare indietro al 1978, e al caso che coinvolse Isidoro Artico, allora in forza allo Scicli in Serie D.

Il precedente più celebre: la prima giornata del 2011/12

Quando nell’Agosto del 2011 Damiano Tommasi, presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, proclamò lo sciopero in occasione della prima giornata di campionato, si sollevarono non poche polemiche da gran parte dell’opinione pubblica. Il turno, come molti ricorderanno, fu rinviato da Agosto a Dicembre, poco prima della pausa Natalizia, a causa del mancato rinnovo del Contratto Collettivo di categoria.

Al formarsi di tali avversità è legata, senza dubbio, l’impressione scaturita dai compensi milionari erogati ai giocatori dalle società di calcio. A quest’aspetto si lega la convinzione, diffusa da più parti, che ai calciatori non vada applicato lo status di lavoratore subordinato, in ragione del trattamento privilegiato riservato a suo favore. Eppure, come stabilito dalla legge 91/1981, che per prima ha regolamentato il mondo dello sport professionistico, essi ne possiedono tutti i requisiti.

Infatti, il calciatore è tenuto a lavorare alle dipendenze e sotto l’altrui direzione, come tradizionalmente accade per tutti i lavoratori subordinati, ed allo stesso tempo non solo può vantare numerosi diritti, ma è anche soggetto ad una serie di obblighi di natura comportamentale che limitano il suo comportamento dentro e fuori dal campo.

L’AIC e i primi tentativi di sciopero del calcio

L’emanazione della legge 91/1981 fu il frutto di una lunga trafila di tentativi di sciopero prontamente sventati dall’intervento di FIGC, CONI e addirittura del Governo, costretto a mediare le casistiche più spinose. Il motore dell’azione sindacale fu l’Associazione Italiana dei Calciatori (AIC), nata nel 1968 per iniziativa di Sergio Campana, ex centrocampista di Bologna e Lanerossi Vicenza, e di dieci calciatori di serie A e B tra i quali Gianni Rivera, Sandro Mazzola e Giacomo Bulgarelli.

L’obiettivo dell’AIC era quello di ottenere una norma a tutela della categoria, in contrapposizione alla scelta legislativa adottata nel secondo dopoguerra e votata ad un principio libertario in materia. Al termine del ventennio Fascista, infatti, si optò per un approccio soft e legato al semplice rispetto dei principi costituzionali, in risposta al massiccio utilizzo propagandista fatto dalla dittatura mussoliniana, che vedeva nello sport un mezzo per accrescere la popolarità del regime.

A far saltare il banco, ottenendo l’attenzione dell’intera stampa nazionale, fu il primo caso di sciopero totale dei calciatori, relativo al girone I di serie D, proclamato per il 30 Gennaio del 1977.

Il caso Artico, la punta dell’iceberg

Isidoro Artico fu un calciatore veneto, che giocò gran parte della propria carriera al Sud. Dopo l’esperienza con il Catania, maglia con la quale esordì in Serie A siglando, peraltro, una rete contro il Bologna, si stabilì definitivamente in Sicilia, escludendo tre stagioni giocate a Latina, Savona e Lavello. Nel suo curriculum, le esperienze a Ragusa, Caltagirone e Scicli. Fu proprio in quest’ultima città che si concluse, a 31 anni, la carriera da calciatore dell’esterno di centrocampo. E non fu certo una pagina felice di sport, tanto da essere identificata come il caso Artico.

Dopo mesi in cui il giocatore venne privato del proprio stipendio, messo fuori rosa e addirittura malmenato dal suo Presidente ed alcuni tifosi, Artico denunciò ai giornali la pratica di mobbing messa in atto nei suoi confronti. Le dichiarazioni rappresentavano soltanto la punta di un iceberg destinato ad affiorare nei giorni successivi.
Erano infatti numerosi i calciatori ai quali era riservato un trattamento simile, ma che per paura di perdere il posto di lavoro non si erano mai esposti. Con l’appoggio dell’AIC, tutti i giocatori delle 18 squadre della Serie D, Girone I si astennero dallo scendere in campo in occasione della giornata del 30 Gennaio, respingendo ogni tentativo di accordo e costringendo la Federazione allo slittamento della giornata.

La prima spinta alla Legge 91/1981

Il clamore sollevato dai mass media dell’epoca fu eccezionale, tanto che possiamo individuare tale episodio come uno dei crocevia per la nascita di un’organica legislazione sullo specifico settore. E, come già ricordato, questo avverrà 4 anni dopo, il 23 Marzo del 1981, tramite la legge 91.

Se oggi possiamo parlare di un diritto a favore dei calciatori, professionisti o dilettanti, lo dobbiamo ad un uomo che non ebbe paura di sfidare il muro d’omertà del tempo, ponendosi contro un sistema radicatosi nel tempo. Grazie Isidoro, e lunga vita al calcio pulito!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *