L’ultima grande Champions League del Milan

Maldini Champions 2007 Milan
Maldini alza al cielo la sua quinta Champions, seconda da capitano (fonte: sport10.it)

Qualche impavido cuore rossonero, leggendo la sede della finale Champions del 2007, avrà visto i suoi battiti accelerare allo spasimo.

 

18 Maggio 1994, Stadio Olimpico di Atene, Milan – Barcellona 4-0, con doppietta di Daniele Massaro e singole marcature di Savicevic e Desailly.

Era il Barça di Stoichkov, Koeman, Romario, Guardiola… Spazzato via in 58 minuti

 

Già, sarà proprio la capitale greca ad ospitare l’ultimo atto della massima competizione continentale.

Una sorta di tachicardia che, però, rischia di tramutarsi in una linea piatta. Nel mese di Maggio del 2006, in Italia, scoppia lo scandalo Calciopoli e, tra le società coinvolte, c’è anche il Milan, che secondo le richieste d’accusa rischia addirittura la retrocessione in B e la conseguente esclusione dalle Coppe Europee. La sentenza definitiva di Luglio, però, rasserena gli animi.

30 punti di penalizzazione per la stagione 2005/06 relegano la squadra al terzo posto, che vuol dire turno preliminare.

 

Poche squadre hanno vinto la Champions partendo dalle fasi antecedenti ai gironi. Ce l’ha fatta il Manchester nel 1999, ma soprattutto ce l’hanno fatta lo stesso Milan nel 2003 e il Liverpool nel 2005.

 

Ah, che ferita aperta, quest’ultima…

 

I 6 minuti fatali di Istanbul, Dudek che para tutto, anche inconsapevolmente come capitato sul tiro di Shevchenko ai supplementari, i tiri dal dischetto che, questa volta, non sorridono…

 

Così, l’avventura Europea riparte da una calda serata milanese, senza alcuni grandi trascinatori degli anni precedenti come Rui Costa, Stam e soprattutto Sheva, andati verso altri lidi, e da una difesa quasi rappezzata, date le contestuali assenze di Maldini, Nesta e Kaladze, sostituiti da Simic, il sempreverde Costacurta e il concorde mancino Serginho. 

9 Agosto 2006, a San Siro scendono in campo Milan e una nobile decaduta del calcio europeo, lontana dai grandi palcoscenici ormai da anni. Crvena Zvezda, Stella Rossa.

 

Basta un gol di Pippo Inzaghi a scardinare le resistenze serbe. 1-0, e tutto rimandato al ritorno nella bolgia del Marakana.

14 giorni dopo, Ancora Inzaghi e Seedorf, prima del gol della bandiera di Djuric. Sarà nuovamente Champions, per quest’anno.

 

Il sorteggio di Nyon non riserva al Diavolo un girone particolarmente difficile. Gli emergenti francesi del Lille sembrano l’ostacolo più impervio, meno paura fanno AEK Atene e Anderlecht.

Il gruppo H si apre, il 13 Settembre, in casa contro i greci, in uno stadio tutt’altro che pieno (35.000 spettatori). A spegnere le velleità di Dellas, vecchia conoscenza italiana, e compagni (tra i quali spiccano anche i nostri connazionali Stefano Sorrentino e Bruno Cirillo) ci pensa un 3-0 firmato, ça va sans dire, Inzaghi, con la collaborazione, con una rete a testa, di Gourcuff e Kakà.

Seguono un pareggio a reti bianche contro il Lille e la doppia vittoria contro l’Anderlecht. Con 10 punti in saccoccia e il passaggio agli ottavi già conquistato, si va ad Atene. Nello stesso stadio della finale.

L’impianto casalingo dell’AEK, infatti, è proprio lo Stadio Olimpico Spyros Louis, intitolato alla memoria del primo vincitore di una maratona alle Olimpiadi moderne. Una città, Atene, che ha già riservato parecchie emozioni a noi italiani. Abbiamo già parlato della Champions 1994, ma dieci anni dopo sarà uno stremato Stefano Baldini ad entrare, primo di tutti, dentro lo stadio Panathinako, dopo 42 chilometri di corsa, vincendo così l’ultimo oro delle Olimpiadi ateniesi, ideale successore proprio di Spyros Louis.

Questa volta, però, arriva una sconfitta. Il contestuale pareggio tra Lille e Anderlecht, però, vuol dire primo posto matematico, con l’AEK che rimane a 3 punti, ma con gli scontri diretti a sfavore, e il Lille a 4. L’ultima gara contro i transalpini sarà una passerella per molte seconde linee, e lo 0-2 finale porterà gli avversari diretti ad una storica, prima qualificazione, in quanto l’AEK non va oltre il pari a Bruxelles.

 

La tradizionale pausa invernale serve a dedicarsi al campionato, dove la squadra mette a segno ben 7 vittorie di fila, riscattando un inizio non proprio confortante, e alla Coppa Italia, dove gli ostacoli della serie cadetta Brescia e Arezzo (allenato, in quel periodo, da un certo Maurizio Sarri, subentrato ad un altro nome adesso di rilievo, Antonio Conte) vengono superati non senza difficoltà, prima dell’eliminazione per mano della Roma. In sede di mercato, arrivano il campione del mondo Massimo Oddo e, soprattutto, Ronaldo, tuttavia non utilizzabile in Champions a causa delle presenze già maturate, nella stessa stagione, con la maglia del Real.

 

Così, ci si presenta agli ottavi di finale. Il sorteggio riserva ai rossoneri una vecchia conoscenza: il Celtic, più volte affrontato in passato, non è più la corazzata degli anni ’60, ma è comunque un’avversaria ostica, che si chiude a riccio in difesa tentando le classiche sortite in contropiede. In più, il portiere degli scozzesi, Artur Boruc, para veramente di tutto tra andata e ritorno. Il doppio 0-0 vuol dire tempi supplementari, e soltanto una magia di Kakà spezzerà l’incantesimo all’extratime.

Si va ai quarti, contro il Bayern, e il cammino sembra quasi compromesso quando, nella gara d’andata, giocatasi a Milano, il gigante Van Buyten, professione difensore, con una doppietta costringe il Milan al 2-2. All’Allianz Arena, servirà un pareggio con almeno 3 reti oppure la vittoria. Che puntualmente arriva. E ancora una volta, il sigillo è quello dell’unica, altra vittoria esterna in turni eliminatori. Clarence Seedorf e Filippo Inzaghi. 0-2 finale.

 

La semifinale è poesia allo stato puro. Il Manchester United, sospinto dai giovani Cristiano Ronaldo e Rooney, vince l’andata all’Old Trafford, ma Kakà dispensa emozioni (e una doppietta). Finisce 3-2 per i Red Devils, ma il ritorno a San Siro sarà una sinfonia. Gattuso si francobolla, dal primo all’ultimo minuto, al numero 7 portoghese, di fatto annullandolo, mentre in fase d’attacco la manovra è a tratti avvolgente, coinvolgendo in fase di spinta anche gli inesuaribili terzini Oddo e Jankulovski. Netto 3-0, Kakà, Seedorf, Gilardino.

 

Eccola, Atene. Eccola, la finale.

Eccolo, il Liverpool. Che, ai rigori, ha eliminato il Chelsea. Due anni dopo, ecco l’occasione per la rivincita.

L’unico punto di giunzione tra la finale del 1994 e quella del 2007 è il capitano, Paolo Maldini. Sarà lui a caricarsi sulle spalle la squadra, con una lectio magistralis sul gioco difensivo, a 39 anni. In avanti, sarà Pippo Inzaghi a tramutare in gol le occasioni create, prima deviando in rete una punizione di Pirlo, poi saltando il portiere avversario Reina, depositando in rete. Il resto, inclusa la rete del 2-1 di Kuyt, è inutile da spiegare. Settima Champions, finale di Istanbul riscattata e Paolo Maldini, per l’ultima volta nella sua carriera, solleva al cielo la coppa delle grandi orecchie.

 

La storia è qui. Nothing else to say.

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