Dal Menti a Stamford Bridge: il sogno europeo del Vicenza

Hughes Chelsea Vicenza Coppa delle Coppe
Mark Hughes segna il gol che consegna la finale di Coppa delle Coppe al Chelsea, eliminando il Vicenza (fonte: dailymail.co.uk)

Brivio; Mendez, Belotti, Dicara, Viviani (Stovini 16′ s.t.); Schenardi (Otero 37′ s.t.), Di Carlo (Di Napoli 37′ s.t.), Ambrosini, Ambrosetti; Luiso, Zauli.

Alcuni, a leggere questi cognomi, hanno ancora la pelle d’oca.

Questa non è una formazione qualsiasi, per un’intera città è quasi un passo della Bibbia.

16 Aprile 1998. Sembra passata una vita, ma a Vicenza, quella sera, se la ricordano come se fosse ieri.

Il Vicenza di Guidolin si gioca, allo Stamford Bridge di Londra, l’accesso alla finale di Coppa delle Coppe.

Ebbene sì, carissimi amici. Nella stagione ’96/’97, I biancorossi vinsero incredibilmente la Coppa Italia contro il Napoli, dopo aver eliminato in semifinale il Bologna.

All’epoca, chi vinceva la coppa nazionale di ognuna delle federazioni facenti parte della UEFA, aveva diritto di partecipare alla Coppa delle Coppe, seconda manifestazione europea per importanza. Il vincitore della Coppa delle Coppe, aveva poi il diritto di sfidare la squadra vincitrice della Coppa dei Campioni (poi Champions League) nella Supercoppa Europea.

Il Vicenza, in Europa, è protagonista di una cavalcata di discreto livello. Partendo dai sedicesimi di finale, elimina, in gare di andata e ritorno, lo Shakhtar Dontesk (5-2 complessivo) e gli olandesi del Roda Kerkrade (9-1).

Dopo questi due turni, I veneti incontrano una squadra di assoluto livello. In semifinale c’è il Chelsea del giocatore-allenatore Vialli.

Non solo Vialli, di italiani. In squadra, infatti, ci sono anche Zola e Di Matteo.

C’è da dire una cosa importante. Il Chelsea dell’epoca non era l’armata indistruttibile che siamo stati abituati a conoscere negli ultimi anni. Abramovich sarebbe arrivato cinque anni dopo.

I blues, ai tempi, navigavano a centro classifica della Premiership.

Per rendere l’idea vi faccio un esempio: avete presente la squadra che ogni anno acquista dei giocatori di livello pensando che possano far fare il salto di qualità necessario e poi, a metà anno, ci si ritrova come al solito nelle posizioni di rincalzo? Ecco, loro. Una squadra sfigata.

Comunque, è sempre il Chelsea e bisogna pur sempre andare a Londra, allo Stamford Bridge, per giocare la semifinale di ritorno.

All’andata, il 2 aprile, I londinesi arrivano allo stadio “R. Menti” di Vicenza.

A calendario, secondo loro, era prevista una passeggiata in una cittadina italiana di provincia.

La realtà non era esattamente questa.

Coreografia spettacolare, prima tricolore, poi biancorossa ad accogliere gli inglesi. Lo stadio era, prevedibilmente, tutto esaurito. Era la festa di una città intera, che si trovava alla ribalta nazionale.

L’arbitro Manuel Luiz Vega fischia l’inizio del match. Passano quindici giri di lancette. Lancio lungo dalla trequarti per l’accorrente Lamberto Zauli che, sulla linea dell’area di rigore, aggancia il pallone con un colpo da maestro, spedendo al bar il difensore. Controlla con il destro, si porta il pallone sul sinistro in un lampo e batte a rete. De Goey non lo vede nemmeno partire. Realizza il tutto solo quando capisce che deve raccogliere in fondo al sacco il pallone dell’1-0 per il Vicenza.

I 19.300 spettatori del Menti rimangono con il fiato sospeso per 75′, soffrendo e sudando con la squadra e per la squadra. 75 minuti interminabili, fino al fischio finale, dove il boato della folla sancisce la vittoria dei biancorossi sul Chelsea.

Interminabili sono anche I giorni che il Vicenza dalla semifinale di ritorno.

16 Aprile 1998.

Il Vicenza di Guidolin si gioca, allo Stamford Bridge di Londra, l’accesso alla finale di Coppa delle Coppe.

Il Vicenza atterra a Londra per la partita dell’anno. In casa del Chelsea, ha la possibilità di eliminare i blues, rendendo così inutile la loro stagione.

Nel tunnel degli spogliatoi, le gambe dei giocatori tremano. Non solo per il freddo pungente della sera londinese. I biancorossi, in tenuta grigia, sono consapevoli della posta in palio e lo è anche l’allenatore, che si veste con l’abito migliore che ha, per esprimere il suo calcio al meglio. Tuta e cappellino. Da vero operaio del calcio.

Inizia la partita e, dopo 32 minuti, Zauli fa ancora una giocata delle sue.

Scucchiaia in area un pallone che solo lui sa come, spiazzando tutta la difesa del Chelsea. In mezzo all’area, Luiso si avventa sulla palla con una foga senza pari e scaglia il pallone all’angolino. Il Toro di Sora fa sognare la provincia italiana, zittendo lo Stamford Bridge. 

 

Mancano 58 minuti alla finale di Stoccolma e i blues, in maglia gialla, devono fare tre goal.

Tre minuti dopo, Poyet pareggia la partita ed accorcia la distanza sui 180 minuti.

Nel secondo tempo, il Chelsea ribalta il risultato, con le reti di Zola e Hughes, fissando il risultato complessivo sul 3-2.

In mezzo, un goal regolare annullato a Luiso.

 

A quattro secondi dalla fine, l’occasione che può cambiare la stagione. Pallone alla disperata in mezzo, la difesa del Chelsea è, con la testa, già a festeggiare il risultato e si dimentica clamorosamente di Luiso, che fa rimbalzare il pallone ed è pronto a trafiggere il portiere… ma Ed de Goey è ancora vigile e afferra il pallone. Luiso entra in rete, senza la sfera, lasciandosi abbandonare.

Il direttore di gara Marc Batta emette il triplice fischio che mette fine alla favola del Vicenza.

Luiso, Zauli, Brivio, Di Carlo e compagni, condotti da Guidolin, devono abbandonare l’Europa. Il Vicenza, non la riagguanterà più.

Questa è, in breve, la storia di quando la provincia operaia stava per far soccombere uno dei grandi club inglesi, facendo sognare una città di provincia e, insieme a lei, l’intero stivale.

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