Casale e Novese, gli scudetti delle provinciali

Casale scudetto
ll Casale capace di vincere lo scudetto nel 1913/14 (fonte: calciomemory.com)

Come tutti sanno, la Juventus si è appena aggiudicata matematicamente lo scudetto. Si tratta del 32° titolo per i bianconeri, e del quinto di fila in altrettante stagioni.

Non è la prima volta che una squadra vince il campionato italiano per cinque volte consecutive: la Juventus era già riuscita nell’impresa tra il 1931 e il 1935, primato eguagliato dall’Inter che si impose dal 2005-2006 al 2009-2010, seppure il primo titolo non è stato conquistato sul campo ma solo in seguito al coinvolgimento dei bianconeri nello scandalo Calciopoli. Se i torinesi si confermassero al primo posto anche l’anno prossimo, realizzerebbero un record assoluto in Itala. In quanto al numero di scudetti vinti, nessuna squadra si avvicina a loro, infatti Milan e Inter, le più dirette inseguitrici, sono ferme a 18.

 

Mentre le milanesi possono ambire a ridurre la distanza rispetto alla Juventus, i tifosi di due squadre presenti nell’albo d’oro del campionato italiano, pur contribuendo a rendere il Piemonte la regione più titolata in assoluto, con 48 scudetti, non guardano queste statistiche e, per il momento, non si pongono l’obiettivo di vincere nuovamente lo scudetto. La loro ambizione è attualmente quella di districarsi al meglio nei campionati dilettantistici, ma, cosa non da poco, possono vantarsi di aver portato il tricolore sul petto, anche se solo per un anno. Per loro la Serie A è solo un lontano ricordo, anzi una queste la Serie A vera e propria non l’ha proprio mai vista: il 28 maggio saranno infatti passati 94 anni dalla loro vittoria, e prima che la riforma dei campionati portasse all’attuale competizione, nata nel 1929, erano già retrocessi nelle serie inferiori.

 

Stiamo parlando dell’Unione Sportiva Novese, squadra fondata nel 1919 a Novi Ligure da 3 giocatori. La loro iniziativa ebbe particolarmente successo in quanto raccolsero ben presto molti soci e poterono iscriversi al campionato di secondo livello denominato Promozione del 1920-1921. Dominarono il girone piemontese (non è un errore, Novi Ligure a dispetto del nome è in Piemonte, nell’alessandrino) e conquistarono l’accesso alla Prima Categoria del 1921-1922.

 

Forse qualcuno ricorderà che abbiamo parlato già di quel campionato e delle vicende connesse ad esso nell’articolo sulla squadra lombarda del Casteggio, che partecipo al medesimo campionato. In sintesi quello fu l’anno della scissione tra la federazione, sostenuta dalle squadre più piccole, e le grandi società che volevano un campionato più ristretto. La Novese fu tra le più forti oppositrici alla scissione, anche perché non rientrava tra le migliori 24 che avrebbero avuto il diritto di disputare il campionato principale secondo gli ammutinati, e si iscrissero al campionato F.I.G.C. , che risultò fortemente depauperato nel valore tecnico per l’assenza di praticamente tutte le migliori. Il campionato federale rimase diviso in fasi regionali, che le grandi volevano evitare preferendo macro-gironi, e la Novese non ebbe rivali nel proprio, anche perché non affrontò né Juventus, né Torino, né Pro Vercelli, ma si trovò davanti tra le altre le meno quotate U.S. Torinese e F.C. Pastore. Le 6 squadre vincitrici della fase regionale furono divise in 2 gironi di semifinale. La Novese affrontò il Petrarca Padova, dapprima mai oltre il terzo posto tra le squadre venete, e la neopromossa Pro Livorno, ottenendo 3 vittorie e un pareggio e l’accesso alla finale contro la ligura Sampierdanese. Sia all’andata che al ritorno finì 0-0, quindi si giocò lo spareggio nel campo neutro di Cremona dove la Novese si impose 2-1 e conquistò lo scudetto.

 

Quella stagione è l’unica in cui si hanno due Campioni d’Italia riconosciuti, infatti viene attribuito anche il titolo della Pro Vercelli ottenuto nella Confederazione scissionista. L’impresa della Novese è comunque degna di nota, in quanto si trattava di una squadra appena nata capace di ottenere il massimo nei due campionati a cui prese parte. Ma come sarebbe andato il confronto con le squadre più affermate dell’epoca? Purtroppo non abbiamo una controprova, in quanto al termine della stagione cedettero alcuni dei migliori giocatori e l’anno dopo, nel campionato riunificato a 36 squadre divise in 3 gironi, si salvarono per appena 3 punti. Non riuscirono a ripetersi l’anno successivo; nella prima stagione in seconda divisione mancarono l’occasione per risalire subito nella massima serie per una sola lunghezza. Una crisi societaria portò di lì a poco allo scioglimento della squadra, che dovette poi ripartire da zero. Disputò ancora qualche stagione di serie C, ma non di più; quest’anno è stata retrocessa dalla serie D in Eccellenza.

 

Per raccontare la seconda storia dobbiamo spostarci solo di una sessantina di chilometri da Novi Ligure, rimanendo sempre in provincia di Alessandria, e tornare indietro nel tempo di una decina d’anni rispetto alla fondazione della locale squadra campione d’Italia. A Casale Monferrato, nel 1909, viene fondata da un professore di un istituto tecnico, Raffaele Jaffe, una squadra di calcio. Non era la prima di quella città, ma la Robur, nata qualche anno prima, ebbe vita breve.

Il neonato Casale Foot Ball Club pensava già in grande: il punto di riferimento era la squadra della città rivale di Vercelli, che aveva appena conquistato il secondo scudetto; e venne scelto come colore sociale il nero proprio in contrasto al candido bianco dei vercellesi. Nel 1909-1910 si iscrive in Terza Categoria, campionato all’epoca destinato alle piccole squadre provinciali e alle rappresentative giovanili. Il Casale vinse il proprio girone e chiese direttamente alla federazione di potersi iscrivere al campionato di Prima. L’accesso alle serie superiori non era ancora regolato da un sistema di promozioni e retrocessioni. Ma la FIGC non accettò la richiesta, e allora il Casale partecipò l’anno successivo alla Seconda Categoria, in cui affrontò le seconde squadre di Juventus e Pro Vercelli, finendo dietro di un punto a quest’ultima.

 

La richiesta alla federazione venne inoltrata un’altra volta, infatti il professor Jaffe e i giocatori erano convinti di poter competere nel massimo livello. La FIGC accettò parzialmente: per poter essere promossi, avrebbero dovuto battere in uno spareggio la Libertas Milano.

I casalesi ce la fecero, e poterono partecipare al campionato di Prima Categoria 1911-1912. Dopo una partenza stentata, riuscirono a chiudere al sesto posto su 10 squadre nel loro girone. L’anno dopo si migliorarono: superarono il girone piemontese e arrivarono quarti in quello finale. Nel 1913 furono la prima squadra italiana della storia a sconfiggere una corazzata inglese, il Reading, che aveva battuto tutte le altre squadre incontrate (Genoa, Pro Vercelli e Milan) nella tournée che svolsero in Italia quell’anno. Tutto questo fu il preludio al trionfo dell’anno successivo, in cui si imposero nel raggruppamento piemontese-ligure, e riuscirono a prevalere su Juventus, Inter e Genoa nel girone finale. La finale nazionale contro la vincente del torneo meridionale era una pura formalità: 9 gol in due confronti alla Lazio. Il Casale, nato appena 4 anni prima in una scuola, ce l’aveva fatta, si era laureato Campione d’Italia, e non ci fu nulla da fare per la Pro Vercelli, che si dovette per quell’anno inchinare ai rivali.

Pur non riuscendo più a ripetere l’exploit, rimase ancora a lungo tra le squadre della prima serie, partecipando al campionato secessionista del 1921-1922, riuscendo anche a far parte, a differenza della Novese, ad alcuni campionati di serie A, categoria che salutò per sempre nel 1934. L’ultima partecipazione alla serie B risale al 1946-1947, e da lì iniziò la discesa verso i campionati inferiori. Il Casale ha da poche settimane festeggiato il ritorno in serie D.

 

Purtroppo al professor Jeffe, durante la Seconda Guerra Mondiale, costarono care le proprie origini ebraiche. Nonostante la sua conversione al cattolicesimo, fu deportato e ucciso ad Auschwitz nel 1944. Ma sarà sempre ricordato per aver dato vita a un sogno di alcuni ragazzi, diventato poi quello di una città intera, che dopo 102 anni possiamo ancora trovare scolpito nell’albo d’oro del campionato italiano di calcio. Stagione 1913-1914, campione: Casale.

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