I 10 (più 1) acquisti più stravaganti del Perugia di Gaucci

La categoria dei presidenti istrionici, in Italia, ha sempre avuto successo: da Anconetani, che per primo diede vita, nel nostro paese, un archivio di dati relativo a ben 40000 giocatori, una sorta di Wyscout cartaceo, passando per Massimino, tanto passionale quanto famoso per le sue gaffe nelle interviste, finendo agli attuali Ferrero, Zamparini e lo scaramantico Cellino.

Permettemi, comunque, di elevare un gradino al di sopra degli altri Luciano Gaucci. Alla guida del Perugia, fu artefice non solo della scalata del Grifone dalla C1 a quella Serie A che mancava dal 1981, ma anche protagonista fuori dal campo, con le sue dichiarazioni fuori dall’ordinario e una memorabile lite con il presidente del Bari Matarrese in seguito ad un Perugia – Bari, in cui Renato Olive riportò una frattura dello zigomo in seguito ad una gomitata non ravvisata dal direttore di gara Pellegrino.

Soprattutto, però, furono gli acquisti dei Gaucci e dei suoi fidati collaboratori a destare quantomeno le curiosità degli appassionati di calcio. Se Hidetoshi Nakata è fuori classifica, noi vi proponiamo una classifica degli acquisti più strani (e strampalati, in alcuni casi) effettuati, nel corso degli anni, da quel Perugia:

 

10) Silvio Spann: È l’estate del 2001, quando sbarca a Perugia, direttamente da Trinidad & Tobago, il ventenne centrocampista Silvio Spann, figlio d’arte, in quanto il padre militò in patria e negli Stati Uniti. Sono gli anni di Dwight Yorke, miglior giocatore trinidadiano di tutti i tempi, al Manchester United, ma Spann non avrà le stesse fortune del connazionale: zero presenze in biancorosso, prima di essere girato alla Sambenedettese, sempre di proprietà dei Gaucci, a Gennaio, e di far ritorno in patria a fine stagione. Un infortunio gli impedirà di partecipare al mondiale 2006, ma si rifarà con un gol da 40 metri nella Gold Cup del 2007, seppur inutile, in quanto la squadra perderà 2-1 contro El Salvador e chiuderà all’ultimo posto del suo girone.

 

9) Mirko Pieri: In questo caso, la macchina del tempo si ferma all’estate del 2000. Mirko Pieri, ventiduenne, gioca a Grosseto, nel Campionato Nazionale Dilettanti, e tramite gli uffici del suo procuratore Ferroni riesce ad effettuare un periodo di prova con il Perugia, allora in A, per due settimane, nelle quali convince l’allenatore Serse Cosmi. Mossa azzeccata: l’esterno mancino sarà una delle grandi sorprese di quel campionato, convincendo per qualità e quantità nel 3-5-2 del tecnico umbro, e nella stagione successiva passerà all’Udinese per ben 16 miliardi di lire.

 

8) Ivan Nine Kaviedes: All’arrivo in Italia, al neopromosso Perugia del 98/99, c’è chi parla di un potenziale crack: Ivan Kaviedes, ecuadoregno di appena 21 anni, ha appena entusiasmato gli scout di mezzo mondo grazie alle sue prestazioni all’Emelec, nel massimo campionato locale. Il biglietto da visita parla di 43 reti in 34 partite, quello di sola andata, invece, ha come destinazione il Renato Curi. Soprannominato Nine, nome scelto sulla maglia in onore del numero indossato (9), farà parlare di sé per le avventure tra i letti delle donne perugine (e non solo) e una violenta lite con Zé Maria, sfociata in un’assenza ingiustificata dagli allenamenti e preludio all’addio di fine stagione.

 

7) Ahn Jung-Hwan: Questo calciatore, purtroppo, noi italiani ce lo ricordiamo bene. Giunge in Italia, nel 2000, già ventiquattrenne, dopo aver vinto il titolo di capocannoniere della massima serie coreana con i Daewoo Royals di Busan. Alle spalle, come già accaduto con Nakata, c’è un’operazione di marketing, che tuttavia non si rivela proficua ai livelli del giapponese. 30 presenze e 5 reti in due anni, prima del golden gol segnato a Buffon al mondiale nippocoreano, che portò alla nostra eliminazione agli ottavi. In seguito a quella partita, in cui l’arbitro Byron Moreno sbagliò l’insbagliabile, Gaucci tuonò dicendo che Ahn non avrebbe mai più giocato con la maglia del Perugia, dopo essere stato protagonista della rovina del nostro calcio. Solo recentemente, il giocatore ha dichiarato di essere stato oggetto di discriminazione all’interno dello spogliatoio, emarginato e preso in giro da Materazzi a causa del forte odore di aglio, ingrediente tipico della cucina coreana, che emanava.

 

6) Pablo Guiñazú: Un’autentica meteora a Perugia, campione affermato negli anni successivi giocando in Sud America. Questo è Pablo Guiñazú, centrocampista argentino arrivato in Umbria in vista della stagione 00/01. 14 presenze, senza grossi acuti, coi biancorossi, per poi tornare in patria, dato che il suo passaggio in biancorosso dal Newell’s Old Boys fu oggetto di controversie tra i due club e porterà ad una delibera della FIFA a favore di questi ultimi. È nel suo continente che esploderà il suo talento, che lo porterà ad esordire nella nazionale albiceleste e a vincere una Libertadores, nel 2010, coi brasiliani dell’Internacional de Porto Alegre.

 

5) Jay Bothroyd: Soprannominato The Snake, a causa del suo fisico filiforme e della sua agilità nel reparto offensivo, l’attaccante inglese firma con il Perugia nel 2003, a 21 anni, dopo la scadenza del suo contratto con il Coventry. Carattere scontroso e talento puro: sono queste le costanti della sua carriera, sin dagli esordi, e che si concretizzano anche in Umbria. Con le sue prestazioni in Intertoto, a Cosmi sembra di aver trovato l’ariete perfetto per il suo gioco: reti e prestazioni di alto livello, non replicate in campionato anche a causa di alcuni screzi con l’allenatore. Dopo un anno di prestito al Blackburn, si svincola col fallimento della squadra nel 2005. Nel 2010, mentre gioca in Championship (l’equivalente della nostra B) col Cardiff, riesce addirittura ad esordire in Nazionale.

 

4) Rahman Rezaei e Ali Samereh: Nel 2001 le frontiere del mercato perugino si aprono verso il Medioriente: dall’Iran, arrivano in coppia il difensore Rezaei e l’attaccante Samereh. Se il primo avrà una discreta carriera nel nostro paese, con la maglia biancorossa e quelle di Messina e Livorno, giocando peraltro il Mondiale 2006, Samereh disputerà appena sei gare col Perugia, facendo ritorno, a fine stagione, all’Esteghlal.

 

3) Fernando Rifle Pandolfi: La retrocessione in B, nel 96/97, apre le nuove frontiere di mercato del Perugia di Gaucci. Dal Velez Sarsfield arriva l’attaccante Fernando Pandolfi, soprannominato Rifle (Fucile). Ha già vinto un’Intercontinentale, nel 2004, ma si vocifera non abbia troppa voglia di giocare. La sua avventura inizia benissimo, con una doppietta al Napoli in Coppa Italia, ma si conclude, dopo 6 mesi, con 9 presenze e zero reti. In patria, avrà anche modo di vincere una seconda Intercontinentale al Boca, prima di ritirarsi, nel 2001, ad appena 27 anni. A fine carriera, intraprenderà una nuova esperienza in campo musicale, da chitarrista in diverse band.

 

2) Al-Saadi Gheddafi: Nato nel 1973, il figlio del dittatore libico Muammar coltiva, oltre ai ruoli governativi, una passione per il calcio, che lo porta da una parte a giocare, anche in nazionale (seppure il compianto Scoglio non lo convocherà mai per evitare ingerenze), e a sponsorizzare diversi club in Italia, basti pensare al connubio Juve-Tamoil. Proprio le trattative con i club del nostro paese convinceranno Gaucci a tesserarlo, con l’ingaggio devoluto completamente in beneficenza, ed esordirà nel massimo campionato disputando qualche minuto contro la Juve. Una presenza anche all’Udinese, nel 2005/06, e nessuna alla Samp l’anno dopo, prima del ritiro. Dopo la caduta del regime libico, Al-Saadi è stato arrestato in Niger ed estradato in patria, dove è stato ripreso, in alcuni video, mentre viene torturato dalle milizie islamiche, e rischia la pena di morte.

 

1) Ma Ming-Yu: Sull’onda dell’affare Nakata, Gaucci, nell’estate 2000, compra il già citato Ahn e un centrocampista cinese ventottenne, tale Ma Ming-Yu, in prestito per un miliardo di lire. Già alla prima conferenza stampa, gli occhi dei giornalisti rimangono sorpresi nel vedere un uomo che sembra mostrare almeno cinque/sei anni in più rispetto all’età dichiarata. Una sola presenza in Coppa Italia, contro la Salernitana, saranno il frutto di un fallimento quasi preventivabile: tornerà in Cina, e sarà il capitano della spedizione del coach Milutinovic al mondiale del 2002.

SPECIAL GUEST) Birgit Prinz: Il sogno di mezz’estate di Luciano Gaucci, che nel 2003 provò a portarla al Perugia. Già, Birgit è una donna, punta della squadra della sua città (il Francoforte), e all’epoca, secondo molti, è la migliore giocatrice al mondo. La crociata del presidente del Perugia si risolve in un nulla di fatto: la FIFA non autorizza la Prinz a scendere in campo con i colleghi uomini, e il trasferimento si dissolve ancor prima di nascere. Chiuderà la carriera nel 2013, dopo aver vinto 2 Mondiali, tre medaglie di bronzo alle Olimpiadi, 7 campionati tedeschi e 3 Champions, venendo nominata calciatrice tedesca dell’anno per 8 stagioni di fila, dal 2001 al 2008.

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