Le grandi coppie: Giovanni Galeone e Massimiliano Allegri

Spesso accade, come già raccontato nell’articolo su Novellino e Volpi, che un allenatore richieda espressamente un giocatore già avuto a propria disposizione in una precedente esperienza, perché si è instaurato un certo grado di affinità, per congenialità rispetto al tipo di gioco voluto dal tecnico o, più semplicemente, perché quest’ultimo intravede nel calciatore determinate qualità non presenti tra quelle degli uomini a disposizione.
Può anche accadere, tuttavia, che un determinato atleta venga inserito in un organico già completo e praticamente pronto per il campionato non per volere di chi allena, ma perché è la società, nella figura del direttore sportivo, ad imporlo.

Più o meno, ciò che accadde a Pescara pochi giorni prima rispetto all’inizio della Serie B 1991/92, con Giovanni Galeone riconfermato sulla panchina dopo che i locali hanno appena ottenuto una salvezza in un campionato ricordato più che altro per lo straordinario equilibrio mostrato sul campo: ben cinque squadre, tra cui i biancoazzurri, chiusero il campionato a quota 36, ad appena sei lunghezze dal quarto posto, utile per la promozione in A, occupato dall’Ascoli, ma allo stesso tempo una di esse sarebbe dovuta retrocedere. La classifica avulsa salverà gli abruzzesi, che ricostruiscono la squadra secondo i dettami di Galeone. Il quale, però, non verrà preventivamente informato su un acquisto operato dal lungimirante Pierpaolo Marino: dal Pavia, allora militante in C1, arriva un centrocampista dalla buona tecnica e facilità di corsa.

“Sinceramente, non lo conoscevo”, dichiarerà anni dopo Galeone, “ma dopo tre giorni mi era tutto chiaro. Un gran calciatore sul prato verde e un ragazzo serio e rispettoso, che arrivò nello spogliatoio in punta di piedi e poco dopo ne era già il leader”.
Una capacità innata, quella di prendere le redini di un gruppo di ragazzi, che sarà utile a quel giocatore qualche anno dopo, una volta appesi gli scarpini al chiodo. Non stiamo parlando di un uomo qualunque, ma dell’allenatore italiano più vincente degli ultimissimi anni, Massimiliano Allegri.
Fu così che la parabola dell’allenatore napoletano, ma friulano d’adozione, trovò il primo punto di intersezione con quella del calciatore livornese. E se la matematica ci insegna che due diverse parabole non si possono incontrare più di due volte, dimenticate, per il momento, ogni nozione imparata. E se ve lo dice un laureato in fisica…

Il primo anno di incontro tra Galeone e Allegri si chiude con la promozione in Serie A dei Delfini , a tre anni dall’ultima retrocessione. I tifosi bolognesi più datati ricorderanno la débacle dei rossoblu nella partita giocata all’Adriatico, finita 5-0, chiave di volta della stagione per ambo le squadre: in positivo per il Pescara, in negativo per i felsinei, che chiuderanno, in maniera anonima, nella parte destra della classifica.
Il mese di Giugno del 1992 impone un punto di svolta nella vita di ambo i protagonisti odierni: giorno 7 Galeone non denuncia il tentativo di combine, andato a buon fine, del ds Marino, che, con la squadra già promossa, invita i suoi giocatori a non impegnarsi più di tanto nel match contro il Taranto, valido per la penultima giornata di campionato. L’omessa denuncia gli costerà, più di un anno dopo, 8 mesi di squalifica. Se la notizia finirà sui giornali, per ovvi motivi, solo una volta venuta a galla, ciò che combina Allegri il 29 dello stesso mese gli garantisce immediatamente le pagine di tutti i quotidiani: a poche ore dal matrimonio, il calciatore rinuncia improvvisamente alle nozze con la sua Erika, disertando l’altare.

Sul campo, invece, il gioco sempre volto all’attacco del tecnico agevola il percorso di crescita di Acciuga, che nel massimo campionato, con lo spostamento in avanti, da novello trequartista, rispetto al ruolo di mezzala tradizionalmente rivestito fino all’anno precedente, si rivela discretamente efficiente anche in zona gol. La prima rete arriva dopo meno di un minuto dal fischio d’inizio della seconda giornata, in una partita contro il Milan già sugli annali del calcio per due motivi: la doppia autorete del solitamente infallibile Franco Baresi in appena tre minuti, tra l’undicesimo e il quattordicesimo, e le otto realizzazioni complessivamente messe a segno dopo 39 minuti, per un rocambolesco 4-4. Per la cronaca, sarà un certo Marco Van Basten, nella ripresa, a far pendere la bilancia dalla parte milanista, mettendo sul piatto un cucchiaio d’autore.
Seguiranno, nel corso del campionato, altri undici palloni in fondo al sacco per Max, non sufficienti, tuttavia, per salvare Galeone, esonerato dopo il ko interno col Genoa alla ventiquattresima giornata, ma soprattutto il Pescara, che a fine anno tornerà nella serie cadetta.

L’ottima stagione di Allegri non sfugge al Cagliari, che si aggiudica le sue prestazioni. Nei due campionati e mezzo in Sardegna, l’estro del livornese rimane latente e mai pienamente espresso, tanto che nel Novembre del 1995, quasi mai impiegato, lascia la città e la Serie A per firmare col Perugia, dove, ad inizio anno, è approdato il suo mentore Galeone. Ennesima cavalcata vincente, coronata da 7 reti del trequartista e dalla promozione. L’idillio tra il mister e il presidente Gaucci svanirà nel Dicembre 1996, con l’esonero del tecnico. Privato del suo punto di riferimento, Allegri lascia il Grifo e firma, a gennaio, per il Padova.

Pensate sia finita qui? Assolutamente no.
Novembre 1997, Galeone subentra a Mazzone sulla panchina del Napoli. Dicembre 1997, i partenopei acquistano Allegri. Febbraio 1998, esonero di Galeone. Giugno 1998, Allegri saluta Napoli.
Un filo indissolubile sembra legare allenatore e calciatore, con quest’ultimo che brilla di luce propria solo se guidato da Galeone, mentre al contrario si eclissa con qualsiasi altro tecnico, mostrandosi spesso apatico dal punto di vista del gioco. A 31 anni compiuti, Allegri prova a giocarsi le ultime carte sul campo in quella Pescara che lo aveva visto giocare la sua miglior stagione in carriera, ma in campionato gioca poco e segna meno. Anzi mai. Sarà un caso, ma quando nel 1999/00 viene assunto Galeone, il bruco si schiude e diventa una farfalla, tornando al gol dopo quasi 3 anni d’astinenza.

Al termine del campionato, Allegri prende la decisione di riavvicinarsi a casa, firmando per la Pistoiese, mentre Galeone si avvia alla conclusione della sua avventura come allenatore. Carriera che verrà intrapresa, alla guida dell’Aglianese, dal trentaseienne livornese che, nel 2006, trova, ancora una volta, riparo tra le braccia del suo padre putativo calcistico: dopo l’esonero dal Grosseto, Galeone lo chiama al suo fianco come collaboratore tecnico nel suo ultimo ballo, dando di fatto il via alla brillante carriera ad alti livelli del figlioccio che, già l’anno successivo, vincerà il suo primo campionato a Sassuolo e otterrà la chiamata di Cellino al Cagliari.
Le esperienze successive sono sotto gli occhi di tutti, e Allegri conserva una sana dote di riconoscenza nei confronti di chi ha sempre, fortemente creduto in lui. “Ho avuto la fortuna di avere un maestro come Galeone. Non avrà ottenuto grandissimi risultati, ma mi ha insegnato il piacere del calcio”, dirà senza remore nel corso della sua attuale esperienza juventina.

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