Denis Bergamini, l’angelo insabbiato

La storia di Donato Bergamini, meglio conosciuto con il nome di Denis, è tristemente nota per il suo tragico epilogo. Il 18 Novembre 1989 il giovane centrocampista viene ritrovato morto sulla Strada Statale 106 Jonica, nei pressi di Cosenza, e sulle circostanze dell’accaduto aleggia ancora ben più che un semplice velo di mistero. Le testimonianze dell’epoca, inclusa quella dell’allora fidanzata, sono a tratti contraddittorie e coincidono con la poco credibile ipotesi di suicidio: Denis si sarebbe infatti buttato sotto le ruote di un camion in corsa. Le indagini, prima frettolosamente archiviate, sono state recentemente riaperte dalla Procura di Castrovillari e rubricate come omicidio volontario. È di pochi giorni fa la notizia data dalla stampa secondo cui il procuratore Facciolla starebbe pensando addirittura alla riesumazione del cadavere.

Nato ad Argenta, in provincia di Ferrara, nel 1962, Bergamini assume il nome di Donato in quanto l’ufficio anagrafe del comune emiliano vietò l’utilizzo del nome Denis applicando una legge risalente all’epoca fascista, poi abrogata nel 1966, secondo la quale era vietato l’utilizzo di tutti i nomi di derivazione straniera. Al di là della mera trascrizione nei registri, comunque, sin da subito l’appellativo utilizzato per identificarlo è Denis.

Già a 15 anni, Donato si fa notare nelle giovanili dell’Argentana, con un passaggio quasi naturale e scontato in prima squadra. Esile e snello, doti che poco si addicono al ruolo rivestito (centrocampista centrale), ma allo stesso tempo rapido, eclettico, polmonare, dedito al sacrificio, con tanta sapienza tattica, un’ottima visione di gioco ed un piede educato: uno di quei calciatori che tutti gli allenatori vorrebbero avere nella loro rosa, uno di quelli che fanno sempre comodo e, spesso e volentieri, si rivelano addirittura irrinunciabili. E il suo allenatore dell’epoca affida a lui le chiavi del reparto nel non facile campionato di Promozione.

Come spesso e volentieri accade, le squadre dei centri limitrofi fanno la corsa per accaparrarsi il giovane talento. Nell’estate del 1982, è l’Imolese a prevalere sulla concorrenza, mettendolo in mostra nel campionato di Interregionale (l’attuale D) per una stagione, condita da 24 presenze e due reti, prima del passaggio a Russi, nella medesima categoria, che gli aprirà le porte al professionismo.

Così, nel 1985, le sirene della C1 si fanno largo nella bassa emiliano-romagnola. È il Cosenza, oggi come allora nella terza categoria nazionale, a bussare alle porte del Russi e della famiglia Bergamini.

A 23 anni, per Denis arriva il momento di andare via da casa per tentare il grande salto, sia calcistico che umano, date le centinaia di chilometri che, adesso, lo separeranno dalla sua Boccaleone di Argenta, piccola frazione del centro che gli ha dato i natali.

L’ambientamento in una realtà così diversa da quella abituale, mai facile per i giovani, vede il centrocampista scalare le gerarchie dello scacchiere cosentino in breve tempo, fino alla titolarità indiscussa.

Alla terza stagione con la seconda casacca rossoblu della sua carriera, Bergamini riesce finalmente a compiere il definitivo salto di qualità, contribuendo in maniera decisiva alla vittoria del campionato di Serie C1 1987-1988 da parte del Cosenza, che si traduce in una storica promozione in Serie B attesa da 25 anni.

Raramente i tifosi di una squadra non si innamorano dei centrocampisti washing machine, ovvero quelli che recuperano i palloni sporchi e li rendono giocabili. Se a ciò si somma la passione che Denis mostra sul campo da gioco e la dedizione con cui veste la maglia del Cosenza, ne deriva un rapporto di idolatria indiscussa, che raggiunge il proprio apice con il gol realizzato alla quattordicesima giornata del campionato 1988/89, contro il Licata. La sua prima rete in Serie B.

Un brutto infortunio ad una gamba lo costringe ai box per gran parte della seconda metà di stagione. Ciò nonostante, gli occhi di diversi club hanno già messo il mirino sulle sue qualità, specie su quella versatilità che aveva già spinto sia mister Gianni Di Marzio che Giorgi ad utilizzarlo anche da esterno di centrocampo. Ma quando Parma e la Fiorentina cercano di convincerlo a lasciare il sud Italia, le porte sono chiuse a doppia mandata, una data dallo stesso Bergamini, l’altra dal Cosenza, che nel frattempo ha chiuso al sesto posto in classifica e ad un passo da un’incredibile promozione in A, sfumata solo per la posizione di svantaggio nella classifica avulsa nei confronti di Reggina e Cremonese, giunte a pari merito con i rossoblu e in campo nello spareggio per la quarta ed ultima casella libera nella massima serie.

Sarà l’ultimo campionato concluso da Denis, che a Monza, il 12 Novembre del 1989, da l’addio ad una carriera che sarebbe potuta essere ancora piena di vittorie e soddisfazioni senza che nessuno sia al corrente di questa decisione. O forse, potremmo dire che qualcuno lo avesse già preventivato.

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