Ustica – Lampedusa, il derby delle isole

Ustica Lampedusa derby delle isole
La grafica preparata dall’ASD Ustica in occasione del derby del 2016 (fonte: ASD Ustica)

“Speriamo solo che ci sia bel tempo”…

Neanche troppo casualmente, ambo le telefonate con i dirigenti di Ustica e Lampedusa sono iniziate nello stesso modo, invocando la clemenza meteorologica, in vista della partita che vedrà le due squadre affrontarsi, in casa della prima, domani alle 10.30, per quella che dovrebbe essere l’ultima giornata del campionato di Terza Categoria palermitana.

Dovrebbe, appunto, ma la gara di andata tra le due squadre, inizialmente prevista per il 10 Gennaio all’Orazio Arena (non è un nome celebrativo dello stadio, ma un cognome, peraltro molto diffuso in Sicilia) di Lampedusa, è già stata rinviata due volte (e verrà recuperata solo in seguito alla sfida di ritorno) a causa dell’impossibilità, per la società usticese, di lasciare l’isola, a causa dell’ingrossarsi del mare.

Già, perché, in occasione di ogni trasferta, giocatori e dirigenti sono costretti ad imbarcarsi in direzione Palermo, un’ora e un quarto di percorrenza in aliscafo, nella migliore delle ipotesi, per poi spostarsi verso il campo designato dal calendario. E, spesso e volentieri, i calciatori devono svegliarsi all’alba, se non prima: a causa delle coincidenze con i mezzi di trasporto marittimi, tutte le partite dell’Ustica si giocano la mattina. Ciò nonostante, a volte, capita anche di perdere l’ultimo traghetto verso casa…

La stessa sorte è riservata a coloro che devono sbarcare nell’isola: per tale motivo, la squadra del presidente Filippo Vena, ogni anno, è costretta a recuperare numerosissime gare in primavera, quando è più semplice raggiungere la Sicilia e viceversa.

Per il Lampedusa, invece, le trasferte avvengono in aereo. Pur essendo ubicati in provincia di Agrigento, la società si è sempre iscritta al campionato FIGC di Palermo, in quanto raggiungere la città girgentina in nave richiederebbe molte più ore di quante sono necessarie spostandosi in volo. Anche in questo caso, sono i mezzi di trasporto a decidere l’orario di gioco: in casa è praticamente obbligatorio giocare in mattinata, mentre in trasferta i giocatori di Lampedusa possono permettersi il lusso di disputare le gare in orario pomeridiano.

Destino comune, dunque, per le due squadre, simbolo di un calcio circoscritto alla comunità locale: entrambe le rose sono composte interamente da giovani del posto, e se ad Ustica mister Cannilla può fare affidamento su ragazzi dai 15 ai 24 anni, con qualche elemento di maggior esperienza, a Lampedusa la squadra è giovanissima, infatti solo due calciatori hanno più di vent’anni, mentre la totalità dei restanti è nata nel 1999, con qualche aggiunta tra i 2000. “Avremmo voluto disputare il campionato juniores, per completare al meglio il percorso di crescita della squadra”, ci dice il vicepresidente Sebastiano Pavia, “ma purtroppo la Federazione e le società bistrattano questa categoria, facendola giocare al mercoledì e non al sabato, come accade in gran parte delle altre regioni. Ed io come potrei spiegare ai genitori che i ragazzi dovrebbero disertare la scuola per le partite infrasettimanali?”

Se, dunque, non è necessario elargire rimborsi spese a giocatori provenienti al di fuori delle isole, tuttavia a gravare pesantemente sulle casse societarie è il costo delle trasferte: una stagione di calcio costa tra circa 8.000 euro ad Ustica, ben 30.000 a Lampedusa, con i soci costretti ad autotassarsi e l’attività che prosegue solo grazie al sostegno dei privati e delle sponsorizzazioni, data l’assenza di sovvenzioni a livello politico e federale. “Il massimo che siamo riusciti ad ottenere”, racconta il presidente usticese Vena, “è il pagamento della quota di iscrizione al campionato a carico del Comune, per la parte restante gli sforzi economici sono tutti della comunità di Ustica, che ci permette di continuare a giocare anno per anno”.

Pavia, invece, la butta sull’ironia: “Le squadre di A che si spostano in treno per le partite, spendono meno di noi pur portando al seguito l’intero, corposo staff. La trasferta aerea balla mediamente tra i 2.800 e i 3.000 euro a partita, imponendoci un budget da massime categorie regionali”

Le selezioni delle due isole si sono già affrontate in passato: il primo appuntamento risale a cinque stagioni fa, mentre nel 2013/14 l’Ustica sfidò in casa, al Piano dei Cardoni, la Virtus Lampedusa, iscrittasi in extremis in seguito alla mancata iscrizione della storica GSD, oggi rifondata, al campionato di Prima Categoria. “Più che una semplice partita, fu una grande festa, conclusa con un maxirinfresco negli spogliatoi”, ricorda Vena. “Sugli spalti erano presenti i massimi vertici federali siciliani, e il presidente della FIGC regionale Morgana ci promise che la gara di ritorno l’avremmo giocata al Renzo Barbera di Palermo. Un sogno ad occhi aperti, che si sgonfiò nel momento in cui, a metà campionato, la Virtus si ritirò dal campionato, non riuscendo ad affrontare una stagione in cui la squadra aveva addirittura fissato il proprio campo di casa a Palermo, non avendo più a disposizione il suo dopo che la visita del Papa a Lampedusa l’aveva pressoché distrutto”.

Entrambi i dirigenti, comunque, ci tengono a sottolineare che i rapporti tra le due società sono cordiali. “Ci capiamo al volo, essendo accomunati da problematiche simili. Questo, però, non vuol dire che sarà una partita circoscritta all’ambito amichevole: posso assicurare che l’agonismo non mancherà, né da una parte, né dall’altra. Ci abbracceremo soltanto a fine partita…”, sottolinea Pavia.

Le due gare saranno ininfluenti, ai fini della classifica, per entrambe le squadre. Nessuna delle due è ancora in corsa per i play-off, “ma lo eravamo fino a un paio di settimane fa”, commenta Vena, “poi, purtroppo, non abbiamo retto fisicamente alla lunga serie di partite che siamo stati costretti a disputare praticamente ogni tre giorni, per recuperare quelle saltate a causa del mare”.

A Lampedusa, invece, quest’anno gli obiettivi erano diversi: “Sapevamo che per questo giovanissimo gruppo sarebbe stato un anno di transizione, nel quale prendere le misure contro squadre composte da adulti. Eppure, le soddisfazioni stanno arrivando, sia con la prima squadra che con il settore giovanile da noi costituito. Possiamo dire, con orgoglio, di essere un vero e proprio salvagente per la gioventù lampedusana, che non ha a disposizione nemmeno una palestra in cui allenarsi e, dunque, può giocare a calcio con noi”.

In chiave futura, però, sia ad Ustica che a Lampedusa si punta al salto di categoria, dalla parte dei primi “affinché siano premiati gli ingenti sforzi degli atleti locali, specie coloro che per ragioni di studio vivono a Palermo e ci raggiungono nei week-end per le partite”, mentre scendendo in pieno Canale di Sicilia l’obiettivo è “riportare il GSD ai livelli passati, come la Promozione che si giocava, nella nostra isola, fino al 2001/02. Senza fare, però, il passo più lungo della gamba, ma camminando gradino per gradino. Magari raggiungendo la Seconda già l’anno prossimo…”.

Domenica mattina, dunque, il girone B della Terza Categoria, delegazione di Palermo, vedrà scendere in campo le due rappresentative isolane, al Piano dei Cardoni di Ustica.

Ciò vuol dire che la sveglia a Lampedusa suonerà prestissimo, imbarco sul primo aereo per Palermo, navetta in direzione porto, aliscafo per Ustica e poi, con le forze residue, in campo. Per i lampedusani, per ovvi motivi, sarà la trasferta più onerosa dell’anno. “E per fortuna non facciamo i play-off, risparmiamo il costo di un’altra trasferta!” esclama quasi sarcastico Pavia.

Quella che vi abbiamo raccontato, in poche parole, è l’odissea che affrontano, settimana per settimana, due squadre che, a nostro parere, meriterebbero honoris causa di vincere il campionato, se non altro per gli ingenti sforzi economici necessari per portare avanti il calcio in luoghi dove, altrimenti, le giornate, specie quelle invernali, lontane dagli occhi dei turisti, scorrerebbero lente ed inesorabili.

E chi sostiene che i calciatori sono ventidue scemi che corrono dietro ad un pallone, probabilmente non conosce la passione estrema di realtà come queste…

 

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