Stefano Mazengo Loro, un italiano in Uganda

Stefano Mazengo Loro
Stefano Mazengo Loro, un italiano in Uganda
Stefano Mazengo Loro, un italiano in Uganda (foto tratta dal profilo Twitter del calciatore)

Sono sempre di più gli italiani che giocano all’estero. Quello che una volta era un tabù ormai è una normalità, ma è ancora molto difficile trovare un italiano che giochi in un campionato africano. Quasi impossibile poi, trovarne uno che giochi in una nazione centrafricana. Quasi abbiamo detto, perchè Stefano Mazengo Loro, nato a Padova, è un calciatore italiano professionista che gioca in Uganda.

Gli avi di Mazengo il “costruttore” di un ponte tra Italia e Uganda

Ma come sempre partiamo dall’inizio della storia, che in questo caso non è la nascita di Stefano Mazengo, ma una decisione presa dai suoi nonni materni. Entrambi medici, furono tra i primi a entrare a fare parte della Cuamm, una organizzazione non governativa sanitaria italiana per la promozione e la tutela della salute delle popolazioni africane, fondata nel 1950 con sede a Padova.

Ebbene, dopo essersi spostati partirono per il Kenya per lavorare con il Cuamm, spostando la propria vita dall’Italia al paese africano, nazione in cui nacque loro figlia Annamaria. Dopo alcuni anni trascorsi lontano dal Veneto, la famiglia Dal Lago rientrò in Italia, ma l’Africa li avrebbe ancora attirati a sé.

Infatti nel 1988 in Tanzania, Annamaria Dal Lago conosce Antonio Loro. Lei è di Vicenza, lui di Padova. Lei è pediatra e lui ortopedico. Una coppia di medici che lavorano anche loro per il Cuamm. I due si sposano e hanno quattro figli, due nati in Africa e due in Italia. Il primo a nascere in Veneto, a Padova nel 1994, è Stefano Mazengo.

La passione e l’amore per il continente africano sono palesi. Tutti e quattro i figli della coppia hanno un secondo nome in swahili. Il loro terzogenito si chiama Mazengo, che significa costruttore, colui che costruisce qualcosa.

Il duro ambientamento in Uganda e il ritorno in Italia

Stefano deve ancora compiere 12 anni quando la famiglia fa ritorno in Africa. Questa volta in Uganda. A Kampala. Il cambiamento per i quattro ragazzi è a dir poco radicale. Un ribaltamento di prospettiva incredibile che solo chi abbia vissuto per qualche tempo in Africa può capire a fondo, e che chi abbia viaggiato nelle zone centrali di quel continente può comunque solo vagamente intuire.

E senza dimenticare il problema della lingua. In una intervista, Stefano Mazengo Loro racconta di come dopo poco essere stato iscritto alla scuola internazionale si fosse rotto un braccio. Senza riferimenti linguistici, passò parecchio prima che riuscisse a spiegare agli altri quale problema avesse. Poi però l’Uganda è diventata la sua seconda casa, anche perchè alcuni parenti si trasferirono a loro volta in Africa e vi rimasero per molti più anni. Ma non acceleriamo i tempi, perché la famiglia Loro-Dal Lago, dopo poco tempo, torna a vivere in Italia.

Una promessa delle giovanili che vede quasi svanire il proprio sogno calcistico

Rientrati in Veneto, la vita di Stefano riprende come quella di tanti ragazzi italiani, che giocano a calcio nel settore giovanile di un club. Il nostro protagonista segue la trafila nell’Hellas Verona, distinguendosi per un’ottima tecnica. Il fisico è normale, ma nonostante dei piedi abbastanza educati e un buon senso tattico, Stefano Mazengo Loro non sfonda nel calcio italiano. Non come avrebbe sognato almeno. Non diventa professionista.

Vanno meglio gli studi, che lo allontanano dal percorso dei propri avi spostandolo dal mondo della medicina ad uno più legato alla finanza. Laureatosi in Leisure Managment dividendosi tra la Steden University (Olanda) e la Deusto University (Spagna), consegue poi un Master in Sports Business and Management alla Sheffield Hallam University in Inghilterra.

La passione per lo sport in generale lo accompagna in tutto il suo percorso. Continua sempre a giocare a calcio e in Inghilterra durante il già citato Master finisce per giocare nella Serie B inglese di Futsal. Il sogno di poter essere un professionista del calcio, però, non lo abbandona.

Finite le superiori, Stefano aveva programmato di andare a studiare a Boston, per cercare di diventare professionista in MLS. Capendo di essere ormai troppo vecchio per sperare in un contratto con un club europeo, la sua idea era quella di giocare e studiare negli Stati Uniti. Ma un imprevisto gli fece saltare i piani.

Il sogno però, Stefano Mazengo lo stava per coronare comunque. Anche se in quel momento non poteva saperlo. Ancora una volta, un imprevisto gli cambiò le carte in tavola. Ormai deciso a cercare un lavoro in ambito manageriale, gli si aprì la porta giusta: Kampala. Di nuovo l’Uganda.

Stefano Mazengo Loro, l’unico calciatore italiano in Uganda

La ruota gira nel 2020. Un anno che per la maggior parte del mondo è stato più drammatico che altro. Per Stefano Mazengo Loro, c’è anche stato un lato decisamente positivo. Era in attesa di una risposta dall’Adidas, per andare a lavorare a Norimberga. La risposta però fu negativa. E così, coinvolto da un amico all’età di 26 anni, decise di tentare un provino. Nel Kampala Capital City Authority Football Club.

In Uganda, e in buona parte dell’Africa centrale, le società sfruttano molto l’idea del “provino”. Ci si presenta in un club, si chiede di poter essere visionati, e se la risposta è affermativa si eseguono alcuni allenamenti con la squadra. Se si impressiona qualcuno, allenatore o dirigente che sia, è possibile ottenere un posto in squadra.

E così Stefano ottiene e supera un provino con il Kampala Capital City Authority Football Club e nel 2020, a 26 anni, corona il sogno di diventare un calciatore professionistico. Dalle nostre parti il nome del KCCA non produce alcun effetto, ma in Uganda la squadra è decisamente famosa. Nel momento in cui Loro firma il suo primo contratto da professionista, il club ha vinto 13 Uganda Super League e 10 Kakungulu Cup, l’equivalente della nostra Serie A e Coppa Italia.

Il primo italiano della storia del calcio ugandese si lega al KCCA con un contratto di due anni con una clausola per estenderlo per altri due. Lo stipendio è di 500 dollari al mese. Per avere un’idea del potere di acquisto, un poliziotto ugandese ne guadagna 300. Alcuni giocatori dell’Uganda Super League, tra cui dei compagni di Stefano, arrivano ai 1000 dollari al mese.

Un italiano alle prese col calcio ugandese

Ma com’è il calcio ugandese? Come può impattarvi un calciatore italiano, dotato di buona tecnica e tattica, ma non estremamente fisico? Nelle sue passate esperienze calcistiche, Stefano era sempre stato uno dei migliori a livello tecnico. Anche durante l’esperienza di calcio a 5 inglese, si era trovato bene proprio per la sua capacità di controllo del pallone. Ma in Africa?

In Uganda il padovano si trova a fare i conti con due realtà: la prima sono i terreni di gioco e di allenamento della nazione centrafricana, la seconda è lo stereotipo che noi europei abbiamo del calcio africano, ed in questo caso Ugandese.

Partiamo dalla prima. Stefano, e ogni altro calciatore, deve fare i conti con i campi e le strutture assolutamente non all’altezza di una massima serie calcistica. Campi spesso pieni di buche, senza erba o con ciuffi troppo alti. E così addio eventuale vantaggio tecnico.

E poi c’è lo stereotipo del calcio africano tutta corsa e velocità e niente tecnica e tattica. Se è vero che quest’ultima è molto carente, lo stesso non si può dire sulla tecnica. E la componente atletica in realtà non è poi così differente da quella di altre aree geografiche. Certo, è un miglioramento abbastanza recente, ma ormai anche il calcio africano ha fatto enormi passi avanti.

E Stefano se ne accorge subito. In una intervista ha infatti dichiarato: «Nelle squadre in cui ho giocato sono sempre stato tra i migliori dal punto di vista tecnico. Qui non lo sono mai stato, ma neanche lontanamente. Hanno quel tocco di palla fatato di chi ha giocato per strada senza scarpe adatte e con palloni improvvisati».

Il campionato è molto tecnico oltre che atletico, ma per uno come Loro abituato a fare girare il pallone rasoterra, anche grazie ai trascorsi di futsal, i terreni accidentati dei campi ugandesi sono un problema. E così Stefano finisce per dover modificare il proprio gioco e adattarsi.

Però la tattica, come dicevamo, è ancora un punto debole del calcio ugandese e africano. E mentre in passato Stefano Mazengo Loro si disimpegnava da trequartista, il suo allenatore al Kampala Capital City Authority Football Club lo inserisce nel suo 3-5-2 come centrocampista davanti alla difesa.

Da quella posizione può fare la differenza nell’organizzare il gioco e i movimenti della squadra. Con l’obiettivo di vincere campionato e coppa ugandesi, e magari fare bene in qualche competizione internazionale che la KCCA è purtroppo solita abbandonare già dai preliminari.

La situazione generale del calcio ugandese trovata da Stefano Mazengo Loro

In una intervista, Loro spiega meglio la situazione del calcio ugandese, che purtroppo è simile a buona parte di quello dell’Africa centrale o orientale. Abbiamo già detto delle carenze tattiche, ma dobbiamo ancora una volta sottolineare come i nostri preconcetti siano sempre meno realistici.

Negli ultimi anni, sempre più calciatori ugandesi sono approdati in campionati competitivi sia del nord Africa sia europei. Alcuni di loro hanno giocato e giocano anche in Europa League e Champions League. Questi sono stati o sono tutt’ora professionisti di alto profilo che poi riportano in patria quanto hanno imparato e conosciuto.

E così finalmente si iniziano a vedere sempre più squadre giovanili di spessore. Lo stesso Loro è stato testimone dell’ottima tecnica individuale dei giovani del Capital City Authority Football Club. Come molti Under12 che a suo avviso in Italia giocherebbero titolari nelle giovanili dei club di Serie A.

Il vero enorme fardello sono le infrastrutture e il management. In buona parte dovuto dall’assenza di soldi da investire, che inevitabilmente allontana anche i migliori prospetti non solo nel ruolo di calciatore, ma anche di allenatore e dirigente. Ma uno dei dati più chiari, e che già abbiamo accennato, è quello dei campi da gioco: nel 2020 solo tre squadre dell’Uganda Super League avevano campi in erba (vera o artificiale che sia), le altre formazioni avevano a disposizione campi che da noi si vedono solo a livello amatoriale.

Sulla qualità dei giocatori ugandesi invece, Loro non ha dubbi: «Di talento ce n’è un sacco, per un anno ho lavorato nel nord dell’Uganda, la parte più povera, e pure lì di gente che ha imparato a giocare a calcio per strada ne ho trovata tanta, ma manca quel salto di qualità che si vede nei nordafricani o in quelli dell’ovest».

E ancora meno dubbi li ha sulla passione dei suoi quasi connazionali: «Qui se gioca una partita la Nazionale vedi feste continue, balli, musica… Un’atmosfera che non si trova altrove. Si parla della passione sudamericana o del calore dei turchi, ma in Africa non sono da meno. Anche quando ci sono i big match dei campionati e delle coppe europee i bar sono sempre pieni».

Il razzismo e la paura del diverso, una piaga mondiale

Un lato negativo dell’esperienza ugandese di Stefano Mazengo Loro però c’è. Ed è quello del razzismo. Nel nostro vivere quotidiano, siamo abituati a considerare questo fenomeno verso giocatori di colore o di particolari etnie, ma purtroppo tutto il mondo è paese.

Stefano non è solamente l’unico italiano, ma è anche il solo calciatore bianco (per altro con occhi azzurri) di tutta l’Uganda Super League. E così ecco che anche a quelle latitudini, la paura del diverso ha il sopravvento. Sfottò più o meno pesanti e il nomignolo “mzungu”, che significa uomo bianco, lo seguono sui campi. Per non parlare dei commenti sui social network.

L’ennesima riprova che la conoscenza e la condivisione sono l’unica arma possibile arriva però proprio dalla sua situazione. Anche i suoi compagni di squadra inizialmente lo avevano accolto in maniera fredda, ma col passare del tempo e conoscendosi meglio, le occhiate storte sono sparite. Tanto che lo stesso giocatore padovano ammette che già dopo poco con i compagni sono diventati una famiglia.

Futuro e ulteriori sogni di Stefano Mazengo Loro

Raggiunto il proprio sogno di diventare calciatore professionista a 26 anni nel campionato ugandese, con uno stipendio che si può considerare alto per un africano ma non altrettanto per un europeo immigrato in Uganda, Stefano ha un secondo lavoro. Gestisce la parte finanziaria di una società che organizza crociere sul Lago Vittoria.

E così, avendo due allenamenti al giorno, deve spesso portarsi telefono e computer a bordo campo per averne accesso ad ogni interruzione degli esercizi. Un qualcosa di estremamente faticoso che però guarda al futuro, perché una volta conclusa la carriera da calciatore, potrà continuare quella iniziata grazie alla sua laurea.

Ma Stefano Mazengo Loro rimane un sognatore. Infatti commentando il proprio ingaggio al KCCA ha evidenziato che il campionato ugandese potrebbe essere una vetrina per altre realtà più remunerative come Tanzania, Sudafrica o Israele, e che gli piacerebbe prendere la doppia cittadinanza per poter provare a raggiungere la nazionale e giocare con la maglia dell’Uganda. «Quello si, sarebbe uno splendido sogno» ha dichiarato in una intervista il primo italiano del calcio ugandese.

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