Andrea Grieco e il sogno americano

Andrea Grieco Sampdoria
Andrea Grieco in azione ai tempi della Sampdoria

 

Nel calcio è comune sentire parlare di ragazzi prodigio che non mantengono le aspettative, oppure di pseudofenomeni che si smontano sotto il peso delle prime pressioni…

Ma non è questo il caso.

Oggi parliamo di un ragazzo che, ad un passo dal sogno professionistico, dopo aver anche esordito in Europa League con la maglia della Sampdoria, ha dovuto ricominciare da capo a causa di un brutto infortunio, investendo su sé stesso e tentando l’esperienza negli USA per tornare a spiccare il volo. Il mancato rinnovo della concessione del visto da atleta, però, lo ha costretto a tornare in Italia, ripartendo dall’Eccellenza lombarda e dall’Arconatese. Nelle poche chiacchiere scambiate via mail, comunque, ci è parso di colloquiare con un ragazzo determinato, pronto a riprendere in mano il suo futuro. E, perché no, anche tornando oltreoceano…

Andrea Grieco, classe 91′, nasce a San Giovanni Rotondo, in provincia di Foggia. Ad appena 8 anni, insieme alla famiglia, lascia la Puglia per approdare nel nord Italia, ad un passo dalla Svizzera. A Como, inizia ad indossare le scarpe con i tacchetti, e viene osservato ed acquistato dalla massima espressione calcistica cittadina, il Calcio Como. Nel 2006 arriva la chiamata della Sampdoria, e con la maglia blucerchiata, dopo la trafila delle giovanili, arrivano le convocazioni in Prima Squadra e l’esordio, da titolare, in Europa League, nel 2010, in trasferta con il Debrecen, in Ungheria. Due stagioni in prestito, a Viareggio e Aprilia, nelle quali è tormentato da un doppio infortunio al legamento crociato del ginocchio, e, ristabilitosi, nel 2013 arriva l’esperienza negli USA.

È da qui che inizia la nostra intervista ad Andrea.

 

Cosa ti ha spinto ad andare a giocare negli USA?

Ero in cerca di una nuova avventura per rimettermi in gioco dopo un lungo calvario di 2 anni, e quando è arrivata la proposta del Miami United, allenato dall’ex attaccante dei NY Cosmos Ferdinando De Matthaeis, non ci ho pensato 2 volte.

 

Com’è il livello del calcio americano oggi (specie nel campionato in cui ha giocato, la NPSL)?

Il calcio americano è in forte crescita dal punto di vista tecnico, tattico ed organizzativo, e credo che in pochi anni non avrà nulla da invidiare al calcio europeo. La National Premier Soccer League (NPSL) è una lega semiprofessionistica nazionale dove militano anche le squadre B dei club di MLS (equivalente alla nostra serie A, ndr), NASL e USL PRO oltre ai ragazzi dei college che approfittano della pausa estiva per mettersi in mostra e trovare un contratto da professionista. Il livello può essere paragonato a una Eccellenza/Serie D italiana anche se è un calcio completamente diverso , molto più veloce e fisico, con molta meno tattica rispetto a quello italiano.

 

Suggeriresti alle squadre italiane di investire sui giocatori dei campionati USA?

Ho incontrato diversi giocatori interessanti che mi hanno sorpreso per qualità tecniche e fisiche, e a mio avviso qualcuno già pronto per l’Italia c’è, sicuramente. Credo che le leghe americane meriterebbero maggior considerazione anche al di là dell’Atlantico, e suggerirei assolutamente di seguirlo!

 

Cosa ne pensi del progetto della tua ex squadra, il Miami United?

Il Miami United, nonostante sia offuscato dal nuovo Miami FC, iscritto alla NASL, di cui è coproprietario Maldini e con Nesta allenatore, sta contribuendo alla crescita dell’NPSL e del calcio americano in generale. Entrambe, comunque, stanno portando alla ribalta il calcio in una città come Miami, dove il soccer non è certo l’attrazione principale.

Basta pensare che la proprietà della mia ex squadra, peraltro italiana, sta portando in città giocatori del calibro di Adriano (ex Parma ed Inter) e Julio Cesar Leòn (che giocò in Italia con Reggina, Parma, Genoa e Torino, tra le altre) che, oltre ad alzare il livello del campionato, daranno grande visibilità alla squadra, cosa impensabile fino a poco tempo fa.

Hai avuto modo di esordire in Europa League, sfiorando la serie A. Cosa si prova a giocare competizioni del genere?

L’esordio da titolare in Europa League con la maglia della Sampdoria, dove ho fatto tutta la trafila delle giovanili fino ad affacciarmi con la Prima Squadra, contro il Debrecen è un ricordo bellissimo che porterò sempre con me. Purtroppo, dopo un primo tempo ben giocato, arrivò la sconfitta, ma ricordo ogni minimo dettaglio di quella partita, e se ci ripenso ho ancora i brividi…

 

Qual è il giocatore più forte con il quale tu abbia mai giocato? E contro, da avversario?

Tra Nazionali giovanili e Samp ho avuto la fortuna di giocare con diversi calciatori fortissimi. Quello che mi ha impressionato di più, per qualità, è sicuramente Antonio Cassano. Da avversario invece, dico Iago Falque, che affrontai ai tempi della Primavera quando giocava con la maglia della Juventus. Era chiaro a tutti che sarebbe arrivato ai livelli in cui è adesso.

 

Oggi giochi all’Arconatese. Quali obiettivi ti poni, a livello di squadra e personale?

Qui ad Arconate mi trovo molto bene, c’è una società sana e ambiziosa che vuole andare in serie D il prima possibile. Purtroppo quest’anno il livello delle concorrenti è molto alto: il Varese ha ammazzato il campionato vincendo con 7 giornate di anticipo, nel girone ci sono altre società storiche come Legnano e Saronno, anche se quest’ultima naviga nelle parti basse della classifica, con diversi anni di professionismo alle spalle. Al momento, a 4 giornate dal termine, siamo fuori dalla zona playoff, ma con buone possibilità di rientrarvi e faremo di tutto per centrarli!

 

Ringraziamo Andrea per la grande cortesia e gentilezza con la quale ha risposto alle nostre domande. Il nostro personalissimo augurio è che, per questa stagione, raggiunga i risultati sperati con la maglia dell’Arconatese, e, per gli anni venturi, che possa tornare a calcare i terreni di gioco professionistici!

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