Accursio Sclafani, dalla Sicilia alle panchine maltesi

Accursio Sclafani, in carriera, è stato un ottimo attaccante del calcio dilettantistico siciliano, egregiamente disimpegnatosi tra Eccellenza e Promozione. Al termine della carriera da calciatore, ha intrapreso quella da allenatore e, oltre ad aver aperto un’accademia calcistica nella sua Casteltermini, nell’agrigentino, è entrato a far parte prima dello staff di Giovanni Tedesco, ex centrocampista di Perugia e Palermo, nelle giovanili di quest’ultima squadra, prima di intraprendere la carriera da primo allenatore.

Quando, però, nel 2014, poco dopo essere stato esonerato da quell’Empedoclina in cui aveva strabiliato il pubblico da giocatore, lo stesso Tedesco lo ha richiamato con sé per tentare l’avventura a Malta, lo ha raggiunto, ricostituendo, insieme al fido preparatore atletico Romagnolo, un triumvirato pronto a passare da un’isola del Mediterraneo…all’altra.

1) Dall’Empedoclina, in Promozione siciliana, alla Serie A maltese nello stesso anno. Quali differenze hai notato tra l’universo dilettantistico siculo, che hai calcato per anni, sia da calciatore che da allenatore, a quello semiprofessionistico maltese?

Se, da una parte, l’entusiasmo, la voglia di far bene e la professionalità nello svolgere il lavoro sono rimasti immutati, dall’altra naturalmente grandi differenze sono state dettate dal livello dei giocatori, considerando che la maggior parte dei essi sono professionisti. Ciò, ovviamente, ha portato ad un necessario cambiamento sia sul campo che fuori, studiando continuamente sia i nostri giocatori che quelli avversari. Inoltre, a livello personale, è stato necessario imparare velocemente la lingua locale.

 

2) Dagli Allievi del Palermo al Birkirkara, passando per la tappa di Floriana, sempre al seguito di Giovanni Tedesco. Lavorare al fianco di un ex professionista cosa permette di imparare? E, soprattutto, che stimoli da?

Da quando, nel 2010, ho avuto la fortuna di incontrare nel mio cammino calcistico Giovanni, allenando insieme a lui i vari Bentivegna, La Gumina, oggi in prima squadra, e tanti altri ragazzi che continuano a calcare campi importanti, ho avuto modo di apprendere tantissimo, dalla gestione del gruppo alla lettura veloce della partita, giusto per fare degli esempi. Vedere il suo lavoro sul campo, e soprattutto notare la sua capacità, maturata sul campo, di leggere le situazioni di gioco una decina di secondi prima di me e del resto dello staff, un infinità nel calcio, mi ha sempre stimolato a continuare a studiare e aggiornarmi per essere pronto a soddisfare tutto ciò che lui mi chieda.

 

3) Com’è oggi il livello del calcio maltese? Suggeriresti ai club italiani di investire sui giocatori di questo campionato, anche alla luce delle buone prestazioni offerte da chi è venuto a giocare in Italia nell’ultimo anno?

Il livello del calcio maltese è cresciuto parecchio negli ultimi anni, tanto che le prime 5/6 della classifica potrebbero essere competitive nella nostra Lega Pro, se non addirittura in B. Lo abbiamo dimostrato anche noi in Europa League, tenendo testa, sia all’andata che al ritorno, ad una squadra come il West Ham.

Relativamente ai giocatori partiti da Malta, o passati per l’isola, la splendida annata di Coronado a Trapani è sotto gli occhi di tutti, e si sono ben disimpegnati Rowen Muscat a Pavia e Zach Muscat all’Akragas, senza considerare Conor Borg passato per le giovanili della Roma, ma ci sono anche altri giocatori che, potenzialmente, potrebbero benissimo giocare nei nostri campionati professionistici. I nomi, però, li tengo per me, almeno avremmo la strada spianata se, insieme a Giovanni, dovessimo trovare squadra nell’immediato (ride, ndr).

4) Qual è il giocatore più forte che hai mai allenato? E quello più forte incontrato da avversario?

Senza dubbio, il giocatore più forte è stato Fabrizio Miccoli, un campione dentro e fuori dal campo, per quello che ho avuto modo di vedere. Basta mettere un pallone tra i suoi piedi e tutto nasce da solo, poi è sempre il primo ad arrivare agli allenamenti e l’ultimo ad andare via, disponibile con i compagni, specie i più giovani, a dare consigli con un’umiltà innata, nonostante abbia giocato ai vertici del calcio europeo. Come avversari, mi hanno stupito Zarate e Payet, affrontati in Europa.

 

5) Hai, tuttora, dei punti di riferimento a cui ti ispiri nelle tue metodologie di lavoro?

Il primo, come già detto, è lo stesso mister Tedesco, con il quale, insieme al resto dello staff, condivido alcuni principi di gioco, come la ricerca di un possesso palla continuato, la pronta riaggressione in avanti, le scalate difensive preventive e l’universalità dei giocatori a disposizione, convinti delle nostre idee e del modo di interpretare il calcio. Le stesse teorie che, peraltro, portano avanti tecnici che personalmente studio e ammiro molto, Pep Guardiola così come i vari Montella e Di Francesco, tra i più famosi, ma anche, ad esempio, De Zerbi al Foggia e Romaniello alla Casertana, che hanno fatto benissimo, a mio parere, quest’anno in Lega Pro.

 

6) Alla luce delle esperienze maturate, come si sente oggi l’Accursio Sclafani allenatore? E quali obiettivi si pone per la sua carriera?

Oggi, mi sento veramente felice e gratificato di poter lavorare vivendo a stretto contatto con Giovanni e al resto dello staff. È come essere all’interno di una famiglia, in cui aldilà della grande amicizia che ci lega c’è anche un profondo rispetto ciascuno per l’altro, nonché per il ruolo rivestito da ognuno di noi, anche se in realtà è solo grazie alla mia vera famiglia, composta da mia moglie e dai miei tre bambini, che si sono sacrificati insieme a me in questi anni, se oggi posso vantarmi di aver raggiunto questi traguardi. La mia speranza è di poter rimanere quanto più a lungo possibile con Tedesco e il resto dello staff, con un pizzico di ambizione e determinazione per raggiungere ciò che desidero.

 

Ed è ciò che ti auguriamo anche noi, Accursio, per il tuo futuro.

 

 

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