Accursio Sclafani, dalla Sicilia alle panchine maltesi

Accursio Sclafani, dalla Sicilia a Malta con Giovanni Tedesco
Accursio Sclafani nello stadio del West Ham ai tempi dell’Europa League con il Birkirkara (fonte: agrigentosport.com)

Accursio Sclafani è stato lo storico vice allenatore di Giovanni Tedesco nelle sue avventure passate. In quest’articolo riportiamo un’intervista fatta al tecnico di Casteltermini, in Sicilia, nel 2016, pochi mesi dopo il termine dell’esperienza maltese al Birkirkara.

 

Da Casteltermini a Malta: la storia di Accursio Sclafani

Accursio Sclafani, in carriera, è stato un ottimo attaccante del calcio dilettantistico siciliano, egregiamente disimpegnatosi tra Eccellenza e Promozione. Al termine della carriera da calciatore ha intrapreso quella da allenatore. Oltre ad aver aperto un’accademia calcistica nella sua Casteltermini, nell’agrigentino, è entrato a far parte dello staff di Giovanni Tedesco, ex centrocampista di Perugia e Palermo. Partendo dalle giovanili di quest’ultima squadra ha seguito Tedesco in alcune avventure, prima di intraprendere la carriera da primo allenatore.

Nel 2014, poco dopo essere stato esonerato da quell’Empedoclina in cui aveva strabiliato il pubblico da giocatore, lo stesso Tedesco lo ha richiamato con sé per tentare l’avventura a Malta, al Birkirkara. Sclafani lo ha raggiunto ricostituendo, insieme al fido preparatore atletico Romagnolo, un triumvirato pronto a passare da un’isola del Mediterraneo…all’altra.

La serie A maltese e la coppia con Tedesco

Quali differenze hai notato tra l’universo dilettantistico siculo, che hai calcato per anni, a quello semiprofessionistico maltese?

«Da una parte, l’entusiasmo, la voglia di far bene e la professionalità nello svolgere il lavoro sono rimasti immutati. Dall’altra naturalmente grandi differenze sono state dettate dal livello dei giocatori, considerando che la maggior parte dei essi sono professionisti. Ciò, ovviamente, ha portato a un necessario cambiamento sia sul campo che fuori, studiando continuamente sia i nostri giocatori che quelli avversari. Inoltre, a livello personale, è stato necessario imparare velocemente la lingua locale».

Hai seguito Giovanni Tedesco in diverse esperienze, partendo dagli allievi del Palermo. Lavorare al fianco di un ex professionista cosa permette di imparare? E, soprattutto, che stimoli dà?

«Nel 2010 ho avuto la fortuna di incontrare nel mio cammino calcistico Giovanni. Insieme a lui ho allenato giocatori come Bentivegna e La Gumina, per fare due nomi di chi è approdato in prima squadra. Ci sono stati tanti altri ragazzi che continuano a calcare campi importanti, comunque. Ho avuto modo di apprendere tantissimo, dalla gestione del gruppo alla lettura veloce della partita. Vedere il suo lavoro sul campo mi ha sempre stimolato a continuare a studiare e aggiornarmi per essere pronto a soddisfare tutto ciò che lui mi chieda».

Il livello del calcio maltese… e Miccoli

Com’è oggi il livello del calcio maltese? Oggi Accursio Sclafani suggerirebbe ai club italiani di investire sui giocatori di questo campionato, anche alla luce delle buone prestazioni offerte da chi è venuto a giocare in Italia?

«Il livello del calcio maltese è cresciuto parecchio negli ultimi anni. Le prime 5/6 della classifica potrebbero essere competitive nella nostra Lega Pro, se non addirittura in B. Lo abbiamo dimostrato anche noi in Europa League, tenendo testa, sia all’andata che al ritorno, a una squadra come il West Ham».

«Relativamente ai giocatori partiti da Malta, o passati per l’isola, l’esperienza di Coronado tra Trapani e Palermo è sotto gli occhi di tutti. Si sono ben disimpegnati anche Rowen Muscat a Pavia e Zach Muscat all’Akragas, senza considerare Conor Borg passato per le giovanili della Roma. Ma ci sono anche altri giocatori che, potenzialmente, potrebbero benissimo giocare nei nostri campionati professionistici».

Qual è il giocatore più forte che hai mai allenato? E quello più forte incontrato da avversario?

«Senza dubbio, il giocatore più forte è stato Fabrizio Miccoli, un campione dentro e fuori dal campo per quello che ho avuto modo di vedere. Oltre alle potenzialità tecniche ha un’umiltà innata, ed è sempre disponibile con i compagni, specie i più giovani, nonostante abbia giocato ai vertici del calcio europeo. Come avversari, mi hanno stupito Zarate e Payet, affrontati in Europa».

I riferimenti e le ambizioni di Accursio Sclafani

Hai, tuttora, dei punti di riferimento a cui ti ispiri nelle tue metodologie di lavoro?

«Il primo, come già detto, è lo stesso mister Tedesco. Condividiamo alcuni principi di gioco, come la ricerca di un possesso palla continuato, la pronta riaggressione in avanti, le scalate difensive preventive e l’universalità dei giocatori a disposizione. Le stesse teorie che, peraltro, portano avanti tecnici che personalmente studio e ammiro molto, dal più celebre Guardiola ai vari De Zerbi al Foggia e Romaniello alla Casertana, che hanno fatto benissimo, a mio parere, quest’anno in Lega Pro».

Alla luce delle esperienze maturate, come si sente oggi l’Accursio Sclafani allenatore? E quali obiettivi si pone per la sua carriera?

«Oggi mi sento veramente felice e gratificato di poter lavorare vivendo a stretto contatto con Giovanni e al resto dello staff. È come essere all’interno di una famiglia, in cui al di là della grande amicizia che ci lega c’è anche un profondo rispetto ciascuno per l’altro. Anche se in realtà è solo grazie alla mia vera famiglia, composta da mia moglie e dai miei tre bambini, che si sono sacrificati insieme a me in questi anni, se oggi posso vantarmi di aver raggiunto questi traguardi. La mia speranza è di poter rimanere quanto più a lungo possibile con Tedesco e il resto dello staff, con un pizzico di ambizione e determinazione per raggiungere ciò che desidero».

 

 

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