Come sta il calcio femminile in Italia (e in Europa)?

Sara Gama insegue Oqvist calcio femminile
L’italiana Sara Gama insegue la svedese Oqvist in un Italia – Svezia del 2013 (fonte: corriere.it)

Come sta il calcio femminile in Italia e in Europa? È una domanda che può portare a molteplici risposte, anche per la difficoltà di reperire dati storici sul nostro paese. Un breve inciso della carta stampata ci dà la possibilità di analizzare il deciso calo del nostro movimento, capace di dare filo da torcere agli altri paesi europei appena trent’anni fa.

 

Quando contavamo anche noi

Era il 21 gennaio 1989 quando la Gazzetta dello Sport pubblicava un’inchiesta sulle sue pagine intitolata “Dossier Donna“.
La rosea analizzava minuziosamente la situazione del calcio femminile in Italia sottolineando, tra le altre cose, le similitudini tra uomini e donne dal punto di vista tecnico e fisico, evidenziando anche infortuni identici. In quelle pagine, però, c’era un numero che ancora oggi suona come un vero e proprio miraggio, ed è quello delle praticanti.

Nel 1988, infatti, in Italia secondo quell’inchiesta ben 105.000 donne indossavano gli scarpini ai piedi. Sul fronte opposto i maschi erano approssimativamente un milione e mezzo; una cifra tutto sommato stabile secondo l’ultimo report pubblicato nel 2015 dalla F.I.G.C. (1.073.286 calciatori tesserati nel 2013/2014). Quello che è cambiato invece è il rapporto tra i due sessi. Se sul finire degli anni Ottanta per ogni calciatrice vi erano circa 14 colleghi maschi, con uno scarto del 7%, mentre oggi la forbice si è allargata sino a toccare il 2%.
I motivi di un crollo del genere sono tra i più vari, ma a darci un’idea ancora più ampia sulla situazione c’è anche il report pubblicato dalla UEFA nel febbraio scorso. Il fascicolo offre un ottimo spunto di riflessione per capire la situazione in Europa.

 

Il calcio femminile in Europa

Nell’anno sportivo 2016/2017 nel nostro continente si contano – settori giovanili compresi – 1.270.481 calciatrici, mentre dal punto di vista numerico sono sei le nazioni nelle quali le tesserate superano le centomila. In rigoroso ordine alfabetico, si tratta di Francia, Germania, Inghilterra, Norvegia, Olanda e Svezia. Non è altissimo il numero delle calciatrici professionistiche e semiprofessionistiche: appena 2.853, pari allo 0,2% sul totale.

In Europa la nazione con il maggior numero di praticanti è – come prevedibile – la Germania con 209.713 tesserate, mentre al secondo posto c’è la Svezia (179.050), seguita da Olanda (153.001), Inghilterra (106.910), Francia (106.612) e Norvegia (100.066).

E l’Italia? Il nostro paese si colloca al tredicesimo posto con 23.196 tesserate (comprendenti sia il calcio a 11 sia a 5) con un incremento di 632 unità rispetto alla stagione 2015/2016. Davanti a noi ci sono Russia (23.207), Belgio (25.887), Finlandia (29.048), Spagna (31.831), Turchia (39.233) e Danimarca (63.294). Numeri decisamente diversi rispetto a quelli che si registravano sul finire degli anni Ottanta, ma soprattutto numeri che non hanno nulla a che vedere con quelli delle altre nazioni europee di maggior livello come la Germania, numero 1 nel ranking UEFA e seconda in quello mondiale della FIFA del calcio femminile.

 

La sorpresa Far Oer e il vento del Nord

In Europa però c’è un dato sorprendente e arriva da uno degli Stati più piccoli del nostro continente.
Per farsi un’idea migliore sullo stato delle singole nazioni, infatti, la curiosità può essere quella di paragonare il numero totale delle calciatrici tesserate con la popolazione di ciascun singolo Stato. In questa speciale classifica il dato scontato è che nelle prime cinque posizioni si piazzino altrettanti paesi nordici, dalla maggior tradizione nel settore, ma quello sorprendente è un altro.

La nazione con il miglior rapporto tra calciatrici e popolazione sono le Isole Far Oer. Nel piccolo arcipelago, infatti, sui 50.000 abitanti ben 1.520 sono le calciatrici, vale a dire il 3% della popolazione totale. L’incremento della provincia autonoma della Danimarca – che gode di una propria speciale indipendenza oltre che una nazionale a sé – rispetto alla scorsa stagione è stato di 70 tesserate. Nel 2009/2010 invece erano appena 981 le calciatrici.

Al netto di questo risultato (le Far Oer erano prime anche lo scorso anno in questa classifica), l’unica nazione a superare il 2% del rapporto tesserate/popolazione è l’Islanda con 7.375 calciatrici su 336.000 abitanti. Poi arrivano i colossi Norvegia (1,89%), Svezia (1,81%) e Danimarca, l’ultima con un coefficiente superiore a uno (1,13%) anche se – dati alla mano – rispetto allo scorso anno ci sarebbero 6.042 donne danesi in meno con gli scarpini ai piedi.

 

Le nazioni in decremento o a scarso incremento

La Danimarca è la terza nazione – sempre stando al Report UEFA 2016/2017 – per numero di tesserate perse per strada. La prima posizione di questa classifica spetta alla Polonia, che è passata da 30.370 calciatrici a sole 11.125 (-19.245). Segue poi l’Ungheria (-13.837), la Danimarca, l’Irlanda del Nord (-2.280), la Repubblica D’Irlanda (-1.279), Malta (-944) e Lituania (-908) con numeri notevoli. Il minor decremento è invece quello dell’Albania che rispetto all’ultima stagione ha perso solo 3 giocatrici.
E l’incremento più basso? Anche qui spicca un micro-stato: San Marino è passato dalle 84 calciatrici del 2015/2016 alle 93 del 2016/2017, il rapporto con la popolazione totale (33.000 abitanti) è comunque un buon 0,28%.

I numeri dell’Italia? Ancora una volta il nostro paese non brilla, ma prima di tutto dobbiamo segnalare dei dati importanti. Il Report UEFA 2014/2015 infatti parlava di 20.563 tesserate. Un dato importante se lo paragoniamo al misero 11.987 del 2009/2010. È chiaro che, malgrado un notevole aumento rispetto a otto anni fa, il nostro paese deve ancora fare molta strada per recuperare il tempo perduto e tornare a fasti d’un tempo. Quel 72% di incremento da 2009/2010 a 2014/2015 non può far dimenticare tanto facilmente le 80.000 tesserate perse in meno di trent’anni dal nostro calcio femminile.

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