Marta Di Franco, la guardalinee del “Sei Bellissima”

Un coro che parte con un la senti questa voce rivolto al primo assistente del direttore di gara in un campetto polveroso della Promozione siciliana ed un epilogo facile da immaginare, ma che questa volta resta chiuso nell’immaginazione.

Quel coro, infatti, per l’assistente Marta di Franco si è concluso con un Sei Bellissima, intonato sulle note della famosa ed omonima canzone di Loredana Bertè e immortalato dall’obiettivo della telecamera di un dirigente della società locale del Caccamo, che è ben presto diventato virale facendo il giro delle maggiori televisioni nazionali. La storia del turbinio creato da quel video finito ben presto nei gruppi più famosi dei social è stata talmente fulminea che Marta ha ricevuto le prime telefonate già mentre tornava verso casa da quella partita. “Eravamo ancora per strada quel giorno – racconta – quando prima ho ricevuto una telefonata di un collega siciliano, poi un messaggio da un altro di Roma dove mi parlavano del video, ma non credevo riguardasse il coro ed allora inizialmente ho pensato che potevo aver commesso qualche errore grossolano “. Ed invece in campo Marta di errori non ne aveva fatti, ma quel video di pochi secondi è finito sulla nota pagina Facebook Chiamarsi Bomber, poi da lì in breve tempo su Sky e a Quelli che il calcio.

A onor del vero, dar torto ai tifosi del Caccamo e a tutti quelli che si sono uniti al coro dei complimenti è complicato. Marta di Franco è una ventiseienne che solo una terra complicata e ricca di contrasti e bellezza come la Sicilia poteva riuscire a creare. I capelli scuri a incorniciare un sorriso perenne e gli occhi di ghiaccio dai quali sembrano venir fuori tutti i sogni di una ragazza che ogni domenica corre su e giù a bordo campo, bandierina alla mano e tanta passione nel cuore. Quel coro entra a pieno titolo tra le storie belle che solo lo sport è in grado di confezionare in un mondo molto spesso fermo solo a pensare a profitti e nel quale le offese, anche pesanti, si sprecano. Tanto per restare in tema di contrasti, però, è arrivata Marta e quel coro a lei dedicato a rendere meno pesante l’atmosfera su quel campetto polveroso siciliano. “Quando è iniziato ho pensato che sarebbe stato il solito consiglio su qualche metodo alternativo per usare la bandierina – racconta sorridendo e sottolineando che i tifosi del Caccamo sono sempre stati molto educati -, invece ne è uscita una cosa simpatica che mi ha fatto piacere, ma pensavo fosse una cosa normale. Non mi aspettavo una diffusione simile”. Un eco che ha reso Marta un vero e proprio personaggio non solo tra i suoi colleghi, ma anche tra le tifoserie delle altre squadre. “Sono l’unica assistente di Palermo e vengo designata in queste categorie da sei stagioni, per questo è facile che nei campi mi conoscano ed ora sta capitando che anche altre tifoserie mi dedichino quel coro o mi chiedano di salutarli a fine partita, ma questo ovviamente non possiamo farlo. Spero che a loro basti vedermi uscire dal campo col sorriso. Trovo che tutto ciò sia bellissimo, una cosa di quelle che devono essere nel mondo del calcio dove purtroppo spesso c’è invece violenza ed andare allo stadio sembra sia diventato un modo per sfogarsi e non per gustarsi uno spettacolo”.

Una parola che Marta non usa a caso. Per lei il calcio è sempre stato uno spettacolo da seguire in ogni salsa, oltre che un amore a prima vista che condivide persino col fidanzato, arbitro a cui alcuni giocatori hanno chiesto proprio se conoscesse l’assistente del sei bellissima.

“Quando ero piccola seguivo anche le partite dei giovani e alla domenica mattina mi alzavo alle sette per andare a vedere una squadra di Giovanissimi dove giocava un ragazzino che abitava nel mio palazzo”. Poi col passare del tempo Marta cresce assieme alla passione rosanero per il Palermo. “Andavo a vedere anche i loro allenamenti e pensavo ogni giorno a cosa poter fare nel mondo del calcio perché era lì che volevo stare. In mente avevo il giornalismo sportivo, ma anche la procuratrice o la dirigente”. Invece per Marta la scintilla che le ha fatto prendere la strada che ti porta a vestire una maglia diversa dai ventidue calciatori in campo è nata proprio al Barbera durante una gara dei rosanero del dicembre 2007. “Io ero una steward – spiega -, ma dal campo vidi che uno degli assistenti dell’arbitro era una donna e da quel momento decisi che quello sarebbe stato il mio futuro”. A quel punto Marta inizia a informarsi fino ad arrivare ai primi corsi e ad uscire all’inizio come arbitro, poi diventare assistente dando l’addio definitivo alla danza. “Dovevo scegliere perché tutto questo richiede impegno, passione e sacrificio. In una parola sola serve amore, al punto che anche l’alimentazione diventa una cosa importante da regolare e per me che sono siciliana – sorride – questo è davvero il sacrificio più duro da fare”.

Eppure, nonostante questo amore smisurato, anche per Marta sono arrivati momenti difficili nei quali ha pensato di mollare e dove la domanda “ma chi me l’ha fatto fare?” è riecheggiata nella sua mente. “La scorsa stagione per me è stata difficile per tanti motivi, ma quest’anno voglio migliorare e sto facendo il massimo. I tifosi? In generale il “vaffa” per una decisione dubbia o sbagliata credo che ci possa stare e posso anche accettarlo. La cosa brutta invece è quando ti rendi conto che a dirti le cose più pesanti sono persone per le quali io potrei tranquillamente essere una nipote, questo è davvero molto strano per me”.

Ciò che non è strano, invece, sono gli obiettivi che Marta si pone per il futuro. “Questa vita è dura, perché devi fare tanti sacrifici: non esiste quasi più uscire il sabato, la domenica sei via tutto il giorno e durante la settimana devi allenarti, ma se fosse il mio futuro ne sarei molto felice. In caso contrario farò sicuramente altro, ma al momento tra i tanti obiettivi che mi pongo c’è quello di fare più strada possibile costruendo il mio percorso mattone dopo mattone. Non mi piace parlare di sogni, ma di obiettivi: il mattone più vicino è quello della Serie D, sarebbe bello arrivarci”.

E noi, Marta, te lo auguriamo con tutto il cuore.

 

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