Il Lugo che vinse la Coppa Italia Femminile

Lugo Femminile Coppa Italia Katia Serra
Il Lugo esulta dopo aver vinto la Coppa Italia Femminile. Seconda da sinistra, la giornalista RAI Katia Serra (fonte: ilnuovodiario.com)

Dal cuore della provincia di Ravenna, la storia di una squadra da record: ad oggi, il Lugo Femminile è l’unica squadra calcistica romagnola ad aver vinto un trofeo nazionale con la partecipazione di squadre di massima serie. Dai campionati amatoriali alla serie A, fino alla vittoria in Coppa Italia datata 1996, con Antonella Carta e Katia Serra sugli scudi.

 

Il Lugo Calcio Femminile, miracolo romagnolo

“Nel calcio senza soldi non si va da nessuna parte”. È una frase che rimbomba spesso quando si parla di pallone e, in particolare, quando l’argomento è il calcio femminile. Nel calcio in gonnella i capitali, anche se in misura minore rispetto ai colleghi maschi, servono. Senza non si va da nessuna parte, verissimo, ma ci sono però alcuni esempi virtuosi di come, anche con poco, si possa riuscire a far tanto. E questo vale in particolar modo nella sfera in rosa, dove può capitare che a muovere gli interessi non siano (solamente) i soldi, ma anche la passione delle protagoniste.

È il caso dell’A.C.F. Lugo Calcio Femminile, che all’inizio degli anni novanta salì alla ribalta del calcio italiano. Per capire quel piccolo miracolo romagnolo, però, occorre andare con ordine. Tutto inizia nei primi anni Settanta, quando a febbraio cinque ragazzine, anziché andare a scuola, una mattina si presentano alla UISP di Lugo chiedendo di poter giocare a calcio. Qualcosa di impensabile ai tempi, ma di fronte a loro la disponibilità di Franco Belletti apre le porte ad un progetto che trova subito una promessa: rivedersi a giugno e fare il punto della situazione.

La sorpresa arriva quando il caldo inizia a far sudare i vacanzieri sulle spiagge: di fronte a Belletti ci sono una trentina di ragazze e il progetto può finalmente prendere corpo. In breve tempo il Lugo disputa le prime amichevoli, subisce valanghe di gol e fatica a segnarne, mentre a bordo campo alcuni ragazzi deridono quelle calciatrici ad ogni minimo errore, invitandole a fare altro. Loro, però, non ci stanno e continuano ad andare avanti per la loro strada.

 

La scalata nella piramide calcistica

Accade così che il Lugo Calcio Femminile nel 1986/1987 vinca il campionato di Serie C staccando la seconda classificata Alfonsine di ben cinque punti (un’eternità nell’era dei campionati con due punti a vittoria). La prima annata delle romagnole in B mette però in mostra mille difficoltà di un calcio femminile nel quale comunque iniziano a girare i primi soldi, seppur in modo schizofrenico e volubile. Così nel 1987/1988 la squadra biancorossa si salva grazie al ritiro del Tarquinia, giungendo terzultima con soli sette punti. Nella serie cadetta il Lugo, tra sforzi e passione di pochi concittadini, rimane fino alla stagione 1992/1993, quando i dirigenti decidono di provare la scalata ai vertici.

Il Lugo però non riesce a vincere: trionfa il Milan mentre le biancorosse devono fare uno spareggio contro il Carrara, che perdono 3-2. Sembra la fine di un sogno, ma in Serie A succede che la Reggiana, fresca vincitrice di coppa e campionato, si ritira clamorosamente dal campionato e libera un ulteriore posto proprio in favore del Lugo.
Una sorpresa talmente inattesa che persino i dirigenti romagnoli restano spaesati. I soldi necessari infatti sono molti, e una piccola squadra schiacciata da un Baracca, la squadra maschile, che in quegli anni vive un momento d’oro, fatica a trovare i fondi necessari e persino il campo su cui giocare.

 

L’era Gubbioli

È a questo punto che subentra un personaggio molto amato a Lugo come Luigi Gubbioli. Autotrasportatore, si avvicina alla squadra dopo una pizza con le ragazze e ben presto se ne innamora.

Ma Gubbioli è anche un temerario. La Reggiana di quegli anni formava l’ossatura della nazionale italiana ed era sponsorizzata dalla Zambelli, nota azienda emiliana. Il nuovo presidente si presenta di soppiatto negli uffici dell’azienda e chiede una mano: la ottiene. Così il Lugo si iscrive in Serie A e tessera alcune esperte giocatrici ex Reggiana come Adele Marsiletti, Marina Cordenons e Florinda Ciardi. In più, conferma alcune valide giovani cui affidare il proprio futuro come Marinella Piolanti, Roberta Ulivi, Alessandra Ghirardelli e Katia Serra.

Il primo anno in massima serie finisce con un quinto posto. L’anno dopo, solo Agliana e Torres precedono le romagnole. Di nuovo quinte nel 95/96, le ragazze del Lugo conquistano però un successo che le consacra tra le migliori della nostra regione con la vittoria della Coppa Italia. In quegli anni la mattatrice è Antonella Carta, che gioca la finale contro il Fiammamonza nonostante i postumi di un incidente automobilistico e regala alla squadra una preziosa vittoria. L’unica ottenuta in campo nazionale, ai massimi livelli, da una squadra romagnola.

 

Dal sogno al fallimento

La vittoria di Coppa fa diventare il club biancorosso una mosca bianca nel calcio femminile italiano, allora dominato da colossi come Modena, Pisa, Milan, Torres, Torino, Sesto San Giovanni, Agliana e Verona. Nel 1997/1998 il Lugo sfiora la conquista della seconda coppa nazionale con la sconfitta nella finale contro il Milan.

È con quella finale che coincide, però, la fine di un sogno per la Romagna del calcio in rosa. Con le grandi città sempre un passo avanti dal punto di vista economico, infatti, anche il Lugo entra in difficoltà. Alcuni sponsor lasciano, altri dicono semplicemente di non voler sapere nulla di un movimento che inizia a perdere appeal. Così nel 1998/1999 il Lugo retrocede, non si iscrive alla Serie B e riparte dalla C. Nella terza serie calcistica italiana la squadra rimane per altre quattro stagioni prima di tornare in cadetteria per due stagioni (2003/2004 e 2004/2005) e poi chiudere definitivamente una bella pagina di storia sportiva romagnola.

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