La Pink Bari, l’altra metà dei biancorossi

Più o meno tutti quanti gli appassionati di calcio conoscono bene il Football Club Bari o, più semplicemente come viene detta in città, la Bari. Balzata agli onori di cronaca più volte negli ultimi anni, a causa della grande presenza di pubblico al San Nicola, costantemente lo stadio più popolato della B, ma anche per tristi eventi quali il coinvolgimento di diversi giocatori nelle vicende del calcio scommesse o per le intricate vicende societarie, la società è sia una tra le più gloriose del sud Italia, terza per partecipazioni in massima serie, sia discreta fucina di talenti: basti pensare che tra le file biancorosse hanno militato giocatori del calibro dei campioni del mondo Zambrotta e Perrotta, il perno della difesa della Juventus Bonucci e il diamante grezzo del calcio italiano Antonio Cassano, prodotto del vivaio.

Se, come detto, oggi la squadra lotta in serie B con buoni risultati, in costante lotta per la massima serie, non lontano dal San Nicola un’altra formazione biancorossa sgomita per il medesimo obiettivo. E nonostante un ruolino di marcia impressionante, composto da sole vittorie eccetto una singola sconfitta, è al secondo posto del girone D della serie cadetta, alle spalle della Roma. Basta spostarsi al centro sportivo Campo dei Fiori, dove, lontane dai riflettori, diciotto ragazze sono pronte ad iniziare l’allenamento. Per l’altra Bari, l’articolo determinativo “la” è davvero d’obbligo: si tratta, infatti, della Pink Bari, la compagine femminile cittadina.

La visita alla squadra si apre tra chi mi scambia per un nuovo preparatore e chi mi guarda come se fossi un alieno, riuscendo a percepire fin da subito il clima che c’è da queste parti: sembra di essere arrivati in quella che è una grande famiglia. Sul campo sintetico mister Roberto D’Ermilio, che conta ventitre presenze in serie B, divise tra la maglia biancorossa e quella della Ternana, negli attimi immediatamente precedenti l’allenamento parla ad un gruppo che ascolta attentamente in silenzio, come un vero club professionistico. Dopo, si inizia: bastano pochi minuti e, mentre scambio due parole su quelle che sono le attività della Pink con il vicepresidente Signorile, si scatena un acquazzone, diventato un vero e proprio nubifragio con tanto di grandine, che rende il sintetico dove si allena la squadra un acquitrino al limite della praticabilità.

I miei occhi si posano sulla squadra, convinto di vedere una reazione di sdegno nelle diciotto ragazze.

E invece niente, silenziose come ad inizio allenamento, le calciatrici seguono le direttive dello staff tecnico e continuano l’allenamento come se nulla fosse, dimostrando una professionalità più unica che rara. Nel mio passato arbitrale, ho visto condizioni climatiche e situazione dei campi ben migliori e fiumi di giocatori, quasi tutti uomini, lamentarsi in continuazione. Qui, invece, nessuna reazione negativa, ma solo una dedizione assoluta al lavoro della squadra. In testa al gruppo, Marina Rogazione, capitano storico della squadra, nonché una delle ragazze che mi aveva scambiato per un nuovo preparatore…

Marina è tornata a calcare i campi da calcio lo scorso dicembre, dopo uno stop forzato di un anno e mezzo legato al trasferimento da Bari a Londra per un sostenere un master in giurisprudenza. La maglia della Pink, comunque, è una seconda pelle, e lo dimostra con una frase da vera bandiera, sempre più rare nel calcio maschile.

“Mi sono sempre detta che avrei indossato un’unica maglia nella mia vita, quella della Pink Bari. Ho avuto altre opportunità di giocare, a Londra e a Torino, ma l’amore per questa maglia mi ha sempre fatto declinare ogni offerta.”. Da vera leader, Marina plaude il gruppo: “È anche merito loro se sono riuscita a tornare a dare il massimo dopo il periodo di inattività. Le giovani in rosa da una parte, con la loro grinta e voglia di giocare, spingono noi più esperte a dare il 110%, dall’altra, a volte, ci costringono a porre loro un freno per aiutarle a capire se e dove stiano sbagliando. Ma è anche a ragazze fantastiche come Jenny Piro, nuovo capitano e anima di questa squadra, e del nostro mister se riusciamo a mantenere una mentalità adulta e vincente.”

Mentre la grandine continua a picchiettare sul tettuccio della panchina, mi raggiunge sorridente Isabella Cardone, fino alla scorsa stagione allenatrice della Pink e ora passata dietro la scrivania. La passione per il campo, comunque, è rimasta intatta: ancora adesso, infatti, preferisce farsi chiamare mister. Con lei parliamo di “un progetto che nasce 15 anni fa sui campi di un oratorio, con l’obiettivo di portare le ragazze di una città come Bari ad uno sport come il calcio femminile, allora quasi assente. Abbiamo cominciato con un numero molto esiguo di tesserate, una decina, tra cui la nostra bandiera Rogazione, fino ad oggi, dove possiamo contare un centinaio di ragazze, delle quali circa una settantina sono under 16”

“Ci piacerebbe”, continua, “fare della Pink Bari una società di riferimento per tutto il movimento calcistico femminile sia in Puglia che nell’intero Meridione: per questo, è fondamentale avere uno staff qualificato, giovane e volenteroso come il nostro, composto interamente da laureati, o in procinto di farlo, in Scienze Motorie. Ma non solo: garantiamo alle nostre giovani ragazze sussidi con lo studio e nell’alimentazione, mettendo a loro disposizione anche una nutrizionista, per farle crescere il più possibile all’interno della nostra società. E i risultati ci danno ragione: la struttura base della Pink Bari è costituita da ragazze del vivaio, con una rosa competitiva che ha necessitato di pochi innesti e che sta riservando soddisfazioni in campionato. Inoltre, siamo molto orgogliose delle ragazze nel giro delle Nazionali giovanili e di aver organizzato, lasciando trasparire l’impronta della Pink, l’amichevole della rappresentativa dell’Italia Under 17 contro la Repubblica Ceca a Bitetto.

La speranza è quella di ritornare in Serie A, dopo la retrocessione dell’anno scorso, e crescere ancora a livello di settore giovanile, con il quale abbiamo storicamente ottenuto i migliori risultati, avvicinandoci al mondo maschile e sviluppando sinergie con esso: da circa tre anni lavoriamo con il Bari condividendo obiettivi e competenze, perché noi possiamo imparare molto da loro e viceversa, ad esempio per quanto riguarda determinazione, dedizione, umiltà e sacrificio che abbiamo messo per cercare di raggiungere i risultati raggiunti.”

Intanto, il diluvio non accenna a smettere, tanto da costringere mister D’Erminio a sospendere l’allenamento. Solo in questo momento le ragazze lasciano da parte la professionalità e improvvisano una gara di nuoto sul sintetico (e credetemi, mancava veramente poco affinché quel campo divenisse una piscina), mentre l’allenatore, dopo una rapida doccia, mi parla della sua prima esperienza su una panchina femminile.

“Ho accolto questa sfida con entusiasmo all’inizio della stagione”, inizia, “anche se per me era un mondo completamente da scoprire. Adesso posso senz’altro dire che è un’esperienza positiva, che arricchisce il mio patrimonio personale. Gestire un gruppo femminile richiede un approccio diverso rispetto alle squadre maschili, soprattutto dal punto di vista psicologico e della sensibilità, ma questa squadra, dedita al lavoro e ai sacrifici, mi rende soddisfattissimo della decisione presa. Inoltre, la scoperta del calcio ‘in rosa’ e del mondo Pink Bari per me è stata molto lieta: ho accettato la proposta di prendere in mano questa panchina spinto dalla serietà e dalla possibilità di lavorare con uno staff qualificato e con un’organizzazione decisamente migliore rispetto a moltissime squadre maschili. Il progetto giovanile, che permette alla società di operare su vasta area all’interno di una città come Bari, è chiaramente il fiore all’occhiello di questa realtà, al di là di una prima squadra che, comunque, nonostante l’età media bassissima, sta lottando a duello con la Roma, prima a punteggio pieno, per riagguantare la massima serie, il sogno che tutti noi cerchiamo di raggiungere. Non sarà facile, ma vogliamo provarci: per le valutazioni del caso, attenderemo fine stagione”

Oramai, la mia presenza ha attirato le attenzioni dell’intero ambiente. Sono le ragazze, adesso, a volermi raccontare qualcosa del progetto della Pink: le volontarie sono Francesca Soro e la giovanissima Lucia Strisciuglio, classe ’99.

“Ci impegniamo a portare avanti questo progetto improntato principalmente sulle giovani in una città come Bari, quindi ci mettiamo impegno e fatica” dice la Soro “Bari ci dà comunque un’alta visibilità ed è bello che molti, in città, ci chiedano dei nostri risultati.”

“Speriamo di tornare presto su un campo di Serie A” le fa eco la Striscuglio “cercando di non commettere gli errori del passato per far sì di non perdere la massima serie. Siamo un gruppo molto unito, la nostra età non conta e l’apporto del vivaio lo facciamo sentire. Noi ci siamo.”

Tra le file della Pink, inoltre, c’è anche una giocatrice che ha un cognome noto a praticamente tutti gli appassionati di calcio maschile. Debora, classe ’97, di professione difensore, di cognome Novellino. Già, Debora è nipote di Walter, ex tecnico, tra le altre, di Sampdoria e Napoli e adesso ad Avellino.

“Il cognome? Non è un peso”, racconta, “né tantomeno un problema. Io faccio la mia carriera e mio zio sta facendo la sua. Un consiglio che mi ha dato, comunque, è quello di rimanere sempre umile e continuare per la mia strada.”

Debora ha anche un’altra particolarità. Infatti, nel gennaio 2016 è stata eletta Prima Miss dell’Anno , titolo che l’ha portata a partecipare alle prefinali nazionali di Miss Italia.

“Conciliare il concorso con la mia attività di giocatrice è stato molto semplice. Ho sempre dato la precedenza al calcio, e se avessi voluto continuare con le selezioni avrei dovuto conciliare gli impegni correlati con gli allenamenti. La società, comunque, mi è stata sempre vicina in questa avventura, così come è attenta nel seguire le esigenze di tutti: sarebbe bello ripagarla con la promozione, e terremo duro per raggiungere l’obiettivo. Mi piacerebbe, inoltre, che i nostri sforzi venissero maggiormente apprezzati portando più gente a seguire le nostre partite, sarebbe molto bello”

Debora sorride. Come prima di lei avevano fatto le sue compagne, il mister D’Erminio e la mister Cardone. Il progetto Pink, visto dal vivo, porta addosso il sorriso sul volto di tantissime altre ragazze che, ogni settimana coltivano i sogni di un mondo che, in Italia, è ancora maschile e maschilista. Ma, si sa, la passione non ha sesso, e i sogni, anche quelli che vedono una sfera di cuoio rotolare dentro una rete, vanno inseguiti sempre.

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