Scudetto al petto, ma in Serie D: l’Orange Futsal Asti

In ritardo rispetto alle colleghe, la squadra campionessa d’Italia, l’Orange Futsal di Asti, ha iniziato il proprio campionato lunedì sera, facendo suo il primo match con un rassicurante 13-2 sul campo dei corregionali del Tarantasca.

La prossima settimana, invece, toccherà al Real Mirafiori affrontare gli arancioni di mister Patanè, nel secondo turno della Serie D piemontese.

No, non abbiamo preso un abbaglio. Dopo aver vinto il suo primo scudetto, il sodalizio del presidente Claudio Giovannone ha rispettato quanto promesso in seguito alla finale di Coppa Italia, persa con ben più di qualche episodio dubbio a sfavore degli astigiani, decidendo di non iscriversi al massimo campionato italiano. All’iniziale intenzione di non schierare alcuna formazione senior, dando spazio al solo settore giovanile, è seguita l’iscrizione alla categoria più bassa della scala gerarchica del calcio a 5 per preservare proprio l’attività dei più giovani, specie di quell’Under 21 che, altrimenti, non avrebbe più potuto disputare il proprio campionato, a carattere nazionale. A ciò, è conseguita la rinuncia alla UEFA Futsal Cup, la Champions League della disciplina, alla quale ha preso parte il Real Rieti, seconda classificata, che disputerà anche la finale di Supercoppa Italiana contro il Pescara. A tal proposito, l’Orange Futsal, la scorsa settimana, ha presentato alla Divisione Calcio a 5 la legittima richiesta di partecipazione in quanto vincitrice del campionato, ricevendo però, nella giornata di ieri, l’ufficiale diniego. Un paradosso, se consideriamo che, come visibile nella foto, alla squadra è concesso giocare con il tricolore al petto.

 

Una realtà prolifica, quella dell’Asti, unica squadra italiana capace di ottenere la Serie A, nel 2010, dopo aver operato la scalata dalla Serie D, vincendo tutti i campionati ai quali ha partecipato. Una volta giunta nella massima serie, la squadra è stata trampolino di lancio per diversi giocatori oggi nel giro della Nazionale: su tutti, il capitano Lima, senza dimenticare Patias e il giovane portiere Casassa, astigiano e prodotto del vivaio, oggi secondo di Mammarella all’Acqua e Sapone.

Per conoscere meglio la realtà, abbiamo contattato Marco Caccialupi, direttore generale della società, il quale illustra un progetto societario che “oggi può contare su quasi 200 tesserati, dai più piccini alla Prima Squadra, composta in gran parte da quel gruppo capace di vincere il campionato Allievi pochi mesi fa. Dopo la presa di posizione del presidente, una sorta di protesta verso un sistema di Calcio a 5 nel quale non ci riconosciamo, abbiamo dato maggiore importanza al Settore Giovanile, nato 8 anni fa e via via allargatosi sino ai numeri attuali. Anche grazie ai giocatori che hanno fatto la nostra storia e che oggi ci danno una mano all’interno dello staff tecnico, abbiamo creato un ambiente familiare e allo stesso tempo professionale, con finalità sportive ed educative. Abbiamo tanti giovani di livello che potranno primeggiare in questo sport, qui o altrove. Il sogno sarebbe farlo con noi: non c’è un obiettivo di risalita immediata, ma di crescita. Il resto verrà da sé.”

 

Non possiamo non parlare del campionato di Serie A, come già detto, l’Asti ha rinunciato di sua spontanea volontà.

“Non è stata una decisione facile”, ci dice Caccialupi, “ma a nostro parere doverosa. Così facendo, abbiamo perso diversi giocatori di livello che avevamo in rosa o che avevamo prestato ad altre società, vedi quel Mauro Castagna che ieri ha esordito in Nazionale con una doppietta, del quale l’anno scorso detenevamo il cartellino, lasciando loro la possibilità di giocare in categorie più alte. Vincere lo scudetto era l’obiettivo già fissato da anni e sfumato più volte, partendo da quel campionato 2012/13 nel quale chiudemmo la Regular Season con 16 punti di vantaggio sulle più dirette inseguitrici, per poi perdere in semifinale play-off. Lo scudetto giunto la scorsa stagione è stato meritato e frutto di un progetto pluriennale, che oggi non riterrei del tutto dissolto, in quanto abbiamo una rosa di valore composta da giovanissimi ragazzi locali, il che conferma la nostra propensione ad essere una fucina di livello che può continuare a crescere”.

 

Come già accaduto con mister Capurso, non possiamo non chiedere al DG dell’Orange Futsal, da esperto addetto ai lavori esterno alla massima competizione nazionale, un’opinione sul massimo campionato.

 

“Da quando mi interesso attivamente a questa disciplina”, esclama, “non ho mai visto un campionato così equilibrato, con 4/5 squadre che possono vincere il titolo e numerose outsider pronte a sparigliare le carte in tavola. Le favorite sono su tutte Pescara ed Acqua e Sapone, che non appena potrà puntare sul suo roster al completo tornerà a competere per le prime posizioni, e non sono da sottovalutare un esperto Kaos, la Luparense e il Napoli. Ma occhio anche alle cosiddette piccole: non ci sono squadre materasso, e chi riuscirà a qualificarsi per i play-off potrà dire la sua nella gara singola. Pertanto, realtà come Cogianco, Rieti, Latina ed Imola non sono assolutamente da sottovalutare”.

 

Nella speranza, da appassionati di calcio a 5, che questo sport, a livello nazionale, possa trovare quella dimensione auspicata dall’Orange Futsal e da diversi altri uomini di punta dell’universo del futsal italiano, ringraziamo la società per l’attenzione concessa a Football Pills e auguriamo a Marco Caccialupi, Claudio Giovannone e soci di tornare nelle categorie che competono ad una piazza come Asti. Nella speranza che questo salto indietro sia solo una rincorsa per volare più in alto.

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