Iraq, la grande illusione della Coppa d’Asia 2007

Younes Khalef, capitano dell'Iraq, alza al cielo la coppa d'Asia
Capitan Younis Khalef alza al cielo di Giacarta la Coppa d’Asia del 2007 (fonte: dailytelegraph.com)

La nostra redazione ultimamente mi fa scrivere dei pezzi su cose di attualità, non che mi dispiaccia, ma qui andiamo su quell’attualità un po’ spinosa.

Amici, mi perdonerete l’emozione. E’ dal 2007 che vorrei scrivere un pezzo su questa storia ed ora.. Non so cosa dire.

Oggi andiamo in Asia, in medio oriente. A Baghdad. Capitale di quell’Iraq martoriato dalla guerra al terrorismo voluta dal mondo occidentale, senza più un governo stabile, senza più una guida solida.

Nel 2004 la dittatura di Saddam Hussein è caduta, lasciando il paese mesopotamico in balìa di qualsiasi cosa. Talebani provenienti dai vicini Afghanistan e Pakistan, membri di Al Qaeda e, dulcis in fundo, il ritorno di fiamma della guerra civile tra Sciiti e Sunniti.

L’Iraq, nel 2007, è la polveriera del mondo. Tutta la politica internazionale gira attorno a questo paese, dove, 5000 anni prima, ha avuto origine la civiltà.

E’ stato in Mesopotamia, tra I fiumi Tigri ed Eufrate, dove sono nate queste cose ormai irrilevanti e non utilizzate ai giorni nostri: la ruota, la scrittura codificata e le prime leggi scritte.

Faccio un piccolo excursus. Quando ho avuto modo di vedere, al Pergamon di Berlino, la copia del codice di Hammurabi e la ricostruzione delle porte di Ishtar.. Ho ancora la pelle d’oca.

Nell’attuale Iraq è identificata la nascita di tutto quello che ci ha permesso di arrivare ai giorni nostri.

Con un tetto sulla testa, la poltrona sotto il culo e l’Alienware da 18 pollici a due spanne dal naso, con due telefoni cellulari pronti a squillare e a irrompere nel silenzio confuso dei miei deliri storici.

Questo è l’Iraq ed è per questo che questa storia di riscatto di una nazione, una storia di vari popoli divisi da molti conflitti ma uniti sotto un’unica bandiera, mi tocca particolarmente.

Come dicevo qualche riga fa, è da quando avevo quindici anni che desideravo parlarne. A nove anni di distanza eccoci qui.

Coppa d’Asia 2007, come da tradizione asiatica la semplicità non è di casa. La massima competizione di calcio orientale viene organizzata in ben quattro Stati. Indonesia, Malesia, Thailandia e Vietnam. Ce n’è per tutti I gusti, dalle Petronas Tower di Kuala Lumpur alle foreste impervie del Vietnam. Se ci andate, salutatemi John. Sì lui, John Rambo.

Il girone A si disputò in Thailandia, a Bangkok, il girone B in Vietnam, ad Hanoi e nella Città di Ho Chi Minh, il raggruppamento C in Malesia, negli stadi di Kuala Lumpur e Shah Alam, ed il gruppo D in Indonesia, a Giacarta e Palembang.

L’Iraq si trova nel girone A, con l’Australia, che un anno prima mise in difficoltà l’Italia nei Mondiali tedeschi e che è alla prima partecipazione nella Coppa d’Asia, dopo l’affiliazione con l’AFC ai danni della federcalcio oceanica.

Con loro ci sono anche I padroni di casa thailandesi e la Nazionale dell’Oman.

Il debutto degli iracheni non è dei migliori, 1-1 contro la Thailandia. Goal di Younis Mahmoud, dopo essere andati in svantaggio al sesto minuto, cortesia di un rigore trasformato da Suksomit.

La partita successiva è di quelle che, dopo un esordio del genere, ti possono abbattere definitivamente. Affrontano I canguri australiani.Che, però, hanno esordito in maniera quasi peggiore, agguantando il pareggio contro l’Oman nei minuti di recupero, con il goal di Tim Cahill al 92esimo.

Al Rajamangala National Stadium, davanti a 16000 spettatori, si gioca quella che è, a detta di tutti, una partita chiave per le sorti del girone. Al minuto 23, qualcosa scombussola I piani della squadra allenata dal nostro caro Guus Hiddink, l’olandese che a noi italiani fa tanta paura. L’Iraq passa in vantaggio. A inizio secondo tempo però la musica cambia, al 47° Viduka pareggia I conti. Adesso gli oceanici hanno la partita in pugno, l’inerzia è dalla loro. Ma gli iracheni non ci stanno, al sessantesimo passano di nuovo in vantaggio, che legittimano venti minuti più tardi chiudendo la pratica per 3-1.

L’Iraq ha alzato la testa ed ora guida il girone con quattro punti, in coabitazione con la Thailandia.

A Bangkok, per l’ultima giornata della prima fase, si gioca su due stadi, in contemporanea. L’Iraq gioca al Suphachalasai Stadium, gli basta un pareggio per passare, indipendentemente da quello che succete al Rajamangala. E così è.

L’Australia elimina I padroni di casa, suonandoli letteralmente. 0-4 il risultato finale. La classifica del girone A vede passare come prima l’Iraq, con 5 punti, seguita dagli isolani a 4 punti.

Già qui siamo oltre ogni più rosea aspettativa. A casa, in Iraq, I cittadini sono già soddisfatti di questo ottimo risultato.

A Bangkok, il 21 luglio 2007, va in scena Iraq-Vietnam.

E la furia mesopotamica si abbatte sugli altri padroni di casa. Il risultato finale è di 2-0, i due goal li segna Mahmoud, che sale a quota tre reti nel torneo.

A Baghdad la gente continua a sparare, stavolta cominciano ad essere spari di festeggiamento. La nazionale tricolore è in semifinale, il prossimo avversario è la Corea del Sud.

A Kuala Lumpur I tempi regolamentari ed I supplementari terminano in perfetta parità, a reti bianche. Si va alla lotteria dei rigori, l’epilogo di moltissimi scontri diretti nelle fasi ad eliminazione. Bisogna essere sufficientemente bravi da far goal e leggermente fortunati.

I primi tre rigori per parte entrano senza grossi problemi. Tocca ai sudcoreani che sbagliano; a questo punto, Abdul-Amir porta in vantaggio la sua squadra.

Potenzialmente siamo all’ultimo rigore. Due intere nazioni sono collegate in mondovisione alla tv. Kim Jung-Woo si presenta sul dischetto, prende la rincorsa e…

Sbaglia! L’Iraq va in finale, che si disputa il 29 luglio 2007 al Gelora Bung Kanto Stadium di Giacarta.

Il tripudio per le strade è sempre crescente, l’Iraq è in finale di Coppa d’Asia.

Tra calciatori e tifosi, la consapevolezza di aver raggiunto un traguardo di questo tipo potrebbe creare senso di appagamento oppure spirito di rivalsa. Gli iracheni non sono preoccupati, sanno che i loro giocatori sono quasi invincibili, vogliono dimostrare di essere i più forti, sia come sportivi che come cittadini.

L’avvesario è l’Arabia Saudita, che ha estromesso in semifinale il più quotato Giappone.

Subito dopo il fischio di inizio, il sentore è quello di essere in controllo totale. I sauditi dopo pochi minuti sono in alto mare e l’Iraq, cerca di mettercela tutta per trafiggere l’Arabia Saudita. L’occasione ghiotta e al minuto 72 e Mahmoud non tradisce. Sugli sviluppi di un calcio d’angolo, il portiere saudita esce a vuoto e Mahmoud incorna di testa e segna.

Sono I 18 minuti + 3 di recupero più lunghi ed intensi della vita di ognuna delle persone coinvolte.

Al terzo minuto di recupero, l’arbitro Mark Shield fischia la fine delle ostilità.

L’Iraq è campione d’Asia per la prima volta.

Mahmoud, che ha segnato il primo e l’ultimo goal iracheno della competizione, viene premiato come miglior giocatore della competizione, nel frattempo, in patria, è un delirio. I coprifuoco vengono ignorati, I giornalisti delle tv danno la notizia in lacrime di gioia, la gente fa il bagno nel Tigri, esulta, spara, si abbraccia, piange.

Il 29 luglio non è stata una nazionale a vincere la Coppa, ma un’intera nazione.

I giocatori vennero accolti come eroi, la Coppa d’Asia venne riconsegnata alla AFC con evidenti danneggiamenti, molto probabilmente causa dei festeggiamenti che coinvolsero un’intera nazione.

Purtroppo quello che, all’epoca, venne considerato un forte segnale per la ripresa definitiva del paese, si risolse in una bolla di sapone. Fatta esplodere da uno sparo.

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