Safee Sali, il Beckham malesiano “respinto” in Inghilterra

In Malesia, il calcio non riveste il ruolo dello sport più popolare, superato da hockey sul prato, discipline motoristiche, badminton e addirittura dal Silat Melayu, arte marziale che ha la peculiarità di servirsi di specifiche armi nel combattimento.

Ciò sicuramente è dovuto agli scarsi risultati ottenuti dalla Nazionale del Borneo che, dopo un periodo fortunato a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, con la qualificazione alle Olimpiadi di Monaco di Baviera, nel 1972, e a quelle di Mosca del 1980 cui, però, l’intera delegazione malesiana non partecipò, aderendo al celebre boicottaggio statunitense, ha conosciuto più l’odore delle sconfitte, anche molteplici, rispetto a quello delle vittorie. Così, gli attimi di notorietà internazionale del mondo del pallone si sono limitati alla partecipazione alla Coppa d’Asia del 2007, dovuta all’organizzazione della competizione insieme ad Indonesia, Thailandia e Vietnam. Un bagliore che, però, si è tramutato in figura quasi barbina, in quanto la Malesia, pur ospitando sui propri campi il girone C, è stata l’unica selezione dell’intera competizione a non ottenere nemmeno un punto, subendo 12 reti e segnandone appena una nelle tre partite giocate. Fuori dal campo, invece, molti di voi ricorderanno il campionato malese grazie ai celebri giochi FIFA 97 e FIFA: Road To World Cup 98, nel quale tra le opzioni giocabili figurava la M-League, massima divisione locale.

C’è stato, però, un giocatore nato in Malesia che, qualche anno fa, fu ad un passo dal firmare per una compagine europea.

Il suo nome? Mohd Safee Mohd Sali, meglio conosciuto, semplicemente, come Safee Sali, attaccante classe 1984 soprannominato il Beckham malesiano non tanto per le abilità tecniche, nemmeno per il ruolo rivestito in campo, ma semplicemente per la sua importanza mediatica nel Sud-Est asiatico. Il giocatore, infatti, ha trascorso tutta la carriera tra il suo paese d’origine e la vicina Indonesia, divenendo, in ambo le nazioni, l’idolo delle tifoserie. Proprio per questo, i famosi brand sportivi Adidas e Nike hanno cercato di accaparrarsi la sua figura a fini di sponsorizzazione del marchio nell’area, convinti di avere un sicuro riscontro economico. Ed entrambi, per un determinato periodo di tempo, ne hanno detenuto le prestazioni (prima la casa tedesca, poi quella USA) con un buon margine di profitto.

 

Senz’altro, Sali è stato uno dei migliori calciatori malesi degli ultimissimi anni, autentico trascinatore, a suon di gol, della nazionale il cui soprannome è Harimau (tigre, vero e proprio simbolo del paese, nella lingua locale). È stato grazie alle sue cinque reti, valide per il titolo finale di capocannoniere, che, nel 2010, la Malesia si è aggiudicata la sua prima e finora unica ASEAN Football Championship, torneo a cadenza biennale riservato alle nazionali del Sud-est asiatico. E il clamore delle sue prestazioni, quasi inaspettatamente, è giunto dall’altra parte del mondo: nell’estate del 2011 Cardiff City e Queens Park Rangers hanno ingaggiato una lotta, a suon di provini, per poter acquistare l’attaccante e schierarlo in vista del campionato successivo.

 

Tutto ha una spiegazione, comunque, non esattamente romantica: il livello del giocatore, specie dal punto di vista tattico e del ritmo, non pare essere paragonabile a quello medio della Championship, campionato in cui militano i gallesi, né tanto meno a quello della Premier League, competizione in cui il QPR è tornato dopo quindici anni d’assenza.

E allora, perché questa corsa all’acquisto di un discutibile talento?

 

Le risposte sono molteplici: la prima va ricercata proprio nelle motivazioni economiche precedentemente illustrate. Riuscire ad acquistare Safee Sali vorrebbe dire maggiori, quasi esponenziali, profitti in un’area molto ampia e, fino a quel momento, non in grado di produrre giocatori abili e arruolabili nei principali campionati europei. La seconda è una conseguenza della prima: lo scarso appeal dei campionati del Sud-est asiatico ha spostato le attenzioni dei tifosi dalle competizioni locali alla Premier League, essenzialmente per motivi linguistici, tanto che il calcio inglese è molto più seguito rispetto a quello della zona. E, se vogliamo, anche la terza risposta segue direttamente le due precedenti, in quanto il sogno dei calciofili del Borneo, ed in particolare di quelli malesi, è quello di vedere giocare in Premier un figlio della loro terra. E a chi rivolgersi, se non ai connazionali Vincent Tan, businessman che nel 2010 è divenuto proprietario del Cardiff City, e Tony Fernandes, proprietario della compagnia lowcost AirAsia e grande amico di Bernie Ecclestone e Flavio Briatore, dai quali, nello stesso 2011, l’imprenditore malese ha acquisito il pacchetto azionario della squadra londinese dei Queens Park Rangers?

 

Tutto sembra fattibile: ambo le squadre testano il giocatore, e ad avere la meglio, forte della categoria superiore, è il QPR. Tuttavia, le possibilità di trasferimento si schiantano, letteralmente, nell’impossibilità di richiedere il permesso di lavoro, conditio sine qua non per permettere ad un giocatore non europeo di giocare nel Regno Unito, in una qualsiasi delle quattro federazioni calcistiche. Se il primo requisito richiesto, quello di aver giocato almeno il 75% delle gare disputate dalla nazionale di appartenenza nell’ultimo biennio, risulta essere pienamente soddisfatto, non lo è il secondo, una norma introdotta nel 1999 che non permette il tesseramento di un calciatore non comunitario la cui nazionale non sia tra le prime settanta al mondo. E la Malesia naviga, inesorabilmente, intorno alla posizione numero 150.

 

Errata è la notizia, riportata all’epoca dei fatti da alcuni media italiani, che Safee Sali non fu tesserabile per una direttiva UEFA applicabile alle federazioni associate: se fosse in vigore questa norma, ad esempio, il Cagliari non avrebbe mai potuto far proprio il nordcoreano Kwang Song Han, protagonista al Torneo di Viareggio e in panchina domenica scorsa contro la Lazio. Le motivazioni, dunque, vanno esclusivamente ricercate nella normativa interna della FA, che ha tarpato le ali del calciatore, dei presidenti e di milioni di fan asiatici. La carriera di Safee Sali, ancora in corso, si è esclusivamente sviluppata tra Malesia ed Indonesia, senza aver avuto la possibilità, a causa di un cavillo burocratico, di inseguire un sogno chiamato Premier League.

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