Le meteore del calcio: John Aloisi, il “bomber” australiano

“Gli attaccanti fanno vincere le partite, le difese i campionati”.

 

John Gregory, ex calciatore ed ora allenatore inglese, è l’ipotetico autore di questa frase. Non sappiamo se l’abbia effettivamente proferita o meno, ma un’eco, in qualche modo, deve essere giunta sulle rive del Po, nel pieno della Pianura Padana.

Cremona, novembre 1995: la squadra locale, alla terza stagione consecutiva in A, naviga nei bassifondi della classifica, avendo totalizzato appena due punti in dieci gare. E siccome da queste parti vincere il campionato, a prescindere dall’inizio thriller, è una lontana chimera, il tecnico Gigi Simoni chiede allo storico presidente Luzzara di investire sull’attacco, nel mercato di riparazione. E viene accontentato: un solo acquisto, proveniente dall’Anversa, anche se nato e cresciuto esattamente dall’altra parte del mondo.

 

Adelaide, all’estremo sud dell’Australia, è la classica città del paese dove il calcio è costretto a sgomitare con i più seguiti rugby e cricket, e perfino con il football australiano, per avere un minimo di visibilità in TV. E, come spesso accade da queste parti, non mancano le comunità di origini europee: su tutti, croati e polacchi, ma anche gli italiani. Rocco, detto Rocky, Aloisi è uno di questi: nato a Careri, in Calabria, si trasferisce qui, nel 1956, insieme alla famiglia, alla ricerca di un futuro migliore. Il sogno australiano è fatto di stenti, momenti difficili, vita nelle difficili periferie delle grandi città, ma anche di gioie: il 5 Febbraio del 1976, quattro anni dopo il fratello Ross, nasce John Aloisi. Colui che farà esplodere di gioia il cuore dei suoi connazionali.

 

John comincia a tirare i primi calci al pallone nelle squadre giovanili del luogo, allenato dal padre, e riesce a esordire nella massima serie australiana appena sedicenne, nel 1992, con la maglia dell’Adelaide City. Dimenticate il campionato di adesso, che nonostante non sia di livello eccelso ha avuto il suo momento di notorietà anche in Italia, con l’approdo a Sydney di un Del Piero a fine carriera: quello di allora possiede un livello ancor più mediocre, i seguaci scarseggiano e la possibilità di sfondare a grandi livelli sono ridotte al lumicino. Così, John percorre il tragitto inverso rispetto al padre e va in Europa, in un’altra città, guarda caso, simbolo dell’emigrazione dal Sud Italia: Liegi.

La carriera di Aloisi nel Vecchio Continente parte allo Standard, dove milita qualche mese nelle giovanili prima di essere girato, non ancora maggiorenne, in prestito all’Anversa, piazza di minor profilo ed ideale per prendere confidenza con il campo e la filosofia del calcio europeo. In due anni e mezzo, nonostante la giovanissima età, John racimola 35 presenze e 7 reti. Quanto basta per attirare le attenzioni della Cremonese, alla ricerca di uno di quei centravanti d’area che non lasciano scampo alle difese, per arricchire un attacco fin troppo sterile.

 

Lontano dalla Calabria, sì, ma un componente della famiglia Aloisi è tornato in Italia.  E lo fa con una partenza di quelle col botto: dopo appena due minuti, alla sua prima da titolare, John sigla la rete dell’uno a zero. Un gol da record: mai nessun calciatore straniero, in Serie A, aveva segnato dopo così poco tempo. Nemmeno Platini, Maradona e Van Basten, per fare qualche nome. La partita in questione, Cremonese – Padova, finisce 2-1 per i grigiorossi, che si assicurarono un importante scontro diretto per la salvezza. L’entusiasmo è alle stelle, tutto lascia presagire una rapida risalita, grazie all’apporto di un vero bomber. Il 7-1 ottenuto appena due settimane dopo contro il Bari, oltre ad entrare nella storia del club quale vittoria con maggior margine di gol nella massima serie, porta ancora una sua firma. Ma, come spesso succede nel calcio, tutto scivola via troppo velocemente: dopo essere stato innalzato a eroe per qualche settimana, Aloisi si trasforma in un giocatore normale, il livello delle sue prestazioni cala progressivamente e la squadra inanella una serie di risultati negativi che sanciranno la retrocessione in B con il penultimo posto in classifica finale.

 

Nonostante l’ambiente reputi Aloisi inadeguato per il campionato italiano, la Cremonese lo conferma anche nella serie cadetta con l’obiettivo risalita. E probabilmente chi non credeva nel buon John, in fondo, tutti i torti non li aveva: pur giocando da titolare quasi tutte le gare, il bottino di reti totali si incrementa di appena due unità. Non solo: la squadra segue le orme del suo centravanti e, nonostante una rosa quotata a stazionare in posizioni ben più prestigiose, retrocede nuovamente, compiendo il doppio salto all’indietro dalla A alla C1 in due anni. Quanto basta affinché Aloisi, a suo modo, ricalchi le orme paterne, emigrando verso un’isola anglofona: oltre lo stretto della Manica, c’è la possibilità di costruirsi una nuova vita, e la giovane età può dare una mano.

 

Tra la First Division (antenata della Championship) prima e la Premier League poi, John trova, con le maglie di Portsmouth e Coventry, una media-gol nettamente migliore rispetto a quella italiana, senza comunque lasciare i segnali sperati. Così, nell’estate del 2001, è la volta della Spagna e dell’Osasuna, dove, nelle quattro stagioni disputate, finalmente Aloisi trova la sua dimensione ideale: il fiuto del gol rimane approssimativo, ben lontano dalle attese, ma le quasi 100 presenze totalizzate, nonché lo strepitoso cammino nella Coppa del Re 2004/05, giunto fino alla finale del Calderón, persa per 2-1 contro il Betis solo ai supplementari (peraltro, fu sua la rete del provvisorio pareggio), fanno sì che in qualche modo Aloisi sia entrato nel cuore dei tifosi di Pamplona. Sarà un caso, ma il ritrovato affetto lo stimola con la maglia della Nazionale: segna ben quattro volte nella Confederation Cup in Germania nel 2005 – con due gol ai tedeschi e due all’Argentina – e sigla anche il rigore decisivo contro l’Uruguay nello spareggio decisivo per la qualificazione ai Mondiali, consentendo ai Socceroos un accesso alla fase finale che mancava dal 1974, punti culmine di un cammino comunque positivo con la rappresentativa aussie, condito da 55 presenze e 27 reti (anche se, è doveroso sottolineare, molte sono state siglate contro le non irresistibili selezioni oceaniche).

 

Nel 2007, dopo l’ultima parentesi all’Alaves, John torna in patria, mettendo fine alla sua carriera europea, nettamente al di sotto di quanto le premesse di inizio carriera auspicassero. Nella terra natia gioca fino al 2011, vestendo le maglie del Central Coast Marines, del Sidney FC e del Melbourne Heart, dove inizierà anche ad allenare.

Dall’Australia con furore, titolò il Corriere della Sera il giorno successivo alla prima rete italiana: forse John era solo troppo acerbo per il nostro calcio, ma l’unica cosa certa è che non solo dall’altra parte del mondo, ma anche nella piccola Careri ben più di qualche cuore per due stagioni, nonostante tutto, divenne grigiorosso. Solo per quel centravanti venuto da lontano…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *