Le meteore del calcio: Hugo “Ciccio” Enyinnaya

«Sa una cosa? Se ripenso a quella partita non provo solo sensazioni positive. E’ vero che dopo quella sera tutti mi ripetevano che sarei diventato un grande, ma oggi, qui, con una paga da impiegato, se ripenso al Bari-Inter di 10 anni fa sono soprattutto triste. Segnai un gol da leggenda, potevo diventare un campione. Invece mi sono perso per strada».
Il 18 dicembre del 1999 è una data indimenticabile per gli amanti del calcio. Fu  la serata che fece conoscere al calcio italiano l’incredibile estro di Antonio Cassano, che a soli 17 anni, grazie a un gol di pregevole fattura, saltando come birilli due mostri sacri come Panucci e Blanc, non solo regalò al suo Bari una storica quanto improbabile vittoria contro l’Inter, ma riuscì ad attirare su di se le luci dei riflettori, eclissando tutto il resto. Compreso il gol, favoloso, del suo compagno di reparto: Ugochokwu Michael Enyinnaya, per gli amici Hugo, per gli intimi Ciccio.
Spinesi – Osmanovski – Masinga: è il tridente offensivo a disposizione di mister Fascetti, alla guida dei galletti biancorossi, per la stagione 99/00. O meglio: sono i tre che si giocano le due maglie da titolare nel quadrato 3-5-2 del tecnico. Può accadere, però, che nel mese di dicembre Philemon Masinga finisca la sua stagione a causa di un infortunio, Osmanovski lo segua in infermeria e Spinesi si azzuffi con il leccese Lima nel derby pugliese-salentino, con conseguente espulsione.
Per sopperire alle contemporanee assenze, il 18 Dicembre 1999 tocca ad una coppia d’attacco composta da due punte che, sommando le loro età, hanno 35 anni in due. E in quella sera, al San Nicola, il più vecchio, l’appena diciottenne Ciccio, apre le danze. Il cronometro di quel Bari-Inter segnava 6 minuti e 44 secondi quando la palla arrivò tra i piedi del giovane talento nigeriano, che la stoppò di destro e dopo averla fatta rimbalzare due volte, calciò da 40 metri. Un tiro infinito, da vedere e rivedere un milione di volte, che sorprende un certo Angelo Peruzzi, già portiere della nazionale, estasiando uno stadio intero.
Tutti pensarono potesse essere il primo gol di una lunga serie, mentre, al contrario, fu l’unica grande serata di gloria, che, ironia della sorte, è stata oscurata dalla nascita di una delle stelle italiane più pure e discusse del decennio (e più) successivo.
Nato a Warri, sud della Nigeria, nel maggio 1981, Hugo Enyinnaya esordisce appena sedicenne nella prima divisione del suo paese, indossando dapprima la maglia degli Eagle Cement per poi spostarsi a Lagos, nell’Ebedei, dove scende di categoria ma riesce a farsi notare dagli osservatori belgi del Molenbeek, appena retrocesso in seconda divisone. Nonostante la giovane età, nella squadra della multietnica periferia di Bruxelles Hugo non fatica a mettersi in luce, e dopo 20 presenze condite da sei gol, sbarca in Italia, notato dal ds dei galletti Carlo Regalia, che lo acquista per la risibile cifra di 200 milioni di lire.
L’avventura italiana comincia tra certezze, come una struttura fisica non comune tra i pari età, che gli permette di correre i 100 metri in 22 secondi netti, scalzo, e miti che si inseguono sul suo conto: si narra che, a causa dei materassi troppo morbidi, preferisca dormire per terra piuttosto che sul letto. Comunque, dopo un apprendistato con la Primavera, la promozione in prima squadra è pura formalità, e dopo una manciata di minuti all’esordio contro il Torino, arriva la grande occasione contro l’Inter, che Ciccio si gioca benissimo, regalando alla platea quel gol da cineteca. Le immagini di quella sera, dopo la rete, lo vedono correre felice verso la bandierina, seguito dai tutti i suoi compagni accorsi per festeggiarlo, mentre gioia ed emozione si accumulano a tal punto che il giovane nigeriano ha un mancamento. Può essere il classico gol che cambia la vita, e la fiducia di società e compagni gli permette di fare il bis contro il Venezia, due settimane dopo.
L’anno seguente può e deve essere quello della conferma, ma una sfortunata serie di infortuni abbinata a un’annata balorda dei galletti, portano un bottino di zero reti e la retrocessione in cadetteria.
Così, mentre Antonio Cassano, il compagno della serata magica, va a vestire la maglia giallorossa della Roma per 60 miliardi di lire, dando ossigeno alle casse del Bari, Hugo ricomincia dalla Serie B. Le strade dei due giovani che fecero sognare il capoluogo pugliese in quella serata di quel lontano inverno si dividono, e mentre Antonio delizia la capitale con il suo talento sopraffino, il nostro amico Hugo fatica terribilmente anche nella serie cadetta, dove a fine stagione, complice anche le solite fragilità fisiche, raccoglierà solo 9 presenze e un misero gol, seguite da un giro di prestiti per l’Italia tra Livorno, dove segna dopo appena venti secondi dal suo ingresso in campo, ma sarà ancora una volta una rete illusoria, il primo di appena due gol messi a segno, e Foggia, nella vecchia serie C, un flop totale che determinerà un ritorno a Bari per pochissimi giorni, seguito dalla scadenza di un contratto mai rinnovato, ad appena 23 anni, che determinerà una ricerca di un posto all’estero.
Se la proposta degli ungheresi del Debrecen, che gli propone un contratto triennale, viene inspiegabilmente rifiutata, vuol dire che la carriera del giovane nigeriano aspira ancora a qualcosa di importante. Si scoprirà, qualche anno dopo, su ammissione dello stesso calciatore, che la scelta fu basata su promesse di palcoscenici più importanti rivelatesi fittizie, tanto che a fine estate l’ex terzino di Udinese e Brescia Marek Kozminski, allenatore della squadra di massima serie polacca del Gornik Zabrze, lo convince a firmare per i suoi, probabilmente il punto più basso di una carriera che rischia di finire ancora prima di essere giunta a naturale e continuativo sviluppo.
La voglia di rivincita e di dimostrare che nulla è perso, però, si scontra con una condizione non all’altezza, un ambiente restio all’accoglienza e problemi di natura economica con la società che non lo paga regolarmente e per quanto pattuito: dopo appena tre presenze in un anno, Enyinnaya opta addirittura per la seconda serie della Polonia, e finalmente con le maglie di Lechia Zielona Gora e Odra Opole trova la continuità realizzativa tanto agognata.
E quando finalmente tutto sembra aver trovato un suo equilibrio, ecco che il destino, mai amico del nigeriano, gli regala l’ennesimo sgambetto. Hugo ha una sola colpa, il colore della pelle, che in un paese non troppo abituato alla multietnicità razziale lo mette nel mirino di alcuni beceri tifosi. Vadano, seppur controvoglia, gli ululati razzisti e i versi della scimmia, ma quando l’offesa si tramuta in un poco simpatico lancio di banane Enyinnaya non ci sta più, e rescinde il contratto per tornare in Italia trovando l’ennesima amara sorpresa: nessuno gli aveva comunicato che, andando all’estero, avrebbe perso il suo status da equiparato ai comunitari. Ciò vuol dire che in B e Lega Pro, dove non è permesso prelevare extracomunitari dall’estero, le porte sono chiuse: o Serie A, un treno che però ormai è definitivamente perduto, o dilettantismo.
Le risposte prendono la forma delle ultime tre tappe italiane di Ugochokwu Michael Enyinnaya, per gli amici Hugo, per gli intimi Ciccio. Anziolavinio, Meda e Zagarolo, tra l’Eccellenza del Lazio e quella lombarda.
Mentre alla fine della stagione 2010/11 Antonio Cassano alza lo scudetto con il Milan, Hugo si alza in volo verso la sua Nigeria, mettendo il punto finale ad una carriera che vide il suo momento di gloria, pur secondario a quello dell’ex compagno di reparto, solo nei 90 minuti iniziali, ma ad imperitura memoria.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *