Le grandi coppie: Mauricio e Julio Cesar Baldivieso

Ad inizio ottobre, gli occhi di mezza Europa, ed in particolare quelli dei top clubs, si sono concentrati su quanto accaduto al Cappielow Park, stadio di proprietà del club scozzese del Greenock Morton ed occasionalmente utilizzato dalla selezione under 20 del glorioso Celtic Football Club.

All’ottantunesimo minuto della partita tra i biancoverdi di Glasgow e gli Hearts of Midlothian, infatti, è entrato in campo un ragazzino che, messo a confronto con gli altri 21 giocatori in campo, ha dato l’apparenza di essere completamente fuori contesto, inadeguato per la categoria. Apparentemente, poco più di un bambino.

Karamoko Dembele, infatti, è nato a Londra il 25 Luglio del 2003, da genitori ivoriani emigrati nel Regno Unito.

L’esordio del giovanissimo calciatore, come prevedibile, ha scatenato le reazioni di tifosi ed esperti, divisi tra chi ha elogiato il Celtic per aver dimostrato di non aver paura nel lanciare i giovani meritevoli in palcoscenici maggiori rispetto a quelli solitamente calcati dai coetanei e coloro che, invece, si sono indignati, ritenendo che aver messo il tredicenne sotto le luci della ribalta così presto possa essere nocivo per la sua crescita umana e calcistica, esplosa al di fuori dei tempi tradizionali.

Bisogna ricordare, comunque, che l’esordio di Dembele è avvenuto in una partita valevole per un campionato giovanile, e sottolineare che la società scozzese, da sempre all’avanguardia in tema di young players, ha sottolineato di aver concesso al giocatore soltanto i minuti finali di un match come premio per il buon lavoro svolto dal ragazzo, che in seguito ad un allenamento con la prima squadra è stato rimandato con i più piccoli.

La stessa accuratezza, probabilmente, non fu usata il 19 Luglio del 2009 in Bolivia, nella città di La Paz, capitale del paese sudamericano insieme a Sucre e famosa come sede di governo più lontana dal livello del mare, con i suoi 3.650 metri di altitudine.

Allo stadio Hernando Siles, spesso teatro di colpi di scena legati alle clamorose vittorie della nazionale locale contro le corazzate del continente latino, sicuramente dovute all’alta quota e alla maggiore rarefazione dell’aria, alla quale molti giocatori, specie quelli che militano in Europa, sono tutt’altro che abituati, accadde qualcosa di inverosimile.

La prima giornata del campionato boliviano di Clausura vide di fronte il La Paz e l’Aurora, squadra allenata da Julio Cesar Baldivieso, uno degli sportivi più rappresentativi del paese che, da calciatore, totalizzò ben 85 presenze in Nazionale ottenendo, tra l’altro, la convocazione ai Mondiali del 1994, per i quali la Bolivia ottenne una miracolosa qualificazione, partecipando alla fase finale di un campionato del mondo 44 anni dopo l’ultima volta.

Sul risultato di 1-0 per la squadra di casa, in vantaggio grazie all’autorete di Ivan Huayhuata, iniziò la classica girandola dei cambi, quasi necessaria a tali altitudini. All’ottantesimo minuto, entrambi gli allenatori consegnarono al quarto uomo le direttive per le sostituzioni. Nel La Paz, il centrocampista Gary Paz lasciò il posto al compagno Alaca, mentre l’Aurora cercò di spingersi in avanti rimpiazzando il terzino Rodriguez con il trequartista Baldivieso.

No, non si trattò di un clamoroso ritorno in campo del trentottenne allenatore, che peraltro aveva appeso le scarpe al chiodo da appena un anno, e neppure dell’ingresso in campo di un omonimo: ad entrare fu Mauricio, il figlio del tecnico, che non appena superò la linea laterale fu già titolare di un record nel Guinness dei Primati: a 12 anni, 11 mesi e 363 giorni, fu, ed è ancora oggi, il giocatore più giovane al mondo ad aver esordito in un massimo campionato.

Esile, quasi spaesato, il giovane Mauricio fu subito protagonista del match, guadagnandosi una punizione in seguito ad un durissimo intervento dell’altro neosubentrato Alaca, che lo costrinse alle cure mediche e ad abbandonare il campo temporaneamente. In lacrime.

Baldivieso junior rientrerà sul terreno di gioco solo cinque minuti dopo, e non riuscirà, insieme ai compagni, a riportare il match in parità.

Già al termine della gara, l’opinione pubblica si scagliò contro l’allenatore dell’Aurora, reo di aver mandato allo sbaraglio il figlio, assolutamente non idoneo alla categoria a causa della giovanissima età, il quale difese la sua scelta dichiarandosi fiero del ragazzo, un giocatore ricco di talento e che, nei pochi minuti sul campo, si era ben disimpegnato, a suo parere.

 

Il club dei Baldivieso, messo sulla ghigliottina dai media di tutto il mondo, decise di punire il proprio tecnico con l’esonero, datato 24 Luglio 2009, cinque giorni dopo il match, e nella stessa data anche Mauricio lasciò l’Aurora.

Appena due anni dopo, però, la società boliviana tornerà sui suoi passi, richiamando in organico padre e figlio, con quest’ultimo in campo per un’ulteriore occasione, prima del prestito al Real Potosi.

I due lavoreranno insieme in due ulteriori occasioni, al Nacional Potosì, nel 2013, e all’Universitario de Sucre, nel 2015, anno in cui Julio Cesar è stato nominato selezionatore della nazionale boliviana. Ma, a sorpresa, il nome di Mauricio non è mai risultato tra quello dei convocati. E se il prematuro esordio lasciava presagire un talento fuori dal comune, il giocatore non è mai sbocciato, e milita tuttora nella massima serie boliviana. Oppure, più semplicemente, ogni scarrafone è bello a mamma (o papà) sua.

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