I grandi numeri 10: Shunsuke Nakamura, il Sol Levante

Se i più forti e rinomati calciatori della Storia della tua Nazione sono dei cartoni animati, forse qualche problema a sfornare veri talenti il Giappone ce l’ha sempre avuto. Escludendo quindi i vari Holly & Benji, Mark Lenders e Julian Ross, il paese del Sol Levante ha sì avuto diversi giocatori di ottime qualità, alcuni dei quali hanno avuto anche delle oneste carriere, chi di buon livello, chi meno, ma nessuno può essere veramente annoverato in quei calciatori universalmente riconosciuti come Campioni nella massima espressione del termine.

Non lo è nemmeno Shunsuke Nakamura, sia chiaro, ma il geniale trequartista classe 1978 è probabilmente uno dei migliori talenti sfornati dalla poco florida cantera giapponese, nonché il primo calciatore della storia del suo Paese ad aver segnato un gol in Champions League, nella sconfitta per 3-2 del suo Celtic contro il Manchester United il 13 settembre 2006.

Una rete stupenda, su punizione, che regalò il momentaneo pareggio agli scozzesi. Ed è proprio nel suo quadriennio al Celtic Glasgow che Nakamura si è tolto le soddisfazioni migliori, vincendo 3 campionati e 3 coppe nazionali e disputando anche numerose partite proprio in Coppa dei Campioni, negli anni a cavallo tra il 2005 e il 2009 nei quali i biancoverdi erano ancora una compagine che aveva qualcosa di importante da dire a livello europeo. In Scozia Nakamura ha dato il meglio di sé a livello di club rimanendo nei cuori dei sostenitori dei cattolici di Glasgow oltre che del suo ex tecnico Gordon Strachan, che ha sempre avuto parole importanti per lui: “Se parliamo di puro genio e di visione di gioco il miglior giocatore dell’ultimo grande Celtic è stato Nakamura. Non sto dicendo che fosse il miglior giocatore al mondo, ma vedeva una linea di passaggio dove nessun altro la vedeva e controllava il pallone in maniera fantastica. E poi era un professionista modello: poteva prendersi un calcione, rialzarsi, scuotere la testa e continuare a giocare. Pure i compagni di squadra finivano per applaudirlo in allenamento facendolo imbarazzare”.

Prima del Celtic, la parentesi italiana. Nel nostro paese, sono transitati diversi calciatori giapponesi, ma solo pochissimi sono riusciti ad affermarsi. In principio fu Kazu Miura, che rimase nel Genoa di Scoglio appena una stagione segnando soltanto un gol (inutile, ma nel derby della Lanterna) prima di far ritorno a casa dove ancora oggi, a 50 anni suonati, si diletta sul campo. Tante altre sono state le meteore: il centrocampista Nanami ballò solo una stagione nel Venezia di Novellino, Oguro in due anni al Toro racimolò appena una decina di presenze senza mai trovare la rete, pur essendo attaccante, Ogasawara fu poco più di una comparsa a Messina (segnando comunque un gol), mentre Yanagisawa si fermò un po’ di più, giocando con Sampdoria e lo stesso Messina, senza però mai convincere del tutto. Leggermente più positivo Morimoto, che a Catania fu capace di regalare momenti piacevoli da rincalzo di lusso, prima di perdersi nell’esperienza a Novara che avrebbe dovuto farlo emergere da titolare. Gli unici due nipponici tuttora militanti in Italia, Honda e Nagatomo, invece, dopo un brillante inizio con Milan e Inter (seppure il secondo arrivò, su richiesta di Ficcadenti, a Cesena, per poi transitare in nerazzurro sei mesi dopo) si sono un po’ persi e, ormai, vedono il campo con il contagocce. Difficile immaginare, se non per motivi commerciali, una permanenza ancora per molti anni a San Siro.

 

Detto ciò, possiamo senz’altro affermare che coloro che hanno raccolto le maggiori soddisfazioni furono prima Hidetoshi Nakata, che dopo essere esploso nel Perugia di Gaucci ha vinto un campionato con la Roma e una Coppa Italia con il Parma (in entrambi i casi con gol decisivi segnati alla Juve), per poi chiudere con esperienze più o meno negative con Bologna e Fiorentina, e il nostro Shunsuke, approdato alla Reggina nel 2002 dopo una stagione travagliata: reduce da un infortunio, non fu convocato dal ct Troussier per i mondiali di casa, bissando la mancata chiamata del 1998 (in quell’occasione, Okada non lo portò in Francia ritenendolo troppo giovane ed acerbo) scatenando una vera e propria sommossa popolare in Giappone con i giornalisti che paragonarono l’esclusione di Nakamura a quella di Roby Baggio, amatissimo nel Sol Levante, da parte del Trap.

Nelle tre stagioni in riva allo Stretto, dove scoppiò, al suo arrivo, una Nakamura-mania, il calciatore nipponico ottenne tre salvezze e regalò giocate di altissima qualità ai tifosi amaranto, soprattutto nella prima annata, mentre nelle altre due il rendimento è calato pian piano, pur rimanendo comunque su buoni livelli. Per lui 81 presenze e 11 gol sempre con la 10 sulle spalle, prima del salto al Celtic.

 

Nel periodo scozzese, finalmente, arriverà anche il primo Mondiale, quello del 2006, seguito dal bis targato 2010, anno in cui si ritira dalla selezione nipponica dopo 98 presenze, 24 gol e due Coppe d’Asia in bacheca. Nel frattempo, nella stagione precedente la Coppa del Mondo, Shunsuke si è concesso un’altra breve e fugace esperienza in Europa, nell’Espanyol di Barcellona, prima di far ritorno a casa, allo Yokohama Marinos, la squadra nella quale è cresciuto e che era stata il suo primo amore. Ed è l’esperienza che più di tutte dà soddisfazioni al nostro ragazzo, che dopo le 4 stagioni agli albori della sua carriera, disputa altri 6 campionati con la maglia biancoblu dei Marinos per un totale di 340 presenze e 75 gol in 10 anni di militanza.

 

Un romantico finale di carriera? Tutt’altro: da quest’anno Nakamura gioca con lo Jubilo Iwata (la squadra dove giocò anche il nostro Totò Schillaci) e non sembra volersi fermare, pur essendo alla soglia dei 40 anni. D’altronde, alla carenza di velocità il giocatore ha sopperito, da sempre, con una visione di gioco fuori dal comune e con quell’ elevato tasso tecnico che, grazie alla fornitura da parte di Madre Natura di un mancino fenomenale, gli ha permesso negli anni di segnare molti gol dalla distanza, specie su calcio di punizione, di essere un autentico cecchino nei rigori e di fornire numerosi assist da calcio d’angolo, nonché di ammaliare, in un paio di apparizioni TV, gli spettatori sul divano: nella più celebre tradizione giocherellona giapponese, una volta segnò su punizione ad un robot gigantesco, un’altra addirittura spedì il pallone all’interno di un autobus in corsa, diventando così un fenomeno virale anche sul Web.

 

Insomma, Shunsuke Nakamura non sarà stato degno erede del più celebre Oliver Hutton, ma è stato senza dubbio un grande numero 10 che, come spesso accade, avrebbe potuto e dovuto pretendere di più da se stesso e dal suo talento. Ha avuto sicuramente un’ottima carriera e poteva essere di certo più duratura in Europa se solo si fosse applicato un po’ di più anche al di fuori del campo. Ovunque è andato (sia in Italia, che Scozia e Spagna) non è mai riuscito ad imparare la lingua, servendosi sempre di un interprete, e non si è mai allontanato troppo dalle sue abitudini culinarie. Per Shunsuke, però, esisteva solo il sushi, e la lontananza dalla sua famiglia, rimasta sempre a Yokohama, ha fatto il resto. Nulla da dire, comunque, sul suo grande talento, ed è stato bello poterlo ammirare anche da noi.

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