Dalla Liberia alla vittoria: Alphonso Davies e Inaki Williams

Inaki Williams: insieme a Davies, altro calciatore della Liberia, sta emergendo nel grande calcio
Inaki Williams: sua madre, liberiana, è emigrata dal suo paese per colpa della guerra civile (fonte: alfredopedulla.com)

La guerra civile che ha martoriato la Liberia per quasi 15 anni ha prodotto una massiccia emigrazione dal paese verso nuovi e più tranquilli lidi. Nei quali hanno trovato successo alcune nuove stelle del calcio internazionale: Inaki Williams dell’Athletic Bilbao e Alphonso Davies del Bayern Monaco.

 

La guerra civile liberiana

Nell’unico e precedente articolo scritto sul calcio in Liberia, quello inerente l’impresa del Nimba United, unica squadra dell’entroterra dello stato capace di vincere il campionato fino a quel momento a completo appannaggio delle compagini di Monrovia, avevamo volontariamente tralasciato ogni dettaglio relativo alla doppia guerra civile che ha flagellato il paese dal 1989 al 2003.

Migliaia di cittadini, in questi quattordici anni, sono stati costretti a emigrare verso altri e più felici lidi. Un paradosso, per un lembo di terra mai colonizzato dagli europei a cavallo tra il 1800 e il 1900, divenendo il primo stato indipendente africano.
Così, in tanti hanno ricominciato una nuova vita da rifugiati. Sono state tante le nazioni che, per motivi umanitari, hanno concesso il passaporto a intere famiglie. Privando, indirettamente, la nazionale della Liberia di potenziali talenti, eredi di quel George Weah che rimane, ancora oggi, l’unico Pallone d’Oro dell’intero continente.

 

Inaki Williams, dalla guerra alla nazionale spagnola

Sono due, in particolare, i giocatori di origini liberiane che si sono affermati tra i maggiori club al mondo. O meglio: uno e mezzo.

Inaki Williams, infatti, è nato nei Paesi Baschi nel 1994, da padre ghanese e madre della Liberia. I suoi genitori si conobbero e innamorarono in un campo profughi di Accra. Luogo in cui la sedicenne Maria Artheur, fuggita da una Monrovia ridotta in polvere, aveva preso provvisoria dimora in attesa di miglior fortuna. La coppia emigrerà a Barakaldo, sobborgo a nord-ovest di Bilbao, dove il piccolo Inaki inizierà la sua carriera da calciatore. Garantendo ai suoi genitori e a Nicholas, fratello minore, una vita migliore di quella passata in una situazione di povertà. Al punto che papà Felix, per sbarcare il lunario, era emigrato a Londra per lavorare come lavapiatti.

Lo stesso farà ritorno in Spagna solo nel 2015, da quando il talentuoso esterno si è di fatto preso cura della propria famiglia. Le sue prestazioni con l’Athletic Bilbao gli hanno permesso di salire dalle giovanili alla Squadra B, nella quale ha messo a segno 21 reti in 32 partite nella stagione 2014/15. Il salto in Prima Squadra è stato immediato, e qui Inaki è stato capace di ritagliarsi, in breve tempo, un posto da titolare inamovibile.

 

Alphonso Davies, il gigante buono

C’è anche chi, per sfuggire ai crimini della guerra, ha preferito seguire le rotte di numerosi antenati, prendendo la via delle Americhe. E, quasi casualmente, lo ha fatto sempre passando dal Ghana.

È il caso della famiglia Davies, fuggita da Monrovia e dalla Liberia a fine anni ’90. Dopo la già citata tappa intermedia, i Davies approdarono a Edmonton, in Canada, nel 2005. Qui, con la maglia della squadra locale degli Internationals, si fa luce il giovane Alphonso, classe 2000, che in poco tempo attira le attenzioni dei Whitecaps di Vancouver, sulla costa ovest canadese.

Le impressionanti doti fisiche e atletiche gli consentono di approdare ben presto in prima squadra: a Luglio del 2016 esordisce in MLS, secondo giocatore più giovane di sempre dopo Freddy Adu. A Settembre, poi, segna la sua prima rete nella Champions americana, per poi ripetersi nei quarti di finale della medesima competizione, contro i New York Red Bulls, consentendo ai suoi uno storico piazzamento tra le prime quattro. E, contestualmente, il sedicenne Alphonso si è ritrovato addosso gli occhi di Liverpool, Chelsea e Manchester United, su tutte. Alla fine però – storia nota – ha avuto la meglio il Bayern, con il passaggio dal ruolo di punta a quello di cursore a tutta fascia, più volte impiegato da terzino.

 

Gli altri calciatori in fuga dalla Liberia

I due giocatori di cui vi abbiamo appena parlato sono solo la punta dell’iceberg di una generazione di migranti che ha trovato miglior vita lontano dalla Liberia. Restando nel mondo del calcio, ci sono anche le storie di Vajebah Sakor, classe ’96 ex Juventus, adottato da una famiglia norvegese all’età di quattro anni. O quella del coetaneo Dauda Bortu, anch’esso emigrato in Norvegia e unico, tra i giocatori citati, ad aver vestito la maglia della nazionale liberiana.

Gli altri, per ora, hanno scelto di vestire le divise dei paesi che li hanno accolti. Sakor ha vestito la casacca della Norvegia solo a livello giovanile, Williams e Davies, invece, hanno giocato con la Nazionale A.

La Liberia oggi è apparentemente tranquilla, con l’idolo Weah eletto presidente nel 2018. E tutti qui sognano di vedere emergere nuovi fenomeni, da mandare in campo con le Lone Stars.

 

 

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