Il calcio femminile negli USA, la Women’s soccer Association

In Italia, ben pochi sport sono in grado di reggere il confronto di pubblico con il calcio. Se escludiamo gli sport motoristici (che, nelle categorie principali di auto e moto, fanno tappa nel nostro paese una o due volte l’anno), e per alcuni tratti pallacanestro e pallavolo, le altre discipline vengono definite di nicchia, dato un seguito minoritario. Allo stesso tempo, però, il lato rosa dello sport che tanto appassiona noi italiani ogni weekend rientra nel novero della nicchia di cui sopra.

Tuttavia, non sempre questo aspetto si riscontra anche nelle altre nazioni. Oggi Football Pink si trasferisce dall’altra parte del mondo, più nello specifico negli States, la cui nazionale femminile è attuale detentrice della Coppa del Mondo di calcio. Proprio sul suolo statunitense, che da sempre è al top per discipline come il basket e il baseball (basti pensare che la squadra vincitrice di tali campionati viene proclamata, molto modestamente, campione del mondo), il calcio femminile, chiamato women’s soccer, è quello con il livello più alto al mondo.

Ricordate l’esultanza di Brandi Chastain, che per festeggiare la realizzazione del rigore decisivo contro la Cina, nella finale mondiale del 1999, tolse la maglietta e rimase in reggiseno davanti al mondo intero? La foto della calciatrice, in ginocchio sul prato del Rose Bowl di Pasadena, divenne simbolo di uno sport in forte ascesa, e contribuì ad aumentare la popolarità del calcio femminile in USA, tanto da richiamare le attenzioni dei maggiori brand sportivi mondiali (su tutti, la Nike, che utilizzò la Chastain per uno spot televisivo). Proprio sulla scorta di tale successo, nacque nel 2000, per poi iniziare nell’aprile del 2001, la Women’s United Soccer Association (WUSA), primo vero e proprio campionato professionistico americano che però chiuse i battenti al termine della sua terza stagione a causa dei pesanti debiti che aveva accumulato.

L’attuale lega nazionale di primo livello, la National Women’s Soccer League (NWSL), è solo una lontana discendente dalla WUSA, in quanto fu preceduta (ed è erede diretta) dalla Women’s Professional Soccer (WPS), fondata nel 2009 e sospesa nel gennaio del 2012 per problemi interni al consiglio direttivo. Partendo dalle ceneri di tale campionato, la United States Soccer Federation (USSF), dopo un’attenta riflessione assembleare, deliberò la nascita di un nuovo modello organizzativo, basato su un numero limitato e ristretto di squadre e sulla fissazione di un Salary Cap (tetto salariale disponibile per ogni squadra per ingaggiare le giocatrici) ammontante a 500000 dollari, abbassato in seguito a 200000. A Novembre dello stesso 2012, venne annunciato che le squadre partecipanti sarebbero state otto, suddivise tra le tre federazioni più importanti della CONCACAF: la USSF, la Canadian Football Association e la Federacion Mexicana de Fútbol Asociación. Le tre federazioni avrebbero pagato gli stipendi alle giocatrici delle proprie nazionali, al fine di aiutare i team a creare squadre di livello mondiale contenendo i costi.

E così, il 13 aprile 2013, allo Shawnee Mission District Stadium di Overland Park in Kansas, sotto gli occhi di 6784 spettatori, FC Kansas City e Portland Thorns diedero il calcio d’inizio alla neonata NWSL, formata da quattro squadre appartenenti al vecchio campionato (Boston Breakers, Chicago Red Stars, Sky Blue FC e Western New York Stars) e quattro nuove iscritte (FC Kansas City, Portland Thorns FC, Seattle Reigns FC e Washington Spirit). A queste otto selezioni si sono aggiunte successivamente le Houston Dash nel 2014 e l’Orlando Pride nel 2016, facendo sì che il campionato diventasse a 10 squadre.

Il sistema di regole attuali, abbastanza complesso per chi è abituato al sistema sportivo europeo, meno per gli americani, prevede la formazione di una rosa di calciatrici compresa tra le diciotto e le venti tesserate per squadra, con diversi obblighi ricadenti sulle compagini. Nel mese di Gennaio, infatti, tramite il NWSL Player Allocation, vengono assegnate ad ogni roster, tramite un processo di selezione, 4 giocatrici statunitensi, 2 canadesi e una messicana appartenenti alle nazionali, e nello stesso periodo, con il NWSL College Draft, è possibile tesserare fino ad un massimo di 4 calciatrici provenienti dal sistema sportivo legato alle scuole, come da tradizione americana. Inoltre, è possibile utilizzare fino ad un massimo di tre slots per le calciatrici internazionali.

Dopo aver formato le rose, nel mese di Aprile, inizia la regular season, nella quale le squadre si affrontano in gare di andata e ritorno, alle quali vengono sommati due extra match contro una local rival, squadra delle più immediate vicinanze tra quelle iscritte alla competizione, per un totale di 20 partite, 10 in casa e 10 fuori. Al termine, la prima classificata viene nominata campionessa della regular season, e insieme alle tre immediate inseguitrici partecipa ai NWSL playoffs, basati su semifinali e finali in gara secca. Non potendo ovviamente terminare senza una squadra vincitrice, in caso di pareggio si svolgono tempi supplementari e i tanto discussi (of course) rigori all’americana, gli shootout, già visti in Italia nei primi anni 2000 grazie ai triangolari estivi.

La stagione 2016 si è conclusa con la vittoria ai playoff delle Western New York Flash (al primo e sicuramente ultimo titolo, in quanto la squadra è passata da questa stagione dalla Grande Mela alla città di Cary, North Carolina, assumento la denominazione di North Carolina Courage) dopo l’affermazione in regular season delle Portland Thorns FC, mentre il campionato 2017 prenderà il via sabato 15 Aprile con la sfida tra le Houston Dash e le Chicago Red Stars.

A fronte di un sistema americano che, per quanto articolato, risulta essere ben strutturato, bisogna comunque sottolineare una sempre maggiore attenzione delle franchigie europee verso il calcio femminile. Non è un caso che due tra le principali stelle della nazionale americana, il capitano Carli Lloyd e la punta Alex Morgan, abbiano preso la strada verso il Vecchio Continente, firmando rispettivamente per Manchester City e Olympique Lyonnais, squadre professionistiche che fanno capo alle rispettive sezioni maschili, e si vocifera che, a partire dalla prossima stagione, saranno seguite da altre connazionali.

Con una duplice speranza: la prima è che anche il sistema italiano possa lasciare lo status del dilettantismo e attirare così nuovi capitali e, magari, interessi, imitando quella Fiorentina che, potendo contare sul sostegno della società che disputa la Serie A tra gli uomini, sta dominando il campionato. La seconda è vedere anche da noi quanto accaduto all’Orlando Citrus Bowl il 23 Aprile 2016, con 23043 spettatori presenti sugli spalti in occasione del 3-1 impartito dalle locali Pride alle Houston Dash…

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