Europeo 1992: Danimarca, dalle vacanze al titolo

Danimarca Europeo 1992
La Danimarca festeggia dopo l’inaspettata vittoria dell’Europeo (fonte: corriere.it)

All’inizio degli anni ’90 l’Europa fu scossa da profondi mutamenti nello scenario geopolitico, iniziati con la caduta del muro di Berlino e continuati con la crisi dell’impero sovietico che portò alla dissoluzione dell’URSS. Inoltre, iniziarono a soffiare venti di guerra in Jugoslavia, che porteranno alla seguente frammentazione di stati nei paesi balcanici, non ancora conclusa (vedi alla voce Kosovo).

Tutto questo ebbe conseguenze anche per quanto riguarda i Campionati Europei di Calcio del 1992, a partire dalle qualificazioni. Il caso volle che durante il sorteggio avvenuto il 2 febbraio del 1990 vennero inserite nello stesso girone sia la Germania Ovest che quella orientale. Il 9 novembre dell’anno prima il muro che divideva in due la capitale tedesca venne preso d’assalto da una grande folla entusiasta per l’apertura della frontiera tra Berlino Est e Ovest; il 23 agosto 1990 il parlamento decise che la riunificazione sarebbe avvenuta il 3 ottobre. Il calendario per le qualificazioni era già stato stilato e prevedeva che la Germania Est affrontasse il Belgio il 12 settembre: questo impegno, troppo prossimo per essere cancellato, venne riclassificato come amichevole e risultò essere l’ultima partita per la nazionale della Germania Est, che chiuse la propria storia con una vittoria per 2-0. Il girone di qualificazione, composto da 4 squadre anziché dalle 5 previste, fu disputato e vinto dalla nazionale della Germania unita.

Nel gruppo 3 si impose l’Unione Sovietica davanti all’Italia, che fallì la qualificazione, cosa che non si è più ripetuta per gli azzurri ad un Europeo, anche perché a partire dall’edizione successiva il numero di squadre fu allargato da 8 a 16, aumentando per tutti le possibilità di entrare nella fase finale. Ma poco dopo aver ottenuto il pass europeo, nel dicembre del 1991 avvenne la definitiva disgregazione della macroregione sovietica e si completò il processo di indipendenza delle 15 repubbliche che la componevano. L’unico modo per mantenere il proprio posto nella competizione, non essendo più esistente la nazionale dell’URSS, peraltro vicecampionessa in carica, che in seguito ai predetti fatti si era dissolta in seguito all’ultima partita delle qualificazioni contro Cipro, era quello di formare una squadra unificata tra tutte le neonate nazioni. Agli Europei si presentò quindi la squadra della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), la confederazione nata dalle ceneri dell’URSS, della quale facevano parte all’epoca 11 degli stati sovietici.

La Francia superò brillantemente le qualificazioni, ottenendo 8 successi in altrettante partite ed eliminando la Spagna e la Cecoslovacchia, alla sua ultima qualificazione europea prima della suddivisione, in questo caso pacifica, in Repubblica Ceca e Slovacca. Dentro anche Olanda, Inghilterra e Scozia, alla sua prima qualificazione in un Europeo, vincendo lo stesso girone al quale partecipò anche la appena (ufficialmente) sorta nazionale sammarinese, guidata sul campo dall’ex Juventus Massimo Bonini. A queste si aggiungeva la nazione qualificata di diritto in quanto ospitante, la Svezia. La questione è leggermente più complessa per l’ottava e ultima qualificata.

Anche la Jugoslavia ottenne il successo nel proprio girone, davanti a Danimarca, Irlanda del Nord, Austria e le Far Oer, piccolo arcipelago di isole sito nel mare del Nord, tra Islanda, Scozia e Norvegia, ma sottomesso alla corona danese.

Come abbiamo già raccontato qualche giorno fa, lo Statuto FIFA prevede che possa esistere una sola rappresentativa nazionale per ogni paese. Esistono, però, delle eccezioni, tra le quali quella faroese, membro FIFA dal 1988 e UEFA dal 1990, poco prima dell’inizio delle qualificazioni.

L’esordio sarà trionfale: 1-0 all’Austria nella prima casalinga, giocata in campo neutro in Svezia. L’avventura, però, si concludera con soli 3 punti in classifica, perdendo entrambi i derby con i cugini danesi, a loro volta, come già detto, preceduti di un solo punto dalla nazionale dei Balcani.

Ma a partire dal giugno del 1991 con la guerra d’indipendenza slovena iniziarono una serie di conflitti che portarono alla dissoluzione della Jugoslavia. Ad agosto iniziarono le battaglie in Croazia e l’anno successivo in Bosnia ed Erzegovina. Il 30 maggio 1992 la Jugoslavia viene posta sotto sanzioni dall’ONU, e in seguito a ciò la FIFA la escluse immediatamente da tutte le competizioni e venne loro negata la possibilità di partecipare all’Europeo. 11 giorni prima dell’inizio del torneo, era quindi necessario richiamare una squadra al posto di quella squalificata. La Danimarca era giunta seconda nel girone dietro alla Jugoslavia e acquisì il diritto alla partecipazione. La maggior parte dei giocatori danesi si trovava in quei giorni in ritiro per disputare un’amichevole contro una nazionale sicura della partecipazione, la rappresentativa della CSI, e quindi non erano del tutto impreparati per il torneo.

Il 10 giugno ha inizio il torneo con la partita tra la Svezia padrone di casa e la Francia, finita 1-1. Nel girone sono presenti anche Inghilterra e Danimarca, che pareggiano 0-0 nella partita d’esordio. La Svezia ottenne 2 vittorie nelle successive sfide del girone e lo vinse, e al secondo posto si classificò la Danimarca grazie alla vittoria sulla Francia per 2-1 con gol al 78° di Lars Elstrup. L’altro girone vide il successo dei Paesi Bassi di Rijkaard, Van Basten e Bergkamp, che sconfissero la Germania arrivata seconda. La nazionale della CSI disputò un discreto campionato ottenendo due pareggi con le squadre che avrebbero poi raggiunto la qualificazione, e cedendo alla Scozia che conquistò i suoi due unici punti in questa partita. Fu questo l’ultimo match della squadra del CSI. Alle qualificazioni dei mondiali di due anni dopo al posto dell’Unione Sovietica parteciperà la Russia. Nella prima semifinale si affrontarono Germania e Svezia in cui i padroni di casa furono sconfitti 3-2. Nell’altra sfida la sorprendente Danimarca va in vantaggio per 2 volte e viene raggiunta a 5 minuti dalla fine da Rijkaard. La partita finisce ai rigori dove è decisiva la parata di Peter Schmeichel, portiere del Manchester United e padre di un altro numero 1, Kasper, recentemente protagonista dell’impresa del Leicester in Premier League, sul tiro di Van Basten.

La favola danese, però, non era ancora destinata a finire. In finale si imposero coi gol di Jensen e Vilfort sulla Germania, colta di sorpresa, scrivendo una delle pagine più stupefacenti della storia degli Europei, mentre, da contraltare, pagine tristi e dolorose venivano redatte più a sud, in Jugoslavia. Ma di questo, parleremo in altri articoli…

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