Volksparkstadion: lo stadio dell’orologio anti-retrocessione

Da quando è nata la Bundesliga, il massimo campionato professionistico della Germania dal 1963, dapprima di quella dell’Ovest e poi dell’intera confederazione tedesca, nessuna società ha avuto il privilegio di partecipare a tutte e 54 le edizioni, neanche il Bayern Monaco, che fallì la qualificazione alle prime due stagioni.

Nessuna, dicevo… tranne una.

Nel nord della nazione teutonica, la squadra della città portuale di Amburgo, l’Hamburger Sport-Verein, si è battuta ogni anno dal 1963 per la conquista del Meisterschale, l’ambito piatto d’argento che viene consegnato alla squadra vincitrice del torneo.

L’HSV, contestualmente alla qualificazione alla prima edizione della competizione, decise di utilizzare come terreno di gioco per le partite casalinghe, in sostituzione del piccolo Sportplatz at Rothenbaum, il Volksparkstadion, ricostruito dieci anni prima, successivamente alla precedente distruzione avvenuta nel corso della seconda guerra mondiale.

Prima del conflitto, sullo stesso terreno sorgeva il Bahrenfelder Stadion, che poteva ospitare circa 25.000 spettatori ed era conosciuto anche come Altonaer Stadion, sebbene non fosse la casa dell’Altona, altra squadra della città.

 

Lo Stadio del Popolo, traduzione del nome originale, conteneva 75.000 spettatori e fu costruito utilizzando per larga parte dei materiali di costruzione provenienti dalle macerie di Elmsbüttel, un quartiere di Amburgo distrutto dai bombardamenti Alleati della seconda guerra mondiale. Era dotato di una pista per l’atletica e aveva le tribune dotate di copertura, al contrario delle curve, le quali esponevano i tifosi alle intemperie.

Questo impianto accompagnò l’Amburgo nel suo percorso di crescita esponenziale, culminato nella vittoria del 1983 della Bundesliga, momentaneamente l’ultima della sua storia, e della Coppa dei Campioni. Seguirono anni di sempre decrescenti soddisfazioni, periodo durante il quale il Volksparkstadion diventò sempre più impopolare tra i sostenitori della squadra della città-Lander, desiderosi di un impianto coperto e privo della pista di atletica, che potesse quindi garantire una visibilità perfetta da ogni settore dell’impianto.

Per questi motivi, oltre all’esigenza di fornire alla federcalcio tedesca uno stadio all’avanguardia per gli imminenti Campionati del Mondo che si sarebbero disputati nel 2006, la dirigenza dell’HSV decise, a otto anni dalla rassegna iridata, di ricostruire l’impianto, demolendo la vecchia struttura per erigerne poi, successivamente, una nuova e più funzionale casa per il loro club.

 

Due anni dopo, con una partita amichevole tra Germania e Grecia, venne inaugurato il nuovo Volksparkstadion. Interamente coperto, dotato di riscaldamento sotterraneo per il terreno di gioco e ben 22 postazioni per le telecamere, è tutt’ora uno delle arene più all’avanguardia della Repubblica Federale e non solo. Può ospitare fino a 57.000 spettatori, dei quali 10.000 in piedi, oppure 51.000 nel caso di competizioni internazionali, nelle quali vige l’obbligo dei posti interamente a sedere e la FIFA lo ha insignito delle 5 stelle, che permette la possibilità di ospitare le finali di Europa League e Champions League.

Nella pancia della struttura, nel 2004, è stato inaugurato il museo dell’Amburgo, dove sono esposti cimeli storici e i trofei vinti.

L’impianto non è stato utilizzato solamente per l’attività calcistica; infatti, ospita concerti, fu lo stadio di casa degli Hamburg Sea Devils, che hanno militato dal 2005 al 2007 nella NFL Europe, lega europea di football americano, ed è stata la sede di un incontro di boxe valevole per il titolo mondiale, andato in scena nel 2011 tra Wladimir Klitschko e David Haye, in occasione del quale i posti erano interamente occupati, con i biglietti esauriti in breve tempo. Il nome della struttura è mutato, per ragioni di sponsorizzazione, diverse volte: infatti, la casa dell’HSV si è chiamata AOL Arena dal 2001 al 2007, HSH Nordbank Arena dal 2007 al 2010 e Imtech Arena dal 2010 al 2015. Per il momento, la denominazione è tornata alle origini, ma bisogna capire per quanto tempo ancora rimarrà immutata.

La struttura ha anche altre caratteristiche: nel 2003, è stato teatro della nascita, da un uovo, della mascotte dell’Amburgo, Dino, un dinosauro blu che è diventato in poco tempo l’idolo dei sostenitori più piccoli.

Nello stesso anno, inoltre, è stato installato ciò che ha conferito allo stadio ed all’Amburgo un’aura di leggenda, che è anche oggetto di sfottò da parte dei tifosi avversari: in un angolo dello stadio, trova posto il Bundesliga Uhr, l’orologio che segna gli anni, i mesi, i giorni, le ore, i minuti ed i secondi di permanenza della squadra in Bundesliga. Nelle ultime stagioni, questo speciale cronometro è stato vicinissimo allo spegnimento, ma l’HSV è riuscito, a volte anche per il rotto della cuffia, a salvarsi. Il campionato 16/17 non è iniziato nel migliore dei modi, con la squadra che occupa il terzultimo posto in graduatoria, con 10 punti in 14 partite.

C’è ancora tanto tempo per rimediare e sfuggire, ancora una volta, ad un destino che la maggior parte degli appassionati di calcio di tutto il globo non vorrebbero si concretizzasse mai. Un momento che sembra sempre più vicino ed inesorabile ma, che per qualche motivo misterioso, sembra ancora ben lungi dall’arrivare.

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