Estadio Vicente Calderon, l’eterna casa dell’Atletico Madrid

Il 2017 è appena cominciato e si è già rivelato un anno zeppo di addii “di peso” per il calcio mondiale, come i recenti saluti di Frank Lampard e Ronaldinho, che in un sol giorno hanno fatto rinverdire la sopita nostalgia del football degli anni 2000 a centinaia di milioni di fans.

Non sono però solo i giocatori ad abbandonare il mondo del pallone, dal momento che quest’anno sarà l’ultimo del White Hart Lane di Londra, solo per citarne uno, e dell’Estadio Vicente Calderòn di Madrid, il quale verrà demolito al termine del campionato in corso, per far spazio al nuovo impianto del Club Atlético de Madrid, lo stadio Wanda Metropolitano, nato sulle ceneri del vecchio Stadio Olìmpico della capitale iberica, che con le sue 60.000 poltroncine, tutte coperte, e gli spalti dotati di riscaldamento, diventerà il primo salotto all’aperto del campionato spagnolo. Non escludiamo comunque una retrospettiva sul nuovo impianto durante l’estate, quindi tutte le vostre domande troveranno risposta a tempo debito, quando sarete belli e tranquilli a rilassarvi sotto l’ombrellone.

Nel 1958, Javier Barroso, allora presidente del club, acquistò una superficie di 35.000 metri quadrati per la costruzione di un nuovo stadio che rimpiazzasse l’Estadio Metropolitano de Madrid, che stava diventando piccolo per le esigenze del club. Nello stesso anno vennero avviati i lavori del nuovo impianto.

Per il finanziamento del nuovo stadio, nello stesso anno l’Atlético Madrid dovette emettere delle obbligazioni che furono sottoscritte in gran parte dai soci del club, che così contribuirono con i loro risparmi alla costruzione dello stadio.

El Estadio Manzanares venne così inaugurato il 2 ottobre del 1966, dopo un processo di costruzione durato per sette anni, dalla partita tra l’Atlético e il Valencia, valida per la quarta giornata de La Liga e terminata 1-1, con rete per i colchoneros di un certo Luis Aragonès, il quale marcò il primo goal realizzato nel nuovo stadio.

All’epoca possedeva 62.000 posti e non era denominato con il nome odierno. Infatti, venne ribattezzato come Estadio Vicente Calderòn, dal nome del presidente che portò a termine i lavori di costruzione della struttura, solo nel 1971, al quale seguì una nuova inaugurazione l’anno successivo, a completamento definitivo dell’opera, alla presenza del caudillo Francisco Franco, del Principe di Spagna Juan Carlos e del Presidente delle Cortes Generales, Alejandro Rodríguez de Valcárcel.

La struttura è complessivamente singolare per la sua forma architettonica, la quale disegna una sorta di “D” che può essere divisa in quattro grandi zone: Preferencia, Lateral, Fondo Norte e Fondo Sur.

All’interno della Preferencia si trovano le infrastrutture principali, oltre alle panchine, gli spogliatoi, la sala stampa, il palco d’onore e i palchi VIP. La tribuna fu l’ultima parte dello stadio a essere terminata nel 1972, a causa delle difficili condizioni in cui versava il club all’epoca, e anche per la piacevole, seppur difficile, ubicazione dello stadio. L’antico nome dell’impianto ha origine dalla zona in cui sorge, a pochi passi dal fiume Manzanarre che attraversa la città di Madrid e che scorre proprio subito dietro la tribuna centrale, donando così una suggestiva panoramica dell’area.

Questo settore è inoltre anche l’unico settore coperto dello stadio, che per tre quarti non è dotato di una struttura di protezione degli spettatori dagli agenti atmosferici. Essa è sostenuta da 22 travi di cemento armato che sporgono sulla struttura principale della tribuna.

Prima dell’inizio dei Campionati del Mondo del 1982, la struttura fu soggetta a nuovi lavori, che comportarono un investimento di circa 451.000.000 pesetas, 190.000.000 dei quali provenienti direttamente dalle casse del club e i restanti elargiti dal comitato organizzatore del mundial.

Nel 2003 arrivò anche la certificazione cinque stelle UEFA, propiziata anche dall’avvento degli sky box in vetta ai settori scoperti, che hanno donato all’impianto la caratteristica cornice blu visibile dalle riprese dall’alto.

Il Calderon ha oggi una capienza di 54.907 spettatori e al suo interno è presente anche il museo dei colchoneros, anch’esso soggetto a trasloco in vista della stagione prossima.

 

L’altra particolarità di questo impianto è che, sotto la Preferencia, transita l’Autopista M-30, la circonvallazione che circonda la zona interna dell’almenda della capitale, creando, ancora per pochi mesi, uno scenario unico nel suo genere. Dopo il trasferimento dell’Atlético nel nuovo stadio di proprietà, l’area attualmente occupata dal Vicente Calderon diventerà, con ogni probabilità, il Parque Club Atlético de Madrid, a imperitura memoria delle gesta dei colchoneros.

L’attaccamento allo stadio da parte dei tifosi e del club è viscerale, tanto che le celebrazioni per i 50 anni dello stadio, avvenute lo scorso anno, sono state estremamente coinvolgenti, con anche una coreografia dedicata che ha coinvolto l’intero impianto.

Alle 18:30, in questi luoghi, si disputerà un match storico. Il neopromosso Leganés, squadra della municipalità di Madrid alla prima stagione ne La Liga, disputerà la sua prima partita nella massima serie spagnola al Vicente Calderon, la quale passerà anche alla storia come l’ultimo derby di Madrid giocato nel celebre stadio, al netto di un’eventuale sfida europea tra gli azul-roji-blancos e la casablanca.

 

Tutto questo per coronare appieno una settimana di dolorosi capitoli finali della storia del calcio.

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