Preston North End, la leggenda degli invincibili

Chiunque abbia la passione per il calcio e per il mondo inglese sa bene come nel regno di Sua Maestà i soprannomi rivestano un ruolo molto importante (e sul quale è bene non scherzare).

Quelli che i britannici chiamano nicknames, in molti casi, identificano ancora meglio del nome stesso chi se li va a guadagnare sul campo. Nel calcio d’oltremanica ce n’è uno ad essere ambito da ogni giocatore ed è quello di invincibili o, visto la zona di cui stiamo parlando, Invincibles.

In uno sport come il calcio, dove non c’è nulla di impossibile e dove nessuno è imbattibile, solo i giocatori di due clubs fino a questo momento sono riusciti a guadagnarsi sul campo questo speciale riconoscimento.

Se però vogliamo fare le pulci al record di imbattibilità in campionato si finisce con l’addentrarsi nella storia di quella che molti in Inghilterra considerano una vera e propria istituzione calcistica: il Preston North End.

Il nome del club sicuramente non dirà granché a molti di voi: i biancoblu non sono una realtà della quale, al giorno d’oggi, si sente parlare spesso. Tra l’altro, nella loro bacheca, i trofei si contano realmente sulle dita di una sola mano.

Parlare di istituzione, quindi, può sembrare uno sproposito, ma la realtà dei fatti è ben diversa. Il Preston – fondato nel 1863 come squadra di rugby – iniziò a dedicarsi al calcio solo nel 1880, con alterni risultati, ma otto anni dopo contribuì alla fondazione della Football Association, ed è qui che iniziò a farsi largo il mito.

Le prove generali portano la data del 15 ottobre 1887, quando nel primo turno di FA Cup il Preston ottenne quella che ancora oggi è la vittoria più ampia del calcio inglese, sconfiggendo il malcapitato Hyde per 26-0. Nel record trovò successivamente spazio un altro primato: in quella partita l’attaccante Jimmy Ross riuscì a segnare ben otto reti. Alla fine della Coppa porterà il proprio bottino personale a diciannove, quota che ancora oggi nessuno ha battuto. La vena realizzativa dell’attaccante non riuscì comunque a regalare il primo trofeo al Preston, sconfitto in finale 2-1 dal West Bromwich Albion.

Quell’edizione della FA Cup servì per gettare le fondamenta sulle quali il Preston costruì il mito già nella stagione successiva, vincendo il campionato inaugurale di calcio (la First Division) e chiudendo il 1888/1889 senza sconfitte. Ma non è tutto: il Preston bissò il successo ottenendo il primo storico “double” della storia del calcio inglese aggiudicandosi la FA Cup non solo senza perdere mai, ma mantenendo la porta imbattuta.

Il mito degli Invincibles è tutto qui, e guai a credere che a quei tempi il calcio fosse un gioco nel quale i valori erano sproporzionati. Per allontanare questo pensiero basta guardare la classifica della stagione successiva: il Preston vinse sì il campionato, ma perse anche quattro partite e non riuscì a ripetersi in Coppa. Dopo quell’indigestione di successi, nelle stagioni successive arrivarono tre secondi posti consecutivi, preambolo però di un lento declino che portò alla retrocessione in Seconda divisione già nel 1893/1894. L’ultima volta che le bacheche del club si sono aperte per far posto ad un altro trofeo è stato nel 1938, con la conquista della seconda FA Cup.

Da allora più nulla nonostante nel corso degli anni abbiano vestito la maglia degli Invincibles due stelle come Bobby Charlton (38 presenze e 8 gol nel 1974/1975) e un giovane David Beckham, che nel 1995 fu spedito a Preston dallo United, per fare esperienza. Il golden boy disputò appena cinque partite, segnando due gol.

Solo nel 2015 il club è riuscito a risalire la china, raggiungendo di nuovo la Serie B inglese e terminando la stagione successiva a centro classifica.

L’altra squadra a diventare Invincible è l’Arsenal. Ai Gunners però sono serviti centoquindici anni per chiudere la stagione 2003/2004 con il numero zero nella colonna delle sconfitte. A differenza della squadra di Arsène Wenger, che in rosa aveva appena due inglesi, però, il Preston poteva contare su quattro nazionali, sei scozzesi ed un gallese, ed è proprio questo particolare che fa amare maggiormente quel record agli appassionati, pur essendo stato ottenuto a fine ottocento.

Tra le altre cose, in panchina il Preston poteva contare su William Sudell, il primo manager a introdurre concetti tattici e ad insegnarli ai suoi giocatori utilizzando la lavagnetta. Tutte cose che oggi sembrano scontate, ma ai tempi le idee di Sudell erano una novità assoluta ed inimmaginabile. Impensabile era anche il declino che attendeva il Preston ed i suoi tifosi, capaci di evitare l’onta di una retrocessione nel quinto livello del calcio inglese solo grazie al ripescaggio nel 1985.

Se trionfare in un campionato senza perdere una sola partita può sembrare difficile ma non impossibile, in Italia è capitato proprio il contrario. Esiste una squadra capace sia di chiudere la stagione senza sconfitte, sia di non vincere lo scudetto. Il paradosso è del Perugia di Ilario Castagner, che al termine del campionato 1978/1979 arrivò secondo dietro al Milan di Nils Liedholm senza perdere nemmeno una gara. Nel nostro paese gli umbri sono stati i primi in assoluto nell’era del girone unico a chiuderlo imbattuti, imitati successivamente dal Milan (1991/1992) e dalla Juventus (2011/2012). Sia i rossoneri, sia i bianconeri – però – al loro record riuscirono ad abbinare anche il tricolore.

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