Kaiserslautern, lo scudetto da neopromossa – Parte 1

Andreas Brehme del Kaiserslautern e Rudi Voeller
Brehme, capitano del Kaiserlautern dei miracoli, saluta Rudi Voeller (fonte: Der Spiegel)

 

Paradiso, inferno e ritorno. Dopo aver vinto la Bundesliga nel 1991, il Kaiserslautern alterna stagioni positive e meno positive fino all’inaspettata retrocessione del 1996. Un anno tra i cadetti e l’immediato ritorno in massima serie, con un’impresa, nella stagione 97/98, destinata agli annali del calcio 

Il Fritz – Walter Stadion e le analogie

Paradiso, Inferno e ritorno. Questa è la storia che vi vogliamo raccontare oggi. Siamo nella nostra amata Germania, all’incirca una decina di anni prima di dare un dispiacere da poco conto ai nostri vecchi e carissimi amici teutonici, compagni di mille battaglie.
Ma al Fritz -Walter Stadion, perno della storia odierna, quella meravigliosa cavalcata, piena di orgoglio e tonnellate di sana ignoranza italica, ha conosciuto i momenti più difficili. Autogoal di Zaccardo ed espulsione di De Rossi contro gli USA; espulsione di Materazzi per una entrata innocente, con il piede a martello, contro l’Australia,  risolta dal rigore di Totti a tempo scaduto, conquistato da Gros….
Come dite? Ah già scusate. I bei ricordi affiorano sempre nei momenti meno opportuni… Ci sarà un momento giusto per questo argomento, ma non ora.

Il primo, vincente Kaiserslautern

Anno domini 1991. Kaiserslautern è una ridente cittadina del sud – ovest della Germania, abitata da circa 100.000 anime, tutte tifose del 1. F.C. Kaiserslautern, la squadra della città. Il 1. FCK conquista il suo terzo titolo di Germania, prima Bundesliga della sua storia, guidato dal rientrante Feldkamp in panchina. Successo, peraltro, preceduto dalla vittoria della Coppa di Germania, alla quale seguiranno, in ordine cronologico, il primo trionfo in Supercoppa di Germania per i diavoli rossi nella stagione ‘91/’92, e una serie di alti e bassi in campionato, degni di qualche rollercoaster mozzafiato, dall’ottavo posto del 92/93 al secondo della stagione immediatamente successiva

La maledetta stagione 1995/96

“Beh dai, non male!”. Starete sicuramente pensando così. Anche al numero 1 della Fritz-Walter-Straße, sede del club, erano convinti che le cose sarebbero tornate a girare per il verso giusto. Investirono tanto durante il mercato, certi di questo. Avevano Brehme, quel Brehme, un giovane Schwarzer, pertica australiana, come secondo portiere..
Un attimo. Schwarzer, Fritz – Walter Stadion, Australia… Tutto torna, neanche a farlo apposta. Anche la radio l’ha capito, infatti sta passando “Seven Nation Army”.
Ora, non vorrei tediarvi, ma l’avrete capito. Avevano una rosa con i controcoglioni. Non scandalizzatevi per il termine, l’Accademia del Frumento ha detto che è un bel tecnicismo.
 
Bene. Vincono la Coppa di Germania.
“Olè!”. Allora, veramente, si poteva tornare in alto.
Già, si poteva. Ottimi spunti difensivi, terza migliore difesa, 37 goal subiti. Purtroppo il reparto offensivo non era d’accordo. 31 goal in 34 partite. Peggior attacco della Bundesliga.
 
Dimenticavo una cosa. Quel K’lautern era affetto da una forma virale abbastanza comune. La chiamano pareggite. Forma acuta, perché alla fine della stagione se ne contano 18, anche nell’ultima partita contro il Leverkusen. 18, come il giorno di Maggio del 1996 in cui, nonostante la contestuale sconfitta del St.Pauli, rivale in classifica, la storia recente della squadra tedesca si disintegra, collassando fino alla retrocessione in Zweite Liga, la serie B nazionale.

La prima retrocessione del Kaiserslautern

Una roba del genere annienterebbe chiunque. È la debacle di un’intera società. Ricordatevi però, sono tedeschi. E se c’è una cosa che ammiro dei tedeschi è che, anche se tutto il mondo gli da torto, loro sfondano muri a testate pur di far vedere cosa sono capaci di fare.
 
Voi cosa fareste? Ok, l’allenatore, il 45enne Krautzun, a casa. Grazie per averci provato, in due mesi hai fatto il massimo, ma aufwiedersen. Il predecessore, Rausch, colui che  aveva cominciato la stagione, era stato esonerato tardivamente, il 23 marzo 1996. E se ne andò in ginocchio, sorretto dagli sputi, virtuali, di 100.000 persone. Ma anche la dirigenza fu oggetto di epiteti niente male, ve lo posso assicurare.
 
I tedeschi, dicevo, sono duri di comprendonio, ci credono. Hanno deciso di correre il rischio di essere derisi da tutto il calcio, dentro i confini federali e non. E non vanno da un tecnico qualsiasi, vanno dal signor Otto Rehhagel. Quello che – chiedo venia per la ripetizione – otto anni dopo  portò la piccola Grecia sul tetto d’Europa.
Altra minestra questa, ma statene certi. Ve la serviremo, prima o poi.
 
Rehhagel, infatti era reduce da una cocente delusione alla guida del Bayern Monaco. Infatti, il Kaiser, quello del calcio, Franz Beckenbauer, decise di prendere il suo posto quando i bavaresi erano in corsa per il titolo, che verrà poi vinto, alla fine della fiera, dal Borussia Dortmund. E con la stessa voglia di rivalsa della dirigenza del 1. FCK, Otto accetta.
 
Ancora nessuno lo immagina, ma scriveranno un’altra, storica, pagina del calcio tedesco.

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