Athletic Club Bilbao: l’orgoglio dei Paesi Baschi

Il calcio, come tutti gli sport, è spesso molto più di un semplice gioco.

 

Esso racchiude le passioni e l’essenza stessa di ogni persona che lo pratica e lo segue, a qualsiasi livello e ricoprendo qualsiasi ruolo. Le persone si identificano sovente in una maglia, che può essere quella della propria nazione di appartenenza oppure quella di un club, che racchiude la propria identità e le proprie radici.

Questo è il caso dell’Athletic Club, la celebre squadra basca che ha sede a Bilbao, nel cuore della Biscaglia, provincia appartenente alla comunità autonoma dei Paesi Baschi.

Parlare di questa istituzione non è una cosa che va presa alla leggera, c’è il rischio di urtare la sensibilità di qualcuno. Parto subito da un avvertimento: non chiamatelo Atletico Bilbao, i puristi non la prenderebbero affatto bene. La motivazione è duplice e particolarmente elementare: per prima cosa, questo non è il vero nome societario, sarebbe come chiamare Genova la Sampdoria, ad esempio. In seconda battuta, l’appellativo Atlético ricorda ai tifosi un periodo buio, nel quale la dittatura franchista impose ai biancorossi di nazionalizzare il nome.

 

L’Athletic Club venne fondato nel 1898, nel pieno di un periodo nel quale il foot-ball si stava diffondendo con estrema velocità, dato il massiccio arrivo presso il porto di Bilbao di navi provenienti dal Regno Unito, nazione nel quale il calcio era nato qualche anno prima, all’interno delle quali prestavano servizio tanti lavoratori inglesi, nati perlopiù nelle città di Portsmouth, Sunderland e Southampton.

Tuttavia, l’Athletic Club non è stata la prima squadra a nascere nella città di Bilbao. Infatti, esisteva già il Bilbao Foot-ball Club, squadra fondata da alcuni dei sopracitati lavoratori d’oltremanica. L’origine della seconda società di Bilbao ha altre radici. Essa è sorta grazie all’idea di alcuni studenti baschi, di ritorno dall’Inghilterra, dove si erano trasferiti per completare il loro percorso di studi.

Questa differente origine, diede inizio ad una rivalità tra i due sodalizi, data anche dalla competizione per essere la migliore squadra della città. Tutte le acredini vennero poi appianate nel 1902, quando si decise di creare il Bizkaia, una selezione dei migliori giocatori delle due compagini, al fine di competere per la Copa de la Coronaciòn dello stesso anno, vinta per 5-1 nella finale con il Barcellona e antenata di quella che, a partire dal 1903, divenne la Copa del Rey, della quale l’Atlethic si aggiudicò la prima edizione.

 

Proprio nel 1903, a Madrid, fu fondata una squadra satellite del club di Bilbao. Il nome originario era quello di Athletic de Madrid, divenuto poi Club Atletico de Madrid. Quelli che divennero poi i Colchoneros, nacquero per iniziativa di alcuni studenti baschi residenti a Madrid ed erano un’autentica succursale della squadra del nord della Spagna, a partire dai colori sociali, il bianco e il blu.

Esattamente. In origine le maglie dell’Athletic Club e dell’Athletic de Madrid erano bianco-blu. A dire il vero, la prima divisa dei baschi aveva una maglia bianca, con pantaloncini bianchi e calzettoni neri. Si passò poi nel 1903 ad una maglia più caratteristica, simile a quella dei Blackburn Rovers. La squadra di Bilbao acquisì il colore attuale solo nel 1910, per cause ancora da accertare. Si inseguono diverse voci sul perché di questa scelta: alcuni sostengono che a Blackburn, dove la squadra locale si riforniva, non erano disponibili abbastanza casacche dei colori giusti, altri sostengono che fu per risparmiare sul costo, altri ancora ritenevano migliore la qualità del nuovo materiale. A Madrid, dove la squadra locale, nel 1913, diventò indipendente dalla casa madre, si adeguarono due anni più tardi, cambiando anche l’allora stemma sociale.

Per un curioso intreccio del destino, fu proprio l’Atletico Madrid, nel 2012, ad impedire alla squadra basca di conquistare il primo trofeo europeo della sua storia, l’Europa League, battendola in finale per 3-0.

 

Il Club Athletic ha una politica societaria molto particolare per quanto riguarda la composizione della rosa, ed è questa caratteristica ad aver reso la società celebre in tutto il mondo. Infatti, a Bilbao vengono tesserati solamente giocatori che sono nati nel territorio basco, oppure che sono cresciuti nel settore giovanile di una squadra basca.

Per precisione, il suddetto territorio viene identificato nell’Hegoalde, noto anche come Paese Basco meridionale, geograficamente formato dalla regione della Navarra e dalla Comunità autonoma dei Paesi Baschi e che è sotto la giurisdizione spagnola dell’Euskal Herria e nell’Iparralde noto anche come Paese Basco settentrionale o Paese Basco francese, che è la regione sotto amministrazione francese di Euskal Herria.

Questa filosofia, mai formalizzata nello statuto societario, non ha origini nazionalistiche, come è costume comune credere. In occasione della Coppa del Re del 1911, infatti, fu deciso di vietare il tesseramento di giocatori britannici che non risiedessero in Spagna da almeno 6 mesi.

L’Athletic vinse il trofeo, ma venne accusato di aver schierato due calciatori non in regola, Martins e Sloop. Seppur sia riuscita a mantenere il trofeo in bacheca, dall’anno successivo decise di rinunciare ai giocatori stranieri. Questa scelta è dovuta anche dalla ricchezza di talenti calcistici in Euskal Herria, dove il calcio ebbe uno sviluppo più rapido e più efficace rispetto al resto della penisola.

A tal proposito, è bene specificare che esistono alcuni giocatori stranieri che, anche dopo il 1911, hanno avuto modo di giocare con i zurrigorriak, ovvero i biancorossi in lingua basca. Questo fu possibile grazie alle origini basche di alcuni di loro, come il brasiliano Biurrun, Iturriaga, proveniente dal Messico o Amorebieta, nato in Venezuela.

Altri, come il difensore francese Aymeric Laporte, attualmente in forza ai leoni di Bilbao, furono visionati da giovani dagli osservatori dell’Athletic e vennero parcheggiati in settori giovanili baschi, in questo caso all’Aviron Bayonnes, non senza polemiche da parte dei fedelissimi tifosi del San Mamés.

 

Già, il San Mamès. Soprannominato La Catedral, era lo stadio di calcio più antico di tutta la Spagna (sebbene fosse aperta una diatriba con El Molinon, lo stadio di Gijon) e la casa dell’Athletic. Edificato nel 1913, doveva il proprio nome al fatto che, sul terreno nel quale era stato edificato, sorgeva in precedenza una chiesa dedicata a San Mamés, Mamete di Cesarea, che fu un Cristiano martirizzato venendo dato in pasto ai leoni, che rifiutarono di cibarsi delle sue carni.

L’Estadio San Mamès ha ospitato le partite casalinghe dei Lehoiak, i leoni appunto, per ben cento anni, essendo stato demolito nel 2013 per far posto al San Mamès Barrìa, sorto proprio di fianco al vecchio terreno di gioco. Questo stadio aveva la peculiarità, dopo molte ristrutturazioni, di portare gli spettatori a ridosso del rettangolo verde, creando un’autentica bolgia rojiblanca, che rendeva difficile il gioco a tutte le squadre avversarie.

Sebbene il nuovo stadio sia stato progettato cercando di mantenere intatte queste caratteristiche, gran parte dei tifosi hanno accolto freddamente questa innovazione, allentando, per questo ed altri motivi, quella morsa che rendeva quasi invincibili, tra le mura amiche, i baschi. A complicare ulteriormente la situazione, è stata anche la decisione di applicare alle maglie il marchio di uno sponsor, tra l’altro previo un compenso tutt’altro che faraonico. Questa scelta, avvenuta nel 2008, ha allontanato parte delle frange più integraliste del tifo basco, che accusano la società di aver macchiato un vessillo storico.

 

Il segno che l’Athletic Club è una squadra che ha fatto la storia del calcio spagnolo, comunque, è ancora tangibile. Per prima cosa, è l’unica squadra insieme a Real Madrid e Barcellona a non essere mai retrocessa dalla Primera Division, partecipando a tutte le edizioni dal 1928 in poi.

In secondo luogo, il premio come miglior marcatore della Liga porta il soprannome di un ex giocatore dei zurrigorriak. Rafael Moreno Aranzadi, detto Pichichi, fu un grande giocatore dell’Athletic, la prima autentica stella della squadra. Giocatore di straordinario talento e popolarità, fu un personaggio nel vero senso del termine e la sua aura di leggenda aumentò ancor di più dopo la morte in giovane età, dovuta a un violento attacco di tifo, che sconcertò e commosse tutta la Spagna. Durante la sua carriera vinse 4 Coppe del Re, 5 campionati regionali e la medaglia d’argento alle Olimpiadi del 1920 di Anversa.

L’Athletic lo ha omaggiato ponendo all’interno dello stadio San Mamés, dove Aranzadi segnò il primo goal in assoluto nella partita d’inaugurazione, un busto in suo onore. La tradizione legata al monumento, vuole che il capitano di una squadra avversaria che gioca per la prima volta al San Mamés, renda omaggio al busto di Pichichi con un’offerta floreale, da consegnare insieme al capitano dell’Athletic. Nel vecchio stadio il busto era posto in tribuna d’onore, ma il club ha deciso di portare con sè un pezzo di storia all’interno del nuovo stadio, collocando il busto al termine del tunnel d’ingresso al terreno di gioco.

 

Questa è l’essenza dell’Athletic Club de Bilbao, pietra miliare del calcio basco e di tutta la penisola spagnola, nonchè società unica nell’intero panorama mondiale, dove la permanenza nella massima serie equivale a vincere il campionato e dove arrivare secondi con le proprie forze, innalzando all’inverosimile la propria identità basca, è meglio che arrivare primi rinunciando alla propria storia.

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