Le meteore del calcio: Chiumiento, il nuovo Del Piero

L’etichetta da predestinato, quando ce l’hai cucita addosso, può essere considerata benissimo come un biglietto da visita. Ma, se viene ricamata su un carattere ancora acerbo, ecco che può dare fastidio, trasformandosi in un’arma letale. Più o meno è quello che succede a Davide Chiumiento, talento cristallino dal piede fatato, che agli albori degli anni duemila rappresentava la punta di diamante di quella colonia rossocrociata sbarcata nella Torino bianconera e pronta a giocarsi le sue carte in una Primavera, guidata da un certo Gasperini, non priva di buoni prospetti pronti al grande salto.

 

Davide, di chiare origini italiane (avellinesi, per l’esattezza), nasce a Heiden, nella Svizzera tedesca, e balza agli onori della cronaca nei primi anni del nuovo millennio, quando, in due edizioni del Viareggio, stupisce tutti gli addetti ai lavori per classe, eleganza e sopratutto per una continuità di ottime prestazioni raramente individuabile tra i giovani coetanei. E subito i paragoni si scomodano: ben presto il giovane Davide viene insignito del prezioso, quanto pesante, titolo di Nuovo Pinturicchio, con annessa prima pagina su Tuttosport. Tutto sembra andare per il meglio, e dopo un campionato Primavera giocato a livelli altissimi, Chiumiento conquista anche Marcello Lippi, condottiero della Juventus di allora, che lo promuove in prima squadra. Addirittura sembra arrivare il momento della svolta quando, nel febbraio del 2004, il tecnico viareggino gli regala prima l’esordio nella massima serie e, dopo qualche tempo, l’onore di calcare il palcoscenico europeo più prestigioso, quello della Champions League, disputando uno scampolo di partita contro il Deportivo La Coruna. A coronare una stagione superlativa, la convocazione per l’Europeo Under 21 con la nazionale svizzera, con tanto di numero 10 sulle spalle. L’avventura si chiuderà con una mesta eliminazione nella fase a gironi, quanto basta, però, per farsi notare dal ct della nazionale maggiore Kuhn, che vuole portarlo subito con sé in Portogallo, per l’Europeo. Davide, però, ha un sogno: vestire la maglia azzurra numero 10 già indossata da Del Piero, e giocare con la Nazionale svizzera glielo impedirebbe. Il suo posto sull’aereo viene preso da Vonlanthen, che diverrà il più giovane marcatore di sempre nella storia della massima competizione continentale.

Tuttavia, le pressioni esercitate sul giovane talento svizzero fanno sì che lo scoglio del definitivo salto di categoria sembri insormontabile, a maggior ragione in una rosa di diamanti puri come quella bianconera. La Vecchia Signora è comunque convinta di avere tra le mani un vero e proprio tesoro, e decide di procedere per un prestito al Siena, società amica di medio-bassa classifica e con un ambiente ben lontano dal peso oppressivo esercitato delle aspettative torinesi, miscuglio di ingredienti perfetto affinché il gioiellino possa far esplodere in maniera definitiva le sue qualità che tanto avevano impressionato. Sarà l’inizio del declino: l’avventura in Toscana non sarà delle migliori, caratterizzata da una discontinuità nelle prestazioni che ne limita notevolmente la crescita. Quanto visto sul campo non si rivela all’altezza delle grandi aspettative, finendo col raccogliere appena 14 presenze e 1 solo gol, l’unico nella sua avventura in Italia.

Ancora una volta, nell’estate successiva, la Juventus cerca di far schiudere dal suo guscio il talento di Chiumiento, che tenta la fortuna nel campionato francese, a Le Mans. Nella terra dei motori, però, il carburatore si ingolfa: poche possibilità di farsi notare, appena 15, e una sola rete, non certo il bottino idoneo per colui che viene descritto come l’erede di uno dei giocatori più forti che abbia mai calcato con successo i tappeti verdi di tutto il mondo. Il prestito a Berna, allo Young Boys, sarà l’ultima pagina deludente della parentesi juventina: nel 2007 Davide fa le valigie, questa volta per sempre, in direzione Lucerna.

 

Finalmente, quella luce ormai sopitasi sembra emettere qualche bagliore: nel biennio 2007-2009 l’estroso centrocampista vive probabilmente la pagina più positiva della sua carriera, raccoglie 99 presenze e per 20 volte trova la via delle rete. L’allora CT elvetico Ottmar Hitzfeld tenta di giocarsi la carta della convocazione in Nazionale. E questa volta, resosi conto che l’Italia resterà un miraggio, Chiumiento accetta.

La carriera dell’ex juventino sembra nuovamente pronta a trovare lo slancio che non aveva avuto in giovane età, ma l’imprevedibilità classica del trequartista emerge anche fuori dal campo: la ricca offerta proveniente da oltre oceano lo ammalia. Sbarca a Vancouver, in Canada, convinto di trovare l’habitat perfetto per essere tra i migliori del campionato, ma anche qui sarà un flop totale e così, dopo due stagioni anonime, torna in patria accasandosi nello Zurigo.

Con la maglia dei tigurini Davide raccoglie altre soddisfazioni, vincendo una Coppa di Svizzera e dimostrando di poter essere comunque un discreto giocatore. Arriva a indossare anche la fascia di capitano, facendo presagire finalmente di aver trovato la giusta realtà dove poter concludere una carriera partita con ben più alte aspettative e mai decollata. Purtroppo, anche qui, le acque iniziano ad agitarsi: l’annata 2015/16 lo vede alzare nuovamente la Coppa Nazionale, ma si chiude con una clamorosa retrocessione in Challenge League, la serie B svizzera. Un triste destino per il nostro Davide, sì talentuoso, ma che non è mai diventato l’Alessandro che tutti attendevano.

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