Le meteore del calcio: Chiumiento, il nuovo Del Piero

Chiumiento, meteora della Juventus
Davide Chiumento con la maglia della Juventus, vestita solo per due partite nonostante le grandi aspettative (fonte: mediapolitika.com)

Per molti, nel 2004, Davide Chiumiento avrebbe dovuto essere il futuro della Juventus e della Nazionale italiana. Un percorso negativo, però, lo porterà ad “accontentarsi” della Svizzera (solo per un’amichevole) e dei campionati periferici del grande calcio. La storia di un talento puro, mai sbocciato.

 

Chiumiento, la stella della Juve

L’etichetta da predestinato, quando ce l’hai cucita addosso, può essere considerata benissimo come un biglietto da visita. Se viene ricamata su un carattere ancora acerbo, però, può dare fastidio, trasformandosi in un’arma letale.

Più o meno è quello che succede a Davide Chiumiento. Un talento cristallino dal piede fatato, sbarcato nella Torino bianconera nei primi anni Duemila. La punta di diamante della Primavera allora allenata da Gian Piero Gasperini, una squadra ricca di talento. Citiamo solo alcuni giocatori poi sbarcati in Serie A a buon livello: Mirante, Gastaldello, Cassani, Paro, Palladino. Eppure la stella indiscussa è Chiumiento, il numero 10 della formazione giovanile bianconera.

Davide nasce a Heiden, nella Svizzera tedesca, da genitori avellinesi. Il suo nome balza agli onori della cronaca nei primi anni del nuovo millennio grazie al Torneo di Viareggio. La Juventus vince due edizioni consecutive (2003 e 2004) e Chiumento stupisce tutti gli addetti ai lavori, segnando in entrambe le finali. Classe, eleganza, portamento e soprattutto continuità di prestazioni, raramente individuabile tra i giovani coetanei.

I paragoni si sprecano. Ben presto il giovane Davide viene insignito del prezioso titolo di Nuovo Pinturicchio. Un’etichetta pesante, già malsopportata da altri talenti in fiore, ma che non lo scalfisce.

La prima squadra, la Nazionale, la Serie A

Tutto sembra andare per il meglio. Chiumiento conquista anche Marcello Lippi, condottiero della Juventus di allora, e dopo il secondo Viareggio assapora la Prima squadra. Il 29 febbraio del 2004 esordisce in A, contro l’Ancona, e qualche giorno dopo (9 marzo) disputa uno scampolo di partita contro il Deportivo La Coruña in Champions League. A coronare una stagione superlativa, ecco la convocazione per l’Europeo Under 21 con la nazionale svizzera, con tanto di numero 10 sulle spalle. L’avventura si chiuderà con una mesta eliminazione nella fase a gironi. Quanto basta, però, per farsi notare dal ct della nazionale maggiore Kuhn, che vuole portarlo subito con sé in Portogallo, per l’Europeo 2004.

Davide, però, ha un sogno: vestire la numero 10 azzurra. Giocare con la Nazionale svizzera gli impedirebbe di indossare. Il suo posto sull’aereo viene preso da Vonlanthen, che diverrà il più giovane marcatore di sempre nella storia della massima competizione continentale.

La Juventus sa di avere in mano un vero e proprio diamante, pur ancora grezzo. Emergere in una rosa fortissima come quella bianconera, però, è praticamente impossibile. Per questo, la Vecchia Signora decide di prestarlo al Siena, società amica di medio-bassa classifica in Serie A. Un ambiente ben lontano dal peso oppressivo esercitato delle aspettative torinesi è il miscuglio di ingredienti perfetto per una pozione esplosiva.

L’inizio del crollo di Chiumiento

A Siena Chiumiento perde i suoi poteri magici. L’avventura in Toscana è caratterizzata da una grande discontinuità e da un assenza di lampi. Gioca qualche partita da titolare, poi viene scavalcato nelle gerarchie e raccoglie appena 14 presenze, quasi tutte da subentrato. Segna solo un gol, l’unico della sua avventura in Italia, in casa contro il Messina.

Già, perché nella stagione successiva la Juve opta per un prestito oltralpe. Ad accoglierlo c’è Le Mans, terra dei motori nella quale il carburatore si ingolfa quasi subito. 15 presenze in Ligue 1, ancora una sola rete e, a 22 anni, l’etichetta del predestinato si sgualcisce. Il ritorno in patria, allo Young Boys, segna l’ultima e deludente pagina della parentesi juventina. Ogni speranza di una carriera anche solo simile alle aspettative pregresse sfuma in un concentrato di prestazioni abuliche. Così, nell’estate 2007, Davide svuota l’armadietto torinese e fa le valigie, a titolo definitivo, in direzione Lucerna.

Il bagliore tardivo e il Mondiale mancato

Finalmente, a pochi passi da casa, Chiumiento trova la sua dimensione. Nel triennio 2007-2010 l’estroso centrocampista vive la pagina più positiva della sua carriera, raccoglie 99 presenze e per 20 volte trova la via delle rete. La Svizzera torna a bussare alla sua porta per convocarlo in Nazionale: c’è il Mondiale alle porte e Davide potrebbe tornare utile per la spedizione sudafricana. Questa volta, resosi conto che l’Italia resterà un miraggio, Chiumento accetta.

A marzo del 2010 il CT Ottmar Hitzfeld (sì, proprio quello al quale è stato intitolato il campo più alto d’Europa) lo fa giocare un tempo contro l’Uruguay, in amichevole. Sull’aereo per il Sudafrica, però, non ci sarà posto, con appuntamento rinviato al ritiro del trequartista designato, Hakan Yakin. Ciò che conta, però, è che la carriera dell’ex juventino si avvia verso tempi migliori, pronta a trovare lo slancio che non aveva avuto in giovane età. E il campionato svizzero, adesso, sembra iniziare a essere stretto per un ragazzo di 26 anni, voglioso di emergere a grandi livelli.

Il Canada e il finale di carriera

L’imprevedibilità classica del trequartista, però, emerge anche fuori dal campo. Da Vancouver, Canada, arriva una lauta offerta per sbarcare in MLS. L’offerta ammalia un Chiumiento convinto di trovare l’habitat perfetto per essere tra i migliori del campionato e rilanciarsi in chiave nazionale. Nel Nord America, però, arriva il secondo fallimento sportivo dell’eterna promessa. L’esperienza segna un flop totale e così, dopo due campionati decisamente anonimi, Davide torna in patria e si accasa allo Zurigo. Abbandonando, contestualmente, il sogno nazionale.

Con la maglia dei tigurini Davide raccoglie altre soddisfazioni, vincendo una Coppa di Svizzera. Qui dimostra di poter essere comunque un discreto giocatore, pur lontano dalle vette sperate. Arriva a indossare anche la fascia di capitano, facendo presagire finalmente di aver trovato la quadratura del suo cerchio.

Purtroppo, anche qui, le acque iniziano ad agitarsi. L’annata 2015-16 lo vede alzare al cielo nuovamente la Coppa Nazionale, ma si chiude con una clamorosa retrocessione. Un triste destino per il nostro Davide, sì talentuoso, ma che non è mai diventato l’Alessandro che tutti attendevano. Fino al ritiro, datato 2017, nell’anonima serie B svizzera. Dalla Champions League alla Challenge League: un epilogo inaspettato per un giocatore che, alla soglia dei vent’anni, era atteso come il giocatore del futuro.

 

 

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