Le grandi coppie: Zlatan Ibrahimovic e Maxwell

Zlatan Ibrahimovic e Maxwell nello spogliatoio del Paris Saint-Germain
Zlatan Ibrahimovic e Maxwell nello spogliatoio del Paris Saint-Germain
Ibrahimovic e Maxwell nello spogliatoio del PSG. I due hanno giocato insieme, oltre che a Parigi, anche all’Ajax, all’Inter e al Barça (fonte: twitter.com)

Da Amsterdam a Parigi, passando per Milano e Barcellona. Quattro tappe comuni per una delle coppie più vincenti nella storia del calcio, quella formata da Zlatan Ibrahimovic e Maxwell. Tanti titoli comuni eccetto in Europa: in Champions ha vinto solo uno dei due…

 

Il primo incontro tra Ibra e Maxwell

«Quando arrivai ad Amsterdam ero a secco di soldi. Chiesi aiuto a Beenhakker, ai miei genitori, ma niente, dovevo arrangiarmi da solo. Fu allora che pensai di chiamare quel giovane brasiliano arrivato all’Ajax insieme a me. Lo chiamai, gli chiesi se potevo stare un po’ da lui, mi disse che potevo certamente e mi aiutò molto ad ambientarmi in quel periodo così complicato. Mi raccontò della sua vita in Brasile, del legame che aveva con suo fratello morto in un incidente stradale, io feci lo stesso con la mia vita, e capii fin da subito che avevo di fronte un bravissimo ragazzo. Ecco, se devo trovargli un difetto, dico che è troppo buono».

Le parole appena citate sono tratte dalla prima autobiografia di Zlatan Ibrahimovic, uscita nell’ormai lontano 2011. Frasi che risuonano quasi anacronistiche, se pensiamo ai più di 100 milioni di euro di solo ingaggio, al netto delle sponsorizzazioni, incassati dalla punta svedese negli ultimi 10 anni. Eppure nel 2001 la situazione finanziaria dell’allora acquisto più costoso nella storia dell’Ajax, pagato 7,8 milioni di euro (poi superato da Huntelaar e Sulejmani ma non da Luis Suarez, costato appena 7,5 milioni), era tutt’altro che florida.

Appena giunto dalla natia Malmö Ibrahimovic si ritrovò, così come più volte accaduto nella non facile infanzia, col frigo vuoto. Il ventenne Zlatan non sa ancora che il giocatore con cui si mise in contatto sarà suo compagno di squadra in molteplici e più blasonate avventure. E, cosa ancor più curiosa, sbarcheranno nelle medesime piazze nello stesso anno, con operazioni di mercato slegate l’una dall’altra.

L’esperienza comune all’Ajax

Stagione 2001-02. Gli osservatori dell’Ajax in Brasile segnalano alla società un giovane esterno brasiliano scuola Cruzeiro, ancora a secco di presenze in patria ma parecchio promettente. E qualcuno in Olanda storce il naso, di fronte alla valutazione di mercato di 6 milioni di fiorini olandesi, circa 3,5 milioni di euro. L’affare, comunque si fa.

Il ventenne Maxwell Scherrer Cabelino Andrade, più comunemente conosciuto col solo nome Maxwell, non sa ancora cosa accadrà pochi giorni dopo il suo arrivo in Olanda. Alla sua porta busserà un coetaneo che diverrà uno tra i migliori calciatori di tutti i tempi.

Ibra e Maxwell saranno, insieme ad altri grandi calciatori quali Chivu, Sneijder e l’immortale Jari Litmanen, i protagonisti di un’avventura europea cancellata soltanto dalla squadra di Ten Hag nel 2019. Nel 2002-03 il club biancorosso sfiorò l’accesso in semifinale di Champions, svanito solo al 91′ in una partita che i tifosi del Milan ricordano come cruciale per la futura vittoria della competizione. Il gol del 3-2, siglato dall’ex Feyenoord Joh Dahl Tomasson, consegnò il pass al Diavolo e cagionò l’eliminazione dei lancieri. I due titoli di Eredivisie sono quasi ininfluenti nella storia del club più vincente d’Olanda, ma servono a forgiare la mentalità vincente dei due giocatori. Un particolare che servirà molto in Italia.

Ibra e Maxwell insieme all’Inter

Nel 2004, a campionato olandese già iniziato, la Juventus acquista il cartellino di Ibrahimovic. Un colpo a sorpresa che, in poco tempo, conquista i tifosi e il tecnico Capello, costretto a mettere ripetutamente in panchina un certo Del Piero. Anche Maxwell sembra pronto a partire in direzione estero, ma nell’aprile del 2005 il ginocchio destro fa crac in Coppa d’Olanda. L’Ajax non rinnova il contratto e la lunga fase di riabilitazione prosegue, nella prima metà del 2006, con l’approdo a Empoli del terzino brasiliano.

Un colpo clamoroso per il club azzurro. In realtà il tesseramento presso la squadra del presidente Corsi è manovrato da una seconda squadra che agisce dietro le quinte. Alle spalle dell’Empoli c’è l’Inter, che approfitta dei buoni rapporti con i toscani per aggirare il cavillo relativo ai tesseramenti degli extracomunitari. L’Empoli usa il proprio slot per l’acquisto di un giocatore non UE dall’estero, ritenuto non necessario per sé, e consente ai nerazzurri di non usare il proprio.

L’affare che porta Maxwell all’Inter si concretizza nell’estate in cui, in Italia, scoppia il caso Calciopoli. La retrocessione della Juventus in B rende appetibili diversi giocatori. Emerson e Cannavaro vanno al Real, Zambrotta al Barcellona. Gli unici due big che rimangono in Serie A sono Vieira e Ibrahimovic, ceduti all’Inter. Ibra e Maxwell, ancora una volta, si ricongiungono.

Un biglietto unico per Barcellona

Tre stagioni in nerazzurro, nell’epoca d’oro di Zanetti e compagni, con tre scudetti portati a casa. Per Ibrahimovic sul campo, tra Olanda e Italia, sono ben sei campionati vinti di fila. Manca solo un alloro europeo: lo svedese di origine bosniaca viene colpito da uno dei suoi proverbiali mal di pancia. Ritenendo l’Inter poco funzionale al suo progetto, Ibra cede alle lusinghe del Barcellona di Guardiola in uno scambio divenuto oramai epocale tra lui e Eto’o, con tanto di conguaglio economico per i milanesi. Affare pilotato dall’agente del giocatore, Mino Raiola, che appena due settimane prima aveva portato in Catalogna un altro suo assistito. Maxwell, of course.

Sappiamo tutti come andrà a finire la stagione 2009-10. Inter sul tetto d’Europa, Barcellona eliminato in semifinale. Tra Guardiola e Ibrahimovic non scocca mai il feeling giusto: arriva l’ennesimo titolo nazionale, ma il treno Champions passa dalla piazza abbandonata perché non ritenuta abbastanza competitiva. La delusione di ambo le parti, evidente, porta a un’inevitabile separazione. Dopo una sola stagione Ibra torna a Milano, ma sull’altra sponda del Naviglio. Si passa al Milan.

Per Maxwell, invece, l’avventura al Barça prosegue. E nel 2011, ironia della sorte, il terzino vince la prima e unica Champions League di una carriera piena di titoli. Senza Ibra.

Il quarto, ultimo ricongiungimento

La grande storia comune tra Ibrahimovic e Maxwell, però, non finisce qui. A gennaio 2012 il brasiliano lascia Barcellona e firma per l’ambizioso Paris Saint-Germain di Carlo Ancelotti. Squadra che, nonostante un organico altisonante, viene sorpresa dal Montpellier e arriva secondo in classifica. Serve uno specialista in scudetti, che non può non essere Zlatan. Ibrahimovic, che è reduce dal primo secondo posto della carriera, con il titolo andato alla Juventus dopo il celeberrimo episodio del gol di Muntari, accetta la sfida. 4 anni sulle rive della Senna, quattro titoli.

Nel 2016, scaduto il contratto, il numero 10 parigino lascia la città per Manchester, sponda United. Ibra e Maxwell non giocheranno più insieme, dato il ritiro datato 2017 del cursore mancino brasiliano. L’amicizia, quella vera, però è rimasta ed è ancora stabile.

 

 

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