Le grandi coppie: Zlatan Ibrahimovic e Maxwell

“Quando arrivai ad Amsterdam ero a secco di soldi, chiesi aiuto a Beenhakker, ai miei genitori, ma niente, dovevo arrangiarmi da solo. Fu allora che pensai di chiamare quel giovane brasiliano arrivato all’Ajax insieme a me. Lo chiamai, gli chiesi se potevo stare un po’ da lui, mi disse che potevo certamente e mi aiutò molto ad ambientarmi in quel periodo così complicato. Mi raccontò della sua vita in Brasile, del legame che aveva con suo fratello morto in un incidente stradale, io feci lo stesso con la mia vita, e capii fin da subito che avevo di fronte un bravissimo ragazzo. Ecco, se devo trovargli un difetto, dico che è troppo buono”.

Le parole appena citate sono tratte dalla prima autobiografia di Zlatan Ibrahimovic, uscita nell’ormai lontano 2011. Frasi che risuonano quasi anacronistiche, se pensiamo ai più di 100 milioni di euro di solo ingaggio, al netto delle sponsorizzazioni, incassati dalla punta svedese negli ultimi 10 anni. Eppure, 15 anni fa, l’allora acquisto più costoso nella storia dell’Ajax, pagato 7,8 milioni di euro (poi superato da Huntelaar e Sulejmani ma non da Luis Suarez, costato appena 7,5 milioni), appena giunto dalla natia Malmö si ritrovò, così come più volte accaduto nella non facile infanzia, col frigo vuoto. Il ventenne Zlatan non sa ancora che il giocatore con cui si mise in contatto sarà suo compagno di squadra in molteplici e più blasonate avventure. E, cosa ancor più curiosa, sbarcheranno nelle medesime piazze nello stesso anno, con operazioni di mercato slegate l’una dall’altra.

Stagione 2001/02. Gli osservatori dell’Ajax in Brasile segnalano alla società un giovane esterno brasiliano scuola Cruzeiro, ancora a secco di presenze in patria ma parecchio promettente. E qualcuno in Olanda storce il naso, di fronte alla valutazione di mercato di 6 milioni di fiorini olandesi, circa 3,5 milioni di euro. L’affare, comunque si fa.

Il ventenne Maxwell Scherrer Cabelino Andrade, più comunemente conosciuto col solo nome Maxwell, non sa ancora che, pochi giorni dopo il suo arrivo, busserà alla sua porta un suo coetaneo che diverrà uno tra i migliori calciatori di tutti i tempi.

Ibra e Maxwell saranno, insieme ad altri grandi calciatori quali Chivu, Sneijder e l’immortale Jari Litmanen, i protagonisti dell’ultimo grande piazzamento europeo del club biancorosso datato 2002/03, con quella semifinale svanita al 91′ in una partita che tutti i tifosi milanisti ricorderanno come cruciale nella vincente campagna europea rossonera. Il gol del 3-2 siglato dall’ex Feyenoord Tomasson a tempo quasi scaduto, infatti, consegnò il pass al Diavolo e costrinse i lancieri all’eliminazione. I due titoli nell’Eredivisie sono quasi ininfluenti nella storia della squadra più vincente del calcio olandese, ma serviranno a forgiare nei due una mentalità vincente che, ad entrambi, servirà molto in Italia.

Nel 2004, a campionato olandese già iniziato, la Juventus acquista il cartellino di Ibrahimovic il quale, in poco tempo, costringe ripetutamente alla panchina un certo Alex Del Piero. Anche Maxwell sembra pronto a partire in direzione estero, ma il ginocchio destro fa crac in Coppa d’Olanda, ad aprile 2005, e nel frattempo scade il suo contratto con l’Ajax, non rinnovato. Seguirà una lunga fase di riabilitazione proseguita durante la parentesi all’Empoli, datata prima metà del 2006. Il tesseramento in azzurro, in realtà, è solo uno stratagemma usato dall’Inter per aggirare il cavillo sul limite ai tesseramenti extracomunitari: col giocatore già in Italia, non sarà necessario usare l’apposito slot.

Nel maggio dello stesso anno, scoppia il caso Calciopoli, che vedrà la Juve retrocessa d’ufficio in B. Alcuni, su tutti Buffon, Del Piero, Nedved e Trezeguet, rimangono, altri partono. Emerson e Cannavaro al Real, Zambrotta al Barça, Vieira e Ibrahimovic all’Inter. Un secondo ricongiungimento tra Ibra e Maxwell, ma non finirà qui…

Tre stagioni in nerazzurro, nell’epoca d’oro di Zanetti e compagni, con tre scudetti portati a casa. Dopo aver vinto, sul campo, ben sei campionati di fila, tra Olanda e Italia, lo svedese di origine bosniaca viene colpito da uno dei suoi proverbiali mal di pancia: vuole vincere in Europa. Ritenendo che l’Inter sia poco funzionale al suo progetto, cede alle lusinghe del Barcellona di Guardiola, nell’ormai famoso scambio con Eto’o, accompagnato da un lauto conguaglio versato nelle casse dei milanesi. Affare pilotato dall’agente del giocatore, Mino Raiola, che appena due settimane prima aveva portato in Catalogna un altro suo assistito. Of course, Maxwell.

Sappiamo tutti come andrà a finire la stagione 2009/10: Inter sul tetto d’Europa, Barcellona eliminato in semifinale e feeling mai trovato tra tecnico e punta, con quest’ultimo che, dopo appena una stagione, lascia sì con l’ennesimo titolo nazionale, ma con l’amaro in bocca, direzione Milan.

L’ultimo, grande nuovo appuntamento tra Ibra e Maxwell è datato 2012: a Gennaio il terzino firma per l’ambizioso Paris Saint Germain, che a fine stagione, però, arriverà solo al secondo posto in Ligue 1, sopravanzato dal sorprendente Montpellier. Se si vuole vincere il titolo, serve il giocatore giusto per la missione, che non può non essere Zlatan. 4 anni sulle rive della Senna, quattro titoli, un impressionante 13/15 in carriera.

Il resto, è storia recente: il numero 10 parigino ha lasciato per Manchester, sponda United, ma, ne siamo sicuri, non è stata scalfita la sua più grande amicizia in campo calcistico. C’erano una volta, insieme, un brasiliano e uno svedese di origini bosniache, e insieme ci sono stati per altre tre volte in carriera.

C’è ancora spazio per altri capitoli?

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