Le grandi coppie: Andy Cole e Dwight Yorke, i Calypso Boys

In Inghilterra, quando si parla di gemelli del goal, nell’accezione nostrana del termine, non si riesce a non pensare a una coppia di giocatori che ha fatto la storia del Manchester United.

La coppia più prolifica della Premier League, con un soprannome che sembra l’appellativo di una boy band della metà degli anni ’90, piuttosto che di un binomio in grado di fare vere e proprie scorribande nelle aree dei campi d’oltremanica, a cavallo dei due millenni.

Meglio conosciuti come Calypso Boys, a causa delle loro origini caraibiche, Dwight Yorke ed Andy Cole, per stazza e struttura fisica, sembrano due fratelli separati alla nascita.

A dividere i due, oltre gli appena 19 giorni di distanza tra le date di nascita, anche un oceano, l’Atlantico per la precisione. Yorke, infatti, nacque il 3 Novembre del 1971 nell’arcipelago di Trinidad & Tobago, anticipato da Cole, che emise i primi gemiti a Nottingham il 15 Ottobre dello stesso anno. Nessuno, all’epoca, poteva immaginare che, ventisette anni più tardi, i due formeranno una coppia da 140 goal in tre anni.

Fino all’approdo di entrambi ai Red Devils, Cole e Yorke si sono incrociati solo da avversari, essendo i punti di riferimento delle rispettive squadre. Yorke è stato per anni l’ariete dell’Aston Villa, mentre Cole ha dato mostra delle sue capacità nell’Arsenal e al Newcastle United, per poi accasarsi alla corte di Ferguson nel 1995.

Il manager scozzese non ha mai amato focalizzarsi sui titolari fissi, a parte alcuni giocatori imprescindibili; ha avuto invece l’abilità di riuscire a rinnovare le sue rose di anno in anno senza perdere colpi in classifica. Dopo aver acquistato Sheringham dal Tottenham per cercare di colmare il vuoto lasciato dal ritiro di Eric Cantona, Sir Alex decise di osare di più, andando a pescare la carta Yorke da Birmingham nell’estate del 1998.

L’opinione pubblica britannica, da sempre ipercritica quando si parla di football, era sicura che Ferguson si sarebbe sempre trovato in difficoltà di fronte al bivio della prima punta tra Andy e Dwight. Infatti, per i media d’oltremanica, i due ragazzi non avrebbero mai potuto giocare insieme. Troppo simili, sia fisicamente che tatticamente, avrebbero finito per pestarsi i piedi a vicenda.

Sir Alex non solo smentì i tabloid sportivi, ma dimostrò esattamente l’opposto. Non avrebbero giocato bene, l’uno senza l’altro.

La sinergia del tandem offensivo balzò agli onori delle cronache in occasione della semifinale di ritorno di Champions League del 1999 tra Juventus e Manchester United, quando la simbiosi dei Calypso raggiunse il culmine estremo. Concludevano le azioni a vicenda, si trovavano a memoria, si interscambiavano assist e reti come se nulla fosse. Sembravano due ballerini, non c’era azione che non passasse tra i piedi di entrambi i giocatori. Insomma, uno spettacolo nello spettacolo.

Se, sulle tribune dell’Old Trafford, i tifosi godevano delle continue gesta di Cole e Yorke, il rendimento con le rispettive nazionali, come abbiamo anticipato prima, non sempre rispecchiava il buon calcio espresso nelle manifestazioni per club.

In particolare Yorke, con Trinidad, non registrò tante marcature quanto ci si sarebbe potuto aspettare, considerando che le nazioni centro e nordamericane dell’epoca erano spesso di modesta caratura, seppure, giunto quasi a fine carriera, riuscirà a trascinare i suoi compagni al Mondiale tedesco del 2006, mentre Andy Cole, tra il ’95 ed il 2002, totalizzò appena 15 caps e 1 goal con la maglia dei Three Lions.

Dopo aver guidato lo United alla conquista del Treble, ovvero la vittoria di Premier League, FA Cup e Champions League nella stessa stagione, unico club inglese a riuscirci nella storia, continuarono a mettere a ferro e fuoco le difese inglesi ed europee fino al dicembre 2001, quando Cole fu ceduto al Blackburn Rovers, complice l’arrivo in maglia rossa di un certo Ruud Van Nistelrooy, già ritardato di un anno a causa di un infortunio ai legamenti del ginocchio.

Sembrava essere giunta la fine per i Soul Brothers, altro appellativo identificante dei due, ma la storia ci ha permesso di godere di un bis inaspettato.

Qualche mese più tardi la coppia si ricongiunse, con la firma di Yorke per i Rovers, alla corte di Graeme Souness. Nella stagione 2002/2003, totalizzarono 26 reti in due tra campionato e coppe, segno che parte dello smalto era stato perso, ma che ancora riuscivano a dire la loro. Nella stagione successiva, presenze e realizzazioni calarono ancora e, nell’estate del 2004, Cole chiese la cessione.

L’ultima parentesi insieme, nel 2007, durerà solo mezza stagione, quando Cole raggiunse Yorke al Sunderland, allora guidato dall’ex compagno di entrambi Roy Keane: l’iniziale entusiasmo iniziale da parte dei tifosi dei Black Cats si tradurrà in una sola, misera rete di Yorke, prima dell’addio anticipato, direzione Burnley, dell’inglese.

Fu così che, schiacchiata dal peso dell’età, svanì la magia della danza dei Calypso Boys. Che però sopravvive, imperitura, nelle menti e negli occhi di chi li vide duettare insieme.

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