La dinastia dei Gudjohnsen: gli albori della grande Islanda

Gudjohnsen father and son
Fuori Arnor, dentro Eidur: un effettivo passaggio di consegne tra due dei più grandi calciatori islandesi (fonte: twitter.com)

L’Islanda, negli ultimi anni, ha fortemente influenzato il calcio europeo.

Ne sa qualcosa il Barcellona, che nel Marzo 2010 fu costretto ad un lungo viaggio in autobus (pur con tutti i comfort possibili ed immaginabili) per raggiungere Milano in occasione della semifinale d’andata della Champions contro l’Inter. In quel caso fu l’eruzione del vulcano Eyjafjallajökull ad interrompere, per qualche giorno, i collegamenti aerei in mezza Europa.

Tale episodio destò la curiosità degli appassionati di calcio, sorpresi dagli effetti scaturiti da un semplice cratere vulcanico situato in una piccola isola, da sempre ai margini di questo sport. Al di là dell’impronunciabilità dell’Eyjafjallajökull, molti quasi schernirono l’Islanda, in grado di mettersi in mostra solamente per fatti esterni al football. Parlandone a distanza di sei anni, sembra quasi di vivere in un altro mondo. Ne parleremo in seguito

La grande svolta che ha portato una terra a tratti inospitale, costellata da ghiacciai perenni, alle prime pagine dei quotidiani sportivi per le imprese di Hallfredsson, centrocampista attualmente in forza all’Udinese, e compagni, pone le proprie basi su una legge del 2002, che spinse il governo islandese, in collaborazione con la federazione locale, alla costruzione di numerosi campi coperti in erba sintetica, al fine di promuovere il calcio quale mezzo per sconfiggere la crescente diffusione dell’utilizzo di alcol e fumo tra i più giovani.

Molti ricorderanno l’amichevole giocata nell’Agosto del 2004 tra l’Islanda e la nostra nazionale, conclusasi per 2-0 tra lo stupore generale, specie quello della stampa, che non si aspettava un risultato del genere in occasione di una gara tra la 134° del ranking FIFA e gli azzurri che, pur scottati dall’eliminazione nella fase a gironi del precedente Europeo, godevano dei favori del pronostico.

A sbloccare il risultato, dopo 18 minuti, fu la stella della nazionale islandese: Eidur Gudjohnsen, già da tempo affermatosi con la maglia del Chelsea.

Il padre Arnor, nel 1978, anno di nascita del trequartista sopra citato, aveva appena richiamato a sè l’attenzione del calcio professionistico mitteleuropeo con le proprie prestazioni in patria: ad appena 17 primavere, firmò ben 7 reti con la maglia del Vikingur, in 12 presenze, esordendo anche con la Nazionale. Ciò gli valse la chiamata del club belga del Lokeren, dove disputò cinque campionati prima di passare al più famoso e vincente Anderlecht. Nel 1986, riuscirà anche a vincere il titolo dei capocannonieri. L’esperienza in Francia, al Bordeaux, fu semifallimentare: appena 8 reti in due stagioni lo portarono ad un finale di carriera prima in Svezia, tra Hacken e Orebro, per poi fare ritorno in Islanda, vestendo le divise di Valur e Stjarnan.

Durante questi anni, Arnor Gudjohnsen si impose anche con la nazionale islandese, della quale fu, all’epoca dei fatti, secondo miglior cannoniere della storia.

Nel 1994, nello stesso Valur in cui poi giocherà il padre, Eidur fa il proprio esordio in prima squadra, nel ruolo del padre. A 16 anni, segna anch’esso 7 reti, e non sfugge agli osservatori del PSV, società olandese sempre attenta nel lanciare i giovani, che lo mettono sotto contratto, al fianco di un certo Ronaldo, che l’Europa avrà modo di conoscere meglio qualche anno dopo. In Olanda ha anch’esso modo di esordire in prima squadra, da trequartista, arretrando di qualche metro il suo raggio d’azione, attirando a sé le attenzioni del commissario tecnico della selezione islandese.

Le convocazioni di Olafsson videro, per la prima volta insieme in Nazionale, Arnor ed Eidur Gudjohnsen, in occasione della trasferta amichevole in Estonia del 24 Aprile 1996. Arnor è tra gli 11 titolari, Eidur, con il numero 13, in panchina. Sul 3-0 per gli ospiti, dopo 61 minuti di gioco, ecco il momento che entra a pieno titolo nella storia del calcio. Per la prima volta, padre e figlio giocano insieme nella stessa gara in Nazionale.

Fuori Arnor, dentro Eidur. Un bacio del padre al figlio, pronto a fare il proprio esordio, con la speranza di poter, un giorno, giocare insieme.

Un vero e proprio sogno, per Arnor, che già aveva professato la propria volontà di avere al proprio fianco, sul terreno di gioco, il giovane virgulto.

Sembra tutto pronto per poter vedere i due Gudjohnsen in contemporanea. Ma, un mese dopo l’esordio, nel corso di una partita con l’Under 18, Eidur si frattura una caviglia. Lo stop, più grave del previsto, anche a causa di una tendinite non diagnosticata, si protrarrà per quasi due stagioni, rischiando di mettere fine ai sogni di carriera del giovane calciatore, tanto che il PSV decise per la rescissione unilaterale del contratto, permessa dalla FIFA in caso di infortunio superiore ai 6 mesi.

Avrà comunque modo di rifarsi, e con gli interessi: breve parentesi al KR Reykjavik, per rilanciarsi, e poi le più famose esperienze con Bolton, Chelsea e Barcellona, dove vincerà numerosi titoli nazionali nonché la Champions League, seppur non da protagonista, nell’ultimo anno di militanza blaugrana, il 2009. Negli anni seguenti, girerà il mondo giocando in Francia, nuovamente Inghilterra, Grecia, Belgio e addirittura Cina, mentre da inizio anno gioca al Molde, in Norvegia.

L’infortunio causerà uno dei più grandi rimpianti della carriera dei due giocatori, che non riusciranno a giocare insieme, ampiamente ricompensati dalla fulgida scalata verso il trono del calcio europeo di Eidur e dalle imprese della nazionale islandese.

Già, eravamo arrivati all’eruzione vulcanica. Qualche mese dopo, l’Islanda tornerà a far parlare di sè, sul campo, eliminando la Scozia negli spareggi per la qualificazione agli Europei Under 21 del 2011 ed ottenendo uno storico pass.

Nel 2014, la rincorsa al Mondiale brasiliano si fermerà a pochi passi dal traguardo, con la sconfitta contro la Scozia, mentre quest’anno vedremo la squadra ai blocchi di partenza in Francia, all’Europeo, con Eidur sul campo insieme a tanti volti noti del nostro calcio, dal già citato Halfredsson all’ex Pescara e Sampdoria Bjarnason.

Ah, quasi dimenticavo. La dinastia dei Gudjohnsen sembra prossima a continuare: il figlio di Eidur, Daniel, fa già parte del vivaio del Barcellona, ad appena 10 anni. E si vocifera abbia un talento straordinario…

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