Ildefons Lima, il trascinatore del calcio ad Andorra

Mai, nella storia, le nazionali di San Marino e Andorra avevano avuto modo di incontrarsi, prima delle 18.30 del mercoledì appena trascorso. Un particolare non da poco: entrambe le rappresentative possono contare, a parte rare eccezioni, esclusivamente di giocatori dilettanti, in gran parte militanti nei rispettivi campionati interni, o, al più, nelle categorie regionali delle vicine Italia e Spagna.

Ovvia conseguenza, data la maggiore caratura di gran parte delle avversarie, è la penuria di risultati positivi: alla vigilia del match, ambo le selezioni non festeggiavano una vittoria dal 2004. San Marino, infatti, dopo l’unica affermazione, giunta contro il Liechtenstein il 28 Aprile di 13 anni fa, aveva registrato un tremendo score di 73 sconfitte e un solo pari, ottenuto nel 2014 contro l’Estonia. Leggermente migliore, invece, il bilancio di Andorra, che nel proprio cammino ha vinto tre volte, l’ultima contro la Macedonia (1-0, il 13/10/2004), e successivamente ha ottenuto sei pareggi. A fronte, però, di 80 sconfitte, con una serie negativa che durava da 86 partite, record assoluto per una nazionale europea (superato il Lussemburgo, a secco per 82 partite tra il 1995 e il 2006).

 

Un’occasione d’oro, dunque, per arricchire un palmarés avaro di soddisfazioni. E ad avere la meglio, al San Marino Stadium di Serravalle, sono stati gli ospiti, che hanno sfruttato al meglio le occasioni avute per il 0-2 finale. I maggiori quotidiani sportivi italiani hanno parlato dell’evento, prima e dopo il match, in maniera quasi dissacrante per l’impegno mostrato dai giocatori delle due rappresentative. Ovvia è stata l’indignazione mostrata dalle parti in causa, come dimostrato dal comunicato della Brigata Mai1Gioia, l’ormai celebre gruppo di tifosi al seguito della nazionale sammarinese, alla quale si è associato anche il capitano di Andorra Ildefons Lima, che, mostrando una grandissima disponibilità, si è prestato alle nostre domande al termine della partita e dei doverosi festeggiamenti. D’altronde, il difensore ex Triestina, squadra in cui ha militato tra il 2005 e il 2009 e poi nella stagione 2011/12, nei giorni antecedenti il match aveva detto alla stampa che “ottenere la vittoria per noi sarebbe come conquistare un trofeo”.

“Tanti non sanno delle difficoltà che incontrano le realtà piccole come noi e scrivono cazzate”, commenta laconico il difensore ex Triestina, squadra in cui ha militato tra il 2005 e il 2009 e poi nella stagione 2011/12. “A volte, anche solo restando in gara contro grandi campioni, noi compiamo veri e propri miracoli, frutto di immensi sacrifici”.

 

È raggiante, Ildefons. Che, peraltro, non aveva potuto assaporare a pieno il sapore dell’ultima vittoria, in quanto 13 anni fa, quando Marc Bernaus mise a segno il gol-vittoria sulla Macedonia, lui sedeva in tribuna, squalificato. Ma non solo: è stata sua la realizzazione che ha sbloccato il risultato contro San Marino, ribadendo in rete dopo che Elia Benedettini, unico giocatore attualmente professionista in campo (gioca in B, al Novara), aveva parato il suo rigore. Lui che, tiratore designato della Nazionale, proprio dal dischetto aveva segnato, nell’Ottobre del 2015, la sua decima rete in Nazionale, battendo il portiere del Belgio Mignolet. L’undicesimo tassello, messo a segno lunedì, serve a confermare il primato di miglior marcatore della storia di Andorra e quello di difensore più prolifico in attività, in campo nazionale, tra le selezioni europee, alla pari con Alaba che, però, con la maglia dell’Austria gioca a centrocampo  “È sempre difficile fare gol dagli undici metri”, dice. “Pensi sempre che il portiere possa aver visto qualche tuo rigore. Proprio per questo oggi ho provato a cambiare angolo: non calcio mai alla destra del portiere. E per poco non facevo dei danni, ma per fortuna è andata bene (ride, ndr)”.

 

L’orgoglio nel vestire i colori del suo paese emergono quando gli chiediamo cosa si provi a indossare la fascia da capitano della propria nazionale, giocando più di 100 presenze con la divisa rossa di Andorra, e per quanto tempo ancora voglia difendere i colori del Principato “È una sensazione inspiegabile, che provo oramai da 20 anni e che proverò ogni volta che indosserò questa maglia”. Non mancano, comunque, le note ironiche. “Se Mario Frick ha giocato fino a 41 anni con il Liechtenstein, non vedo perché non possa fare meglio io. Scherzi a parte, spero di poter fare almeno due-tre anni ancora a certi livelli”. Anche perché il record assoluto di presenze con Andorra, detenuto da Oscar Sonejee a quota 106, dista appena due lunghezze: “Con Oscar c’è una grande amicizia: abbiamo esordito insieme e ci siamo fatti compagnia, fino a pochi mesi fa, in questo lungo cammino, pur giocando tutta la carriera, a parte un’avventura con l’FC Andorra in serie C spagnola, con maglie di club diverse. Raggiungerlo sarebbe un onore per me”

 

Per chiudere, non può mancare la domanda sul suo passato in Italia con la gloriosa Triestina: quando gli chiediamo se sia più emozionante giocare con Andorra o al Nereo Rocco contro la Juve, gli si illuminano gli occhi. “La Nazionale è sempre la Nazionale”, racconta, “ma di Trieste e di quella partita, sicuramente la più importante che ho disputato tra i club, conservo ricordi straordinari. Ho ancora tantissimi amici in città e torno sempre volentieri in città per salutarli: mi hanno reso orgoglioso di vestire una maglia per la quale ho sempre dato tutto e alla quale sono rimasto affezionatissimo”.

 

La serata, al di là al risultato, lascia soltanto un rammarico ai presenti: non aver visto scendere in campo Andy Selva, storico bomber sammarinese rimasto in panchina per tutti i 90 minuti, per un duello con Ildefons che avrebbe scritto un’ulteriore pagina romantica nel libro della gara. I due, comunque, come dimostrato dalle foto sui social, hanno avuto modo di recuperare, in un clima conviviale, a fine partita. Ci sarà spazio per un nuovo capitolo sul terreno di gioco, magari a campi invertiti?

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