I grandi numeri 10: Walter Baseggio, dinamite tra i piedi

Ci sono giocatori i quali nonostante abbiano avuto una carriera più o meno buona, più o meno importante, più o meno costellata di successi, vengono ricordati spesso e volentieri solo per un episodio in particolare che, volenti o nolenti, nel bene e nel male, li marchierà a vita.

È il caso della storia che andiamo a raccontare oggi, quella di Walter Baseggio da Clabecq (Belgio), ma dalle chiarissime origini italiane, classe 1978 e una carriera spesa sempre con il 10 sulle spalle.

Iniziamo la nostra storia proprio dall’episodio incriminato: correva l’anno 2004, il mondo conosce per la prima volta Facebook, Roberto Baggio gioca la sua ultima gara da professionista prima di appendere le scarpe al chiodo, il mondo dello sport piange Marco Pantani e Hollywood perde una delle sue stelle più lucenti di sempre: Marlon Brando. Ciò che accade il 6 Novembre, però, nel suo piccolo, è curioso e porterà strascichi e conseguenze per anni e anni.

Si gioca la partita di campionato tra l’Anderlecht e il La Louviere e il nostro protagonista, Walter Baseggio, sfodera un sinistro da appena dentro l’area di rigore talmente violento e preciso che si insacca in rete. La traiettoria della sfera, però, è inusuale, tanto da non indurre nemmeno il portiere a muoversi. Dal primo replay televisivo, si scopre che il pallone, dopo l’impatto col piede di Baseggio, è letteralmente imploso.

Sì, avete capito bene: il nostro buon Walter scoppia il pallone che si depositerà in rete con l’approvazione dell’arbitro. Il gol, alla fine, risulterà decisivo ai fini del risultato e i dirigenti del La Louviere, convinti di aver subito un danno enorme, daranno vita a una battaglia legale a suon di ricorsi che si protrarrà per addirittura cinque mesi, nei quali, nonostante le foto dell’accaduto e le dichiarazioni con la massima sincerità del nostro protagonista che dichiarerà come la sfera non era più in condizioni già prima di oltrepassare la linea di porta, la giustizia sportiva belga convaliderà e omologherà i tre punti in favore dei bianco malva, che a fine stagione si aggiudicheranno il loro 27° titolo e, nell’estate seguente, non si sa se per risarcire il La Louviere o se veramente convinti della scelta, acquisteranno proprio il portiere che subii quel gol: Silvio Proto. Che, a onor di cronaca, conterà quasi 300 presenze e oltre 10 anni di militanza con la squadra belga a fine carriera.

Quel giorno segnerà la vita di Walter Baseggio da Clabecq, da lì in poi soprannominato Dinamite. E nonostante una carriera costellata da quattro titoli conquistati con la maglia dell’Anderlecht, due coppe nazionali e innumerevoli Supercoppe, nonostante sia stato nominato due volte giovane dell’anno e una volta miglior calciatore del Belgio e, in generale, un eccezionale talento, Walter Baseggio sarà ricordato spesso e volentieri solo per questo episodio.

Nell’Anderlecht, Baseggio, ci rimarrà complessivamente per 16 stagioni: dal 1991 al 1996 si fa tutta la trafila delle giovanili, per poi esordire in prima squadra e facendo dei colori del club una seconda pelle. Dopo 242 presenze totali e 42 gol, nel Gennaio del 2005 il destino bussa alla porta di casa sua per una nuova avventura. E quell’avventura si chiama Italia, il Paese dei suoi genitori. Più precisamente, Treviso, a pochi chilometri da Ponzano Veneto, comune che diede ai natali al nonno paterno.

I primi approcci con la Serie A, invero, erano iniziati già in estate, con diverse squadre, anche di prima fascia, interessate al giocatore ma che poi, all’atto conclusivo, si sono tirate indietro, vuoi per un mancato accordo economico, vuoi per i dubbi sul reale stato fisico di un giocatore che, pur seguendo un’alimentazione corretta, tende ad ingrassare in maniera atipica. Il desiderio di mettersi in mostra nel massimo campionato italiano, però, prevale sul resto, e 28 anni suonati ogni treno che passa rischia di essere l’ultimo: così, Baseggio abbandona Bruxelles e una squadra costantemente presente in Europa per una neopromossa invischiata nella lotta per non retrocedere.

Nella stessa campagna di mercato in cui Walter approda in Veneto, la squadra guidata da Alberto Cavasin ha operato puntando sull’esperienza di Sereni (scambio di prestiti con un giovane ed inesperto Samir Handanovic, già finito in panchina a favore di Zancopè) tra i pali e su quella dei gemelli Filippini e Guigou a centrocampo, nonché sul brio e la gioventù degli emergenti Maggio e Borriello. Nonostante un organico di tutto rispetto, con tanti ragazzi promettenti che negli anni a venire diventeranno protagonisti assoluti della nostra Serie A, quel Treviso retrocederà. E Baseggio, beffa tra le beffe, non entra mai nelle grazie del tecnico, il quale, nonostante lo avesse paragonato ad un mostro sacro come Pirlo, gli concede pochi minuti (addirittura contro la Lazio lo fa scaldare per un tempo intero senza poi metterlo in campo) senza lasciargli la possibilità di incidere. Un solo gol, nella sconfitta contro il Cagliari, in quella che senza dubbio rimane la sua miglior partita con la casacca biancazzurra.

Nonostante la retrocessione e il poco spazio, Walter Baseggio decide di declinare le offerte di Lens, Trabzonspor e Besiktas e di rimanere a Treviso, anche nel campionato cadetto, voglioso di rivincite. I tifosi lo adorano, il Presidente vorrebbe farne un simbolo. Ma nonostante tutto questo amore fuori dal campo, gli allenatori che si succedono continuano a non vederlo. Dopo Cavasin e Bortoluzzi, nemmeno Ezio Rossi gli concede il giusto spazio e, nello storico match contro la Juventus post-Calciopoli, Baseggio va addirittura in tribuna.

Siamo al capolinea. Nella sua patria natia, i giornalisti accolgono la notizia con un sentito stupore, e probabilmente è proprio in quel momento che Walter decide che l’Italia, forse, non faceva veramente per lui. Nel Gennaio del 2007, a due anni esatti dal suo arrivo, torna a fare le valigie per dirigersi a casa, all’Anderlecht, dove però colleziona appena 10 presenze e a fine stagione viene messo definitivamente alla porta. Firma un biennale per il Mouscron dove, però, collezionerà appena 17 presenze e 3 gol in due anni, perché, nel frattempo, gli viene diagnosticato un cancro alla tiroide, probabile causa dei problemi di peso evidenziati in carriera. Guarirà e tornerà a giocare, firmando un triennale con il Tubize, nella seconda divisione belga, ma sarà un fuoco di paglia. Walter non è più lo stesso giocatore di prima e, ad Aprile 2011, dopo neanche un anno, rescinde il contratto e chiude con il calcio. Non con la città di Tubize, nella quale si stabilisce, candidandosi anche alle elezioni comunali con una lista socialista. Il calcio, per lui, rimarrà un passatempo a livello amatoriale, mentre lavora per la tv belga e apre un paio di bar. Walter Baseggio, talento forse troppo incompreso e poco reclamizzato (ma che conta anche 27 presenze e 1 gol in un Belgio lontano parente dallo squadrone attuale), rimarrà comunque sempre Mister Dinamite. Quello che, una volta, fece scoppiare il pallone calciando in porta.

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