I grandi numeri 10: Walter Baseggio, dinamite tra i piedi

Walter Baseggio, Anderlecht Inter Champions League
Walter Baseggio, Anderlecht Inter Champions League
Walter Baseggio, con la maglia dell’Anderlecht, contrasta Alvaro Recoba in una partita contro l’Inter (fonte: prosport.ro)

Una parentesi italiana, quella al Treviso, e una lunga carriera con la maglia dell’Anderlecht ricordata per un gol da antologia. Walter Baseggio, talentuoso trequartista italo-belga, sarà ricordato per la rete siglata nel 2004 contro il La Louvière. Facendo esplodere – letteralmente – il pallone.

 

Walter Baseggio e il gol incriminato

Ci sono giocatori che nonostante una carriera più o meno buona, più o meno importante, più o meno costellata di successi, saranno principalmente ricordati – nel bene o nel male – per un episodio che li marchierà a vita. E nel caso della storia che andremo a raccontare oggi non basterà neanche una parentesi in Serie A (oggettivamente non degna della fama acquisita negli anni) a dare una notorietà rinnovata al giocatore.

Iniziamo il nostro racconto proprio dall’episodio incriminato. Corre l’anno 2004: il mondo conosce per la prima volta Facebook, Roberto Baggio gioca la sua ultima gara da professionista prima di appendere le scarpe al chiodo e il mondo dello sport piange Marco Pantani. Ciò che accade il 6 novembre, però, è curioso e nel suo piccolo porterà ad anni e anni di strascichi legali. Tutta colpa di Walter Baseggio, trequartista belga ma dalle dalle chiarissime origini italiane, classe 1978 e una carriera spesa sempre con il 10 sulle spalle.

Si gioca la partita di campionato tra l’Anderlecht e il La Louvière, nella quale il nostro protagonista sfodera un sinistro da appena dentro l’area di rigore che cambia improvvisamente direzione e si insacca in rete. Una conclusione violenta e precisa sorprende il portiere: agli spettatori da casa servirà il replay per rendersi conto di quanto sia accaduto. Il pallone, dopo l’impatto con il piede di Baseggio, esplode.

Chiamatelo Dinamite

Sì, avete capito bene. Il tiro del buon Walter fa scoppiare il pallone, che si depositerà in rete con l’approvazione dell’arbitro. Il gol risulterà decisivo ai fini del risultato e i dirigenti del La Louvière, convinti di aver subito un danno enorme, daranno vita a una battaglia legale a suon di ricorsi e controricorsi. Serviranno addirittura cinque mesi per omologare il risultato finale, fatti di scontri regolamentari e perizie sull’esatto momento in cui la sfera si deforma, in via definitiva.

Alla fine la giustizia sportiva convalida e concede i tre punti ai bianco-malva, ma non basterà per il titolo, che va ai rivali del Club Brugge. Nell’estate seguente, non si sa se per risarcire il La Louvière o per una reale convinzione nelle qualità del giocatore, l’Anderlecht acquisterà proprio il portiere che subì quel gol. Un altro nome noto ai calciofili italiani: Silvio Proto, passato per la Lazio negli anni successivi. Un numero 1 che, per onor di cronaca, difenderà i pali della squadra di Bruxelles per quasi 300 volte in oltre 10 anni di militanza.

Quel giorno, in fondo, segnerà la vita di Walter Baseggio da Clabecq, da lì in poi soprannominato Dinamite. Nonostante un talento sopraffino e una carriera costellata da titoli conquistati con la maglia dell’Anderlecht, il grande amore di un’intera carriera. O quasi.

Il trasferimento di Baseggio al Treviso

Walter Baseggio rimarrà all’Anderlecht, complessivamente, per 16 stagioni. Dal 1991 al 1996 fa tutta la trafila delle giovanili, per poi esordire in prima squadra e facendo dei colori del club una seconda pelle. Dopo 242 presenze totali e 42 gol, nel gennaio del 2006 il destino bussa alla porta di casa sua per una nuova avventura. E quell’avventura ricalca, in senso inverso, il tragitto compiuto dai suoi avi. Il treno che passa da Bruxelles fa a capolinea a Treviso, a pochi chilometri da dove il padre prese la strada per il Belgio.

Un approccio, quello con la Serie A, che arriva dopo numerosi tentativi falliti. Tante squadre lo cercano, vanno vicino ad aggiudicarselo – specie negli anni precedenti – ma alla fine l’affare salta. Un problema tiroideo, infatti, frena il talento di Baseggio: nonostante un’alimentazione da vero sportivo, infatti, il giocatore tende a ingrassare in maniera atipica. Gli immani sforzi per rimanere in forma vengono ripagati dall’interesse dei biancocelesti, alla prima – quasi fiabesca – stagione in massima serie. E pur di calcare i campi del nostro paese il trequartista italo-belga rinuncia a competere per il titolo e sceglie di vestire i colori di una neopromossa, invischiata nella lotta per non retrocedere.

Un biennio nero, nerissimo

La campagna acquisti invernale del Treviso è incisiva, con l’obiettivo di mantenere la categoria. Un giovane e inesperto Samir Handanovič, già superato da Zancopè nelle gerarchie, viene coinvolto in uno scambio di prestiti tra i veneti e la Lazio, con Matteo Sereni che approda all’Omobono Tenni. A disposizione di Alberto Cavasin arrivano anche i gemelli Emanuele e Antonio Filippini, Gianni Guigou e i giovani Maggio e Borriello. Un organico di tutto rispetto che, però, non riuscirà nell’impresa di rimanere in Serie A.

Baseggio, beffa tra le beffe, non entra mai tra le grazie del tecnico. Cavasin scomoda un oneroso paragone tra Walter e Andrea Pirlo, ma finisce per concedergli pochi minuti in stagione, senza lasciare al trequartista la possibilità di incidere. Nella partita contro la Lazio, addirittura, Baseggio si scalda un tempo intero senza entrare nel tabellino dei presenti in campo. L’italo-belga siglerà appena una rete, nella sconfitta contro il Cagliari, in quella che rimane senza dubbio la sua miglior partita in biancoazzurro

Nonostante la retrocessione e il poco spazio, Walter Baseggio decide di declinare le offerte di Lens, Trabzonspor e Besiktas e di rimanere a Treviso anche nel campionato cadetto, voglioso di rivincite. I tifosi lo adorano, il Presidente vorrebbe farne un simbolo. Ma nonostante tutto questo amore fuori dal campo, gli allenatori che si succedono continuano a non vederlo. Dopo Cavasin e Bortoluzzi nemmeno Ezio Rossi gli concede il giusto spazio e, nello storico match contro la Juventus post-Calciopoli, Baseggio va addirittura in tribuna.

Il ritorno in patria di Walter Baseggio

Siamo al capolinea. I giornalisti belgi, che avevano visto Baseggio spopolare in patria fino a giocare ripetutamente in Champions League, anche con la fascia da capitano, non riescono a credere a quanto stia accadendo. Walter torna a casa, all’Anderlecht, ma ormai è un giocatore sul viale del tramonto. La squadra che lo ha visto crescere lo scarica dopo appena 10 partite, va a Mouscron dove in due anni raccoglie solo 17 presenze. Le motivazioni sono da ricercare nel solito problema di forma che trova una soluzione in una diagnosi decisamente pesante.

A Walter Baseggio viene diagnosticato un cancro alla tiroide, dal quale guarirà in tempo per tornare a giocare con il Tubize, nella seconda divisione belga, e chiudere una carriera tanto brillante in età giovanile quanto amara nel finale. Il calcio rimarrà un semplice passatempo a livello amatoriale, mentre lavora per la tv belga e apre un paio di bar. Walter Baseggio, talento forse troppo incompreso e poco reclamizzato (ma che conta anche 27 presenze e 1 gol in un Belgio lontano parente dallo squadrone attuale), rimarrà comunque sempre Mister Dinamite. Quello che, una volta, fece scoppiare il pallone calciando in porta.

 

 

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