I grandi numeri 10: Jari Litmanen, il Re di Finlandia

D I E C I . Una parola, cinque lettere. Oppure, se preferite, due cifre insieme: 10!

Per molti, solo un numero. Per tanti, tantissimi, un sogno da raggiungere, un obiettivo da prefissarsi. Se ami quella palla che rotola sul campo, se sei cresciuto sognando di calcare un giorno il Camp Nou, San Siro o anche solo il campetto della squadra del tuo paese, non puoi non aver sognato, almeno una volta, di indossare la dieci. La maglia per eccellenza, quella che conferisce lo status di fuoriclasse, quella che è finita sulle spalle di Maradona e Pelè, Sivori e RobyBaggio, Del Piero e Totti, Platini e Messi e che in tempi più recenti, con la numerazione fissa e le stranezze più assurde (chi non ricorda Lupatelli al Chievo?) è rimasta ancora un must assoluto.

Da oggi, in questa nuova rubrica di Football Pills, proveremo a ripercorrere i tratti distintivi di alcuni numeri 10 che hanno fatto la storia del calcio. Ma, come di consueto, non aspettatevi di trovare i nomi che abbiamo citato sopra: andremo a scovare chi per tutta la carriera ha indossato la diez degnamente ed egregiamente, ma che per un motivo o per un altro non è entrato nell’élite dei fuoriclasse di tutti i tempi.

La storia di oggi parte a Lahti. Un posto dove per mesi le temperature non superano gli 0 gradi , la luce naturale si intravede a fatica o per nulla e nel quale lo sport più praticato è l’hockey su ghiaccio. L’antitesi, insomma, del gioco del calcio.

Il giovane Jari Litmanen nasce in questa città il 20 Febbraio 1971, ed è qui che muove i primi passi da calciatore, nel Reipas, dove entra nel Settore Giovanile ad appena 6 anni e ne esce dieci anni dopo, il giorno in cui, appena sedicenne, esordirà in prima squadra.

Tre anni da titolare inamovibile nei quali mostra già un innato talento unito ad un’indole che non lo spinge a puntare le stelle, ma piuttosto ad accontentarsi, non a diventare il Top ma a fare il compitino, spesso divinamente, per poi fermarsi. 28 gol in 86 partite gli valgono comunque la chiamata dalla capitale, dove firma per l’HJK, dopo aver rifiutato un provino con il Feyenoord. Corre l’anno 1991 e Jari, a 20 anni, vince il suo primo campionato da assoluto protagonista: a fine stagione i gol saranno 16 in 27 presenze, ma sarà anche addio. I problemi economici del club di Helsinki costringeranno la società a cederlo al MyPa, rivale storica, e trampolino di lancio perfetto per la carriera del calciatore: il tecnico Harri Kampman lo sprona a tirare fuori il meglio del suo talento, Litmanen risponde con 7 reti in 18 partite. Quanto basta per spiccare il volo.

L’Ajax batte la concorrenza della Dinamo Bucarest e se ne aggiudica le prestazioni. La prima stagione fu avara di soddisfazioni, vivendo all’ombra del talento di Bergkamp e a quella della panchina di Van Gaal, che proprio non lo vedeva; nella seconda stagione, con la cessione del biondo numero 10 all’Inter, Jari ne eredita il ruolo da trequartista dietro le punte, la maglia e, per osmosi, il talento.

La svolta. 26 reti, titolo di capocannoniere, Campionato e elezione come Miglior Calciatore dell’Anno. Sembra essere nato un fuoriclasse, come confermato dal biennio 1994-1996, epoca della vera consacrazione di un ragazzone dai capelli lunghi e fisico da ragioniere, mix di talento e silenzioso carisma. In particolare, nella stagione 1994/95 ai titoli nazionali si affianca la Champions League, ottenuta battendo il Milan in finale, 22 anni dopo il trionfo del Mito Johan Cruijff, e le seguenti Supercoppa Europea e Intercontinentale. Nel 1996 è ancora finale, ed è proprio Jari a rispondere a Ravanelli nell’1-1 dei tempi regolamentari tra i lancieri e la Juve. Dopo i rigori, però, la Coppa dalle grandi orecchie viene alzata al cielo da Vialli e compagni, in quello che è ancora oggi l’ultimo trionfo europeo bianconero. A coronare il tutto, Litmanen in quell’anno finisce 3° nella classifica di France Football del Pallone d’Oro, alle spalle di George Weah e Jurgen Klinsmann.

Litmanen ha 25 anni, è reduce da stagioni di successo nelle quali è stato il leader e il trascinatore dell’Ajax. Ma la sfortuna inizia a fare capolino. Prima salta il trasferimento alla Roma, già definito per 20 miliardi di lire, poi il suo fisico comincia a tormentarlo con infortuni di vario genere che nei tre anni successivi, gli ultimi con la casacca biancorossa, non gli permettono di giocare con continuità. E così, dopo aver fatto incetta di gol e trofei, nel 1999 Jari lascia Amsterdam raggiungendo a Barcellona il suo mentore Van Gaal, che sul mercato fa incetta di giocatori olandesi sperando di rivivere anche in Catalogna i fasti del suo Ajax, con i gemelli De Boer, Kluivert e Bogarde insieme al talento finlandese.

Può essere l’inizio di un nuovo ciclo e di una carriera ricca di altri successi. Sarà, invece, il lento e inesorabile inizio della fine. L’avventura spagnola si tradurrà un mezzo disastro, anche per via dei continui infortuni che colpiscono il ragazzo e ne limitano notevolmente l’utilizzo. Quando Jari torna perfettamente integro, il Barça ha cambiato tecnico, Rivaldo si è confermato insostituibile e per lui non c’è più posto. Dopo 21 presenze e 3 gol appena in due stagioni, nel 2001 Litmanen corona il sogno della sua vita: firmare per il Liverpool, la squadra della quale è da sempre tifoso.

Gerard Houllier lo stima e lo ha voluto a tutti i costi, ritenendolo addirittura “l’acquisto più eccitante della carriera”, ma l’ottimo inizio viene interrotto da una frattura al polso rimediata in Nazionale e che comprometterà la sua stagione, tanto da non consentirgli di partecipare a nessuna delle tre finali che il Liverpool disputerà (e vincerà) in quella stagione. Alla fine della quale, gratuitamente, così come era arrivato, Litmanen lascia la Premier per far ritorno, da re, all’Ajax. L’ultimo grande scampolo di carriera del trequartista, che gioca poco (20 presenze e 5 reti in due anni) ma quanto basta per trascinare i lancieri ad un eccellente quarto di finale di Champions nel 2003, con la squadra eliminata dal Milan, futuro vincitore.

La nostra storia e quella di Jari potrebbero anche terminare qui. Nel 2004, a 33 anni. Perché tutto quello che c’è dopo è solo un pellegrinaggio tra varie esperienze nelle quali le tracce del finnico sono impercettibili. Tenterà l’esperienza in Germania (Hansa Rostock), Inghilterra (Fulham) e Svezia (Malmoe) e per ben tre volte tornerà in patria, due volte al Lahti che lo lanciò e una volta, al suo canto del cigno a 40 anni suonati, all’HJK.

Jari Litmanen è stato un talento elegante, silenzioso, lontano dalla luce dei riflettori e così lascia il calcio, senza proclami, senza partite d’addio, senza far rumore.

Alla domanda su una carriera nella quale il calciatore ha raccolto meno di quanto avrebbe meritato, il protagonista odierno risponderebbe che comunque la sua è stata una buona carriera.

Se il quesito, invece, venisse posto ad un cittadino di Lahti, vi mostrerebbe la statua che è stata eretta in suo onore nella sua terra natia, e probabilmente ne decanterebbe le lodi in maniera anche eccessiva.

Se chiedete, infine, ad un qualsiasi finlandese di descrivervi con una parola Jari Olav Litmanen vi risponderà semplicemente così: Kuningas. Il Re.

D’altronde, Litmanen è generalmente considerato il miglior calciatore finlandese di tutti i tempi. E come dare torto al popolo nordico?

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